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5G, previsti 3,5 miliardi di dispositivi IoT entro il 2023

01net - 15 giugno, 2018 - 08:49

Lanci commerciali del 5G già a partire da quest’anno, Nord America che sta guidando l’adozione del 5G, 3,5 miliardi di dispositivi IoT con connessione cellulare previsti per il 2023, con il 20% del traffico dati da mobile a livello globale sulle reti 5G.

Sono le risultanze dell’ultima edizione dell’Ericsson Mobility Report si focalizza sui rollout commerciali del 5G e sulle implementazioni dell’IoT cellulare, che risultano maggiori di quanto previsto in precedenza.

Le previsioni per le connessioni cellulari IoT sono quasi raddoppiate da novembre 2017.

Si prevede infatti che raggiungeranno un valore stimato di 3,5 miliardi nel 2023, guidate da continue implementazioni su larga scala in Cina.

Le nuove tecnologie IoT cellulari massive come NB-IoT e Cat-M1 stanno alimentando questa crescita, offrendo ai service provider opportunità per migliorare l’efficienza e aumentare il valore per il cliente.

Gli operatori mobili hanno lanciato oltre 60 reti IoT cellulari in tutto il mondo utilizzando queste tecnologie sulla stessa rete LTE sottostante per supportare una vasta gamma di casi d’uso.

In Nord America questi casi riguardano la logistica e la gestione delle flotte, mentre in Cina si focalizzano su smart city e agricoltura intelligente.

5G commerciale in USA già quest’anno

In base alle aspettative, il Nord America guiderà la diffusione del 5G, con tutti i principali operatori statunitensi che prevedono il roll out del 5G tra la fine del 2018 e la metà del 2019.

Si prevede che, entro la fine del 2023, quasi il 50% di tutti gli abbonamenti mobili in Nord America sarà 5G, seguiti dal Nord-Est asiatico al 34% e dall’Europa occidentale al 21%.

A livello globale, si stima che le principali implementazioni 5G avverranno a partire dal 2020. Ericsson prevede oltre 1 miliardo di abbonamenti 5G per una maggiore banda larga mobile entro la fine del 2023, pari a circa il 12% di tutti gli abbonamenti mobili.

Secondo le previsioni, il traffico dati da dispositivi mobile aumenterà di otto volte durante il periodo di riferimento per raggiungere quasi 107 exabytes (EB) al mese – questa cifra è pari a tutti gli abbonati mobile nel mondo che vedono filmati Full HD in streaming per 10 ore. Entro il 2023 ci si aspetta che oltre 20% del traffico dati mobile a livello globale sarà su reti 5G. Questo è 1,5 volte in più rispetto all’attuale traffico totale 4G / 3G / 2G.

Si comincia dalle città

Come le precedenti tecnologie per l’accesso mobile, il 5G dovrebbe essere implementato prima nelle aree urbane densamente popolate con banda larga mobile potenziata e accesso wireless fisso come primo utilizzo commerciale. Altri casi d’uso verranno da settori industriali come l’automotive, il manufacturing, le utility e l’assistenza sanitaria.

I dispositivi di prima generazione, interamente 5G, sono attesi dalla seconda metà del 2018. I primi smartphone commerciali che supportano il 5G nella banda media sono attesi per l’inizio del prossimo anno, mentre il supporto per bande ad alto spettro è previsto tra l’inizio e la metà del 2019.

L’Ericsson Mobility Report contiene anche articoli sulle prestazioni della rete viste attraverso gli occhi dei clienti, sullo smart manufacturing, sulla machine intelligence nella gestione della rete e sull’importanza di garantire il giusto spettro per il 5G.

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Consegne a domicilio con veicoli driverless, esperimento a Miami

01net - 15 giugno, 2018 - 08:00

Ford Motor Company e Postmates, brand del settore delle consegne on demand, hanno annunciato una partnership per l’introduzione sulle strade di Miami di un progetto pilota per le consegne a domicilio di beni e di generi alimentari

I veicoli utilizzati per la sperimentazione sono dei Ford Transit Connect che sono stati personalizzati per effettuare in modo efficiente le consegne.

Il progetto ha l’intento di studiare le reazioni dei clienti nell’interagire con un veicolo a guida autonoma, all’interno della loro esperienza di consegna.

Esperimento sociale oltre che tecnologico

Si tratta di una flotta di Transit Connect, progettati per apparire come veicoli a guida autonoma, mentre, in realtà, sono guidati da una persona.

Inoltre, sono stati customizzati ad hoc, con un sistema di tre vani, posizionati sul lato passeggero e posteriormente, ideati sia per proteggere il cibo sia per effettuare in modo efficiente le consegne, servendo più clienti su un unico percorso.

Dato che Postmates si occupa della consegna di generi merceologici che vanno dal sushi alla ferramenta, i tre vani sono di dimensioni diverse per consentire di studiare anche la configurazione ottimale del veicolo stesso, oltre che a valutare in che modo le aziende e i consumatori interagiscano con un veicolo a guida autonoma.

Si tratta del primo veicolo modificato appositamente per testare una varietà di interfacce: il touch screen, i diversi vani e un sistema audio esterno. Il risultato sarà utile per sviluppare il design del veicolo, completamente a guida autonoma, che Ford costruirà entro il 2021.

Il progetto pilota, attualmente in corso a Miami, vede la partecipazione di oltre 70 aziende merceologiche, tra cui locali come Coyo Taco. I residenti della zona, ordinando i tacos o altro cibo tramite Postmates, hanno la possibilità di scegliere tra le modalità di consegna quella effettuata da un veicolo a guida autonoma. Ovviamente sarà un addetto a predisporre sul Transit Connect il pasto, una volta pronto per essere consegnato.

L’addetto del ristorante digiterà, poi, il proprio codice di accesso sullo schermo e, contestualmente, uno dei vani si aprirà in modo da poter inserire il cibo all’interno.

Ogni vano ha due porta bicchieri in modo da non doversi preoccupare di perdere durante il transito il contenuto delle bevande ordinate. Quando il veicolo arriverà a destinazione, il cliente riceverà una notifica di testo per ritirare la consegna, direttamente sotto casa.

I clienti saranno anche agevolati dalle istruzioni audio che indirizzano l’interazione e le luci che andranno a illuminare il vano designato.

L’obiettivo della ricerca, infatti, è soffermarsi sul primo e l’ultimo miglio dell’esperienza di consegna e valutarne le caratteristiche aiutando le realtà locali a espandere il loro spettro di azione e offrire migliori soluzioni ai clienti coinvolti.

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Computer quantistici, Intel inizia i test dei chip spin qubit

01net - 15 giugno, 2018 - 07:06

I ricercatori di Intel stanno compiendo nuovi passi avanti verso la realizzazione di computer quantistici testando il nuovo chip spin qubit.

Il nuovo chip è stato creato nella Intel D1D Fab dell’Oregon utilizzando le stesse tecniche di produzione del silicio che l’azienda ha perfezionato per produrre di miliardi di chip che ha destinato ai computer tradizionali.

Più piccolo di una gomma da matita, è il più piccolo chip di calcolo quantistico che Intel abbia realizzato.

Il nuovo chip spin qubit gira alle temperature estremamente basse richieste per il calcolo quantistico: circa 460 gradi sotto zero Fahrenheit – 250 volte più freddo dello spazio.

Il chip quantistico non contiene transistor, ossia gli interruttori on / off che costituiscono la base dei moderni dispositivi informatici, ma i qubit (abbreviazione di “bit quantici”) che possono contenere un singolo elettrone.

Il comportamento di quell’elettrone singolo, che può essere in più stati di spin simultaneamente, offre una potenza di calcolo enormemente maggiore rispetto ai transistor odierni, ed è la base dell’informatica quantistica.

Le linee a zigzag sono dei fili stampati che collegano i qubit del chip al mondo esterno.

Una caratteristica del nuovo chip di Intel è particolarmente promettente. I suoi qubit sono molto piccoli: circa 50 nanometri e visibili solo al microscopio elettronico.

Circa 1.500 qubit potrebbero adattarsi al diametro di un singolo capello umano.

Ciò significa che il design per il nuovo chip di Intel potrebbe essere notevolmente ridimensionato.

I futuri computer quantistici contengono migliaia o addirittura milioni di qubit e saranno molto più potenti dei supercomputer più veloci di oggi.

La foto mostra il nuovo chip di calcolo quantistico di Intel su una gomma da matita. I ricercatori hanno iniziato a testare il chip alle temperature estremamente basse necessarie per il calcolo quantistico: circa 460 gradi sotto zero Fahrenheit.

Intel prevede che i computer quantici basati su qubit, che operano in base ai comportamenti dei singoli elettroni, potrebbero un giorno essere più potenti dei supercomputer attuali.

(Foto: Walden Kirsch)

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HFarm e Pfizer fanno la digital transformation nella farmaceutica

01net - 14 giugno, 2018 - 10:29

HFarm e Pfizer hanno unito le forze per un progetto che unisce cultura digitale, formazione e ricerca nell’ambito della salute.

Il centro per l’innovazione fondato da Riccardo Donadon a Roncade in provincia di Treviso, darà vita a un Healthcare Hub per la ricerca e la condivisione di idee innovative.

Due gli obiettivi dell’iniziativa, identificare e selezionare startup per lo sviluppo di progetti a servizio del sistema salute e promuovere la cultura dell’innovazione tra i dipendenti di Pfizer.

In un panorama in cui l’industria farmaceutica italiana risulta tra le più competitive in Europa – recita un comunicato di HFarmPfizer Italia ha deciso di allearsi con noi, convinta che la digital transformation sia essenziale nel rispondere all’emergere di nuove esigenze nell’ambito della salute: il progressivo innalzamento dell’età media, con la conseguente necessità di ripensare al trattamento delle patologie croniche; l’urgenza di trovare soluzioni efficaci contro le malattie più diffuse; l’evoluzione della domanda di salute da parte della popolazione; lo sviluppo della medicina personalizzata”.

Le startup esaminate

Il progetto vede il coinvolgimento sinergico di due divisioni di HFarm. Si tratta dell’Industry – Human innovation culture e Open innovation. In più, oltre all’avvio di un processo di formazione interna è stato dato il via a uno scouting di startup a livello internazionale, che si avvale della esperienza della struttura veneta e del network sviluppato in oltre 13 anni di attività in progetti mirati all’innovazione.

Oltre cento startup sono state valutate sulla base di un brief creato per indagare diverse aree di interesse: aderenza alla terapia, educazione ed empowerment del paziente, diagnosi precoce e miglioramento screening e ottimizzazione dei flussi all’interno delle strutture sanitarie per offrire un servizio migliore ai pazienti.

Per far fronte al mutamento dei bisogni e governare le scelte del settore farmaceutico“, spiega Massimo Visentin, presidente e amministratore delegato di Pfizer in Italia. “L’innovazione tecnologica e scientifica passa necessariamente attraverso la contaminazione positiva fra competenze diverse e trasversali. Grazie alla massima integrazione dei differenti attori che mettono a fattor comune le proprie competenze specifiche, si può incidere significativamente sui grandi temi legati alla salute della nostra epoca. Per noi di Pfizer“, conclude Visentin, “significa capire, innanzitutto, come utilizzare i vantaggi offerti dalle nuove frontiere della tecnologia per dare risposte concrete a chi è da sempre al centro del nostro impegno: il paziente“.

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Stampa 3D, crescono i sistemi industriali e professionali

01net - 14 giugno, 2018 - 10:06

Wohlers Associates ha pubblicato l’ultimo rapporto annuale sullo stato del settore della stampa 3D. Secondo i dati della società c’è stato un aumento significativo nella produzione di sistemi di additive manufacturing, con una crescita del 21% rispetto all’anno precedente, per un totale di 7,3 miliardi di dollari, frutto anche di una particolare attenzione alla stampa 3D su metallo.

Nel 2016 erano stati venduti circa 983 sistemi di produzione additiva metallici. Nel 2017, questo numero è salito dell’80% a 1.768. Questo, fa notare l’analista, è di gran lunga il più grande aumento dal 2000.

Wohlers Associates parla infatti di un “impressionante” aumento delle installazioni di sistemi di produzione additiva metallici.

Una crescita che accompagna il miglioramento del monitoraggio dei processi e delle misure di garanzia della qualità nella stampa 3D su metallo, ma contestualmente avverte che “c’è ancora molto da fare”.

La crescita non riguarda solamente le macchine. Il rapporto afferma che lo scorso anno 135 aziende in tutto il mondo producevano e vendevano sistemi di additive manufacturing di livello industriale, rispetto alle 97 nel 2016.

Nuovi produttori di sistemi stanno entrando nel mercato a un ritmo vertiginoso mentre rilasciano macchine con piattaforme di materiale aperte, velocità di stampa più elevate e prezzi più bassi.

Il nuovo rapporto Wohlers stima anche che il numero di stamptanti desktop vendute sia quasi doppio rispetto a quelle venduti nel 2015.

In poco più di due anni, si ritiene che siano state vendute 528.952 stampanti (o sistemi) desktop 3D.

Wohlers stima che i ricavi del segmento desktop siano stati di gran lunga superiori a 500 milioni di dollari nel 2017.

La stima totale del settore di 7,336 miliardi dollari, esclude perchè non censibili gli investimenti fatti internamente di grandi aziende (come Airbus, Adidas, Ford, Toyota) e di centinaia di altre aziende, che stanno investendo in ricerca e sviluppo in fatto di additive manufacturing.

 

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Visa punta sulle fintech per i nuovi pagamenti digitali

01net - 14 giugno, 2018 - 09:03

Visa ha varato due nuovi programmi per il supporto delle fintech che sviluppano le nuove soluzioni di pagamenti digitali.

A partire da luglio le startup del settore fintech con sede in Europa potranno entrare a far parte della rete globale di Visa in quattro settimane.

Il nuovo programma dedicato alle fintech garantisce accesso rapido e tariffe ridotte per aiutare le startup a ottenere accesso alle funzionalità che fanno parte della rete globale di Visa.

Inoltre, Visa ha lanciato un programma di investimento europeo da 100 milioni di dollari per sostenere l’ecosistema fintech in Europa e incrementare la sua attività di investimento nelle startup.

Accesso rapido a Visa

Alla conferenza Money 20/20 ad Amsterdam, la Ceo europea di Visa, Charlotte Hogg, ha dichiarato che questo è “un momento entusiasmante per i pagamenti in Europa. L’introduzione di una nuova regolamentazione, unita ai cambiamenti radicali del comportamento dei consumatori e ai rapidi sviluppi tecnologici, ha trasformato l’Europa in una regione dove ogni giorno nascono nuove idee commerciali. Questo crea l’incredibile opportunità per le società di pagamento nuove ed esistenti di offrire pagamenti più semplici, sicuri e comodi come gli utenti desiderano“.

Elemento chiave dell’attività di coinvolgimento delle fintech è un’iniziativa di accesso rapido che consente alle startup di entrare a far parte della rete Visa in sole quattro settimane.

Visa collaborerà con i fornitori per sponsorizzare le startup che desiderano partecipare al programma e offrire a consumatori e commercianti nupve esperienze di acquisto digitale.

Al momento del lancio l’issuer collaborerà con Contis, fornitore di una piattaforma alternativa di servizi bancari, di elaborazione e di pagamenti.

Il programma sarà lanciato a luglio, inizialmente incentrato su startup con sede nel Regno Unito che possono registrare il loro interesse su www.visaeurope.com/fintech.

Altri mercati europei saranno presto aggiunti in previsione dell’espansione del programma a livello globale.

100 milioni per l’open banking

Visa ha inoltre lanciato un programma di investimento da 100 milioni di dollari. L’obiettivo del fondo è sostenere le startup che stanno innovando nel settore dell’open banking sfruttando le tecnologie emergenti in grado di sviluppare nuove esperienze di acquisto per i clienti.

La società ha già realizzato una serie di investimenti in fintech a livello globale, tra cui Klarna, solarisBank e Payworks in Europa.

L’investimento europeo in FinTech ha totalizzato circa 4,7 miliardi di dollari nel 2017, secondo KPMG.

Inoltre, diverse piattaforme di pagamento e FinTech stanno collaborando con Visa per creare nuove esperienze per i consumatori e i commercianti, tra cui Contis, EVRY, Jaja, Revolut e Wirecard.

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Cybersecurity e produzione di birra, il legame è chiaro

01net - 14 giugno, 2018 - 08:51

Kaspersky Lab e Plzeňský Prazdroj hanno annunciato il completamento di una partnership di cybersecurity per migliorare l’intero sistema di sicurezza dell’azienda produttrice di birra.

La ceca Plzeňský Prazdroj conosciuta per la produzione della birra Pilsner Urquell e per aver dato origine ad una tipologia di birra che ora corrisponde a più dei due terzi della birra prodotta oggi nel mondo, si è rivolta a Kaspersky Lab per rendere più solido il sistema di cybersicurezza a livello industriale e migliorare la resistenza agli attacchi informatici delle linee di produzione e delle tecnologie operative.

Negli ultimi anni i cyber attacchi contro le reti industriali hanno subito un forte incremento. Secondo l’Industrial Control Systems Cyber Emergency Response Team di Kaspersky Lab (Kaspersky Lab ICS CERT) nella seconda metà del 2017 ben il 37,8% dei computer (ICS) in tutto il mondo hanno subito delle cyberminacce.

Un singolo cyber attacco industriale può potenzialmente arrecare gravi danni e, in particolare, danneggiare i processi industriali e perfino minacciare la continuità operativa; se un incidente non viene identificato entro una settimana, il danno economico per l’impresa può essere in media di 1,2 milioni di dollari.

È proprio per questa ragione che Plzeňský Prazdroj ha preso seriamente il problema della cybersecurity.

L’azienda ha lavorato con Kaspersky Lab per identificare possibili vettori di attacco e mettere in sicurezza eventuali falle nella sua complessa infrastruttura IT.

Kaspersky Lab ha avviato un assessment completo a livello di cybersecurity (CSA), una valutazione da remoto, minimamente invasiva e on premise che ha avuto inizio con un audit dell’Infrastruttura e con lo sviluppo di un modello di simulazione di minaccia su 2 birrifici e 8 linee di imbottigliamento dello stabilimento.

Il CSA ha anche esaminato la rete aziendale connessa alla zona industriale, i software SCADA e ha identificato tutte le connessioni esterne prive di controllo da e verso il settore della produzione.

Al termine, gli esperti di Kaspersky Lab sono stati in grado di mettere a disposizione un elenco delle vulnerabilità scoperte, delle vulnerabilità zero-day, i dettagli su possibili vettori di attacco e alcuni consigli da mettere in atto. In questo modo il team per la sicurezza IT di Plzeňský Prazdroj ha scongiurato le disastrose conseguenze di un potenziale attacco che avrebbe potuto influire negativamente sulla sicurezza e l’affidabilità dei birrifici, oltre che sui risultati economici dell’azienda.

Come ha ammesso Miroslav Zajíc, analista IT di Plzeňský Prazdroj, «L’analisi ha evidenziato debolezze nei processi dal punto di vista della cybersecurity. Sono state indicate diverse aree di miglioramento, sono state fornite raccomandazioni e tutti i risultati sono stati riportati in una relazione finale».

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Perchè il workplace digitale crea benessere

01net - 14 giugno, 2018 - 08:26

Da una recente ricerca di Aruba, società Hewlett Packard Enterprise, emerge che i professionisti che hanno l’opportunità di trovarsi in ambienti di lavoro digitali non sono solo più produttivi, ma anche più motivati, ottengono maggiori soddisfazioni professionali ed esprimono un migliore senso di benessere generale.

Lo studio, dal titolo The Right Technologies Unlock the Potential of the Digital Workplace, mette in luce i vantaggi che derivano dai workplace orientati al digitale, sia per l’individuo sia quelli per il business, ed evidenzia che le aziende meno avanzate tecnologicamente rischiano di restare indietro rispetto ai competitor e non attrarre i talenti migliori.

Lo studio, che ha coinvolto 7.000 dipendenti in tutto il mondo, ha rivelato un chiaro distacco nelle performance e nel sentiment tra i dipendenti che lavorano in digital workplace avanzati e quelli che invece utilizzano la tecnologia digitale in misura minore.

Chi è il rivoluzionario digitale

I Rivoluzionari Digitali, ossia i dipendenti che lavorano all’interno di digital workplace completi nei quali le nuove tecnologie per il workplace sono utilizzate in modo diffuso, hanno il 51% di probabilità in più di sentirsi pienamente soddisfatti sul lavoro e il 43% in più di giudicare positivamente il proprio equilibrio tra vita privata e vita lavorativa rispetto agli Arretrati Digitali, coloro che hanno accesso minore alle tecnologie per il workplace. I dipendenti “Rivoluzionari” hanno anche il 60% di probabilità in più di dichiararsi motivati sul lavoro e il 91% in più di giudicare positivamente la vision della propria azienda.

Il 65% dei Rivoluzionari ha dichiarato di aver sperimentato sviluppo e crescita professionale attraverso l’utilizzo della tecnologia digitale, contro solo il 31% degli Arretrati. In presenza di un digital workplace, il 72% ha riportato una capacità superiore di adottare nuove competenze professionali rispetto al 58% degli “Arretrati”.

Il 73% dei Rivoluzionari Digitali ha dichiarato un impatto positivo sulla propria produttività e il 70% una migliore collaborazione grazie alle tecnologie digitali contro il 55% degli Arretrati Digitali.

Per quanto l’automazione possa essere percepita come una minaccia per la sicurezza dell’impiego, la nostra ricerca ha rilevato un diffuso entusiasmo nei suoi confronti. Il 71% degli interpellati ha dichiarato che apprezzerebbe l’arrivo in futuro di un workplace completamente automatizzato che permettesse alle aziende di creare ambienti di lavoro più smart ed efficaci.

La ricerca di Aruba ha rivelato che i dipendenti sono entusiasti delle nuove tecnologie e desiderano che i rispettivi datori di lavoro ne mettano a disposizione sempre di più. Quasi tutti gli intervistati (93%) sono convinti che il proprio workplace migliorerebbe grazie a un utilizzo maggiore della tecnologia, mentre il 64% ritiene che la propria azienda verrebbe sorpassata dai concorrenti se non implementasse nuove tecnologie. La stessa percentuale (64%) prevede che l’ufficio tradizionale sia destinato a diventare obsoleto per i progressi tecnologici.

Conta anche lo smart building

A livello globale il 69% degli intervistati ha dichiarato che la propria azienda ha investito in strumenti per il digital workplace nel corso dell’anno passato e che cresce l’interesse verso una nuova generazione di tecnologie, come gli strumenti per gli smart building che automatizzano l’illuminazione e i controlli della temperatura (24%), la tecnologia AV senza filo e ad attivazione vocale (23%), le app mobili aziendali realizzate su misura (23%).

La maggior parte del campione è convinta che la tecnologia digitale possa portare a un ambiente di lavoro maggiormente efficiente (56%), collaborativo (52%) e gradevole (47%).

Cybersecurity, tema concreto

Anche se i vantaggi offerti dai digital workplace sono di vasta portata, lo studio ha evidenziato come la cybersecurity sia una vera e propria sfida per i datori di lavoro.

Nonostante i dipendenti abbiano riportato superiori livelli di consapevolezza in merito alla cybersicurezza (il 52% di essi pensa alla sicurezza spesso se non quotidianamente), hanno ammesso di correre maggiori rischi con i dati e i dispositivi aziendali: il 70% ammette di tenere comportamenti rischiosi come condividere password e dispositivi.

Un quarto (25%) dei dipendenti si è collegato nel corso degli ultimi dodici mesi a reti Wi-Fi aperte potenzialmente insicure, il 20% afferma di utilizzare le stesse password su più applicazioni e account, il 17% ammette di scrivere le password per poterle ricordare.

Questi dati indicano come le aziende debbano evolvere per valorizzare i vantaggi delle nuove tecnologie per il digital workplace e, al contempo, ridurre al minimo i rischi per la sicurezza.

Sulla scorta degli esiti della ricerca, Aruba raccomanda alle aziende di attuare alcune misure.

Adottare una strategia di digital workplace: i dipartimenti IT devono collaborare con responsabili business, utenti finali e altri stakeholder per definire una roadmap che tracci l’evoluzione del digital workplace in azienda. Questo comprende andare oltre le tecnologie consolidate per adottare nuovi tool come sensori smart e app mobili su misura che daranno vita a esperienze sempre più personalizzate all’interno del luogo di lavoro.

Creare spazi di lavoro digitali collaborativi: le aziende devono riflettere su come il digital workplace si estende fuori degli uffici per supportare dipendenti che lavorano in remoto, partner e clienti. I responsabili IT devono pianificare e investire in un ambiente di lavoro privo di confini.

Integrare la sicurezza fin dalle basi: le imprese devono architettare il digital workplace mantenendo la sicurezza quale parte integrante del design e tenendo in considerazione il ruolo dell’errore umano e dei malintenzionati. Per ottenere una sicurezza ottimale capace di adattarsi a cambiamenti e incognite, l’IT deve prestare attenzione alle tecnologie emergenti nei settori del networking, del cloud computing, della AI e del machine learning.

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Il retail ormai non può prescindere dalla georeferenziazione

01net - 14 giugno, 2018 - 08:09

La georeferenziazione, o geofencing, è una tecnologia per la definizione di varchi virtuali per un dispositivo elettronico. Quando il dispositivo su cui è in esecuzione il software di geofencing (di solito uno smartphone) supera un varco virtuale, entrando o uscendo dall’area, viene emesso un avviso.

La georeferenziazione si basa generalmente sul sistema di posizionamento globale (Gps) o sull’identificazione a radiofrequenza (Rfid). Molte applicazioni di geofencing incorporano anche Google Earth per definire una barriera geografica a parte la vista satellitare. Alcune applicazioni definiscono anche barriere virtuali basate su longitudini o latitudini o su mappe basate sul web.

I casi d’uso della georeferenziazione

Le barriere virtuali possono essere attive o passive. Quelle attive richiedono che un’applicazione sia aperta e che l’utente si colleghi a un servizio. Le barriere passive invece funzionano sempre in background e si basano su dati Wifi o cellulari oppure su Gps o Rfid.

Il geofencing è utilizzato in molte aree. Per la gestione del parco veicoli, è possibile ricevere un avviso se un autocarro devia dal suo percorso e nella gestione delle risorse umane, questa tecnologia può essere utilizzata per garantire che un dipendente non tenti di entrare in un’area non autorizzata.

Secondo gli analisti il mercato della georeferenziazione dovrebbe superare 1,7 miliardi di dollari entro il 2024. Si tratta di un mercato in rapido aumento grazie alla penetrazione globale dei dispositivi mobili e alla crescita favorevole dell’implementazione di servizi basati sulla localizzazione.

Le aziende che prestano dispositivi mobili come smartphone o tablet possono anche utilizzare la geofencing per ricevere un avviso se un dispositivo lascia l’area predefinita e la blocca. Funzioni simili possono quindi essere offerte dal software di gestione dei dispositivi mobili.

Anche i braccialetti elettronici utilizzati da persone agli arresti domiciliari si basano su questa tecnica per controllare che chi li indossa non tenti di uscire dal perimetro autorizzato. I dispositivi Smart Home, come i termostati intelligenti, possono invece modificare la temperatura quando il proprietario entra in casa.

Nel campo del marketing, il geofencing è sempre più utilizzato a tal punto da far emergere un termine specifico: geomarketing. Ad esempio, è possibile definire una barriera virtuale intorno a un negozio. Così, quando un potenziale cliente supera la barriera, è possibile inviargli un’offerta promozionale o un annuncio mobile sul suo smartphone per incoraggiarlo ad acquistare.

Analogamente, è possibile definire una barriera virtuale intorno a un negozio concorrente per offrire ai propri clienti offerte promozionali competitive. Inoltre, anche se la georeferenziazione non spinge sistematicamente la chiatta all’acquisto, è possibile utilizzare questa tecnologia per monitorare il comportamento dei clienti all’interno di un negozio fisico, al fine di utilizzare queste informazioni per sviluppare campagne di marketing più efficaci.

Poiché le aziende stanno realizzando sempre più i vantaggi del monitoraggio e della gestione delle risorse mobili basati sulla posizione per aumentare la forza lavoro e la produttività dei processi, si prevede che il mercato mostrerà una forte crescita nel corso degli anni.

La crescente adozione di campagne di marketing georeferenziate sta guidando la crescita del mercato nel settore automobilistico e del retail. Con la creazione di geofence in prossimità di stabilimenti commerciali concorrenti, le imprese si rivolgono a potenziali clienti nel perimetro offrendo offerte redditizie sui loro prodotti.

Il mercato è spinto anche dall’aumento dell’adozione di soluzioni di questo tipo nei trasporti e nella logistica. Poiché il geofencing offre una soluzione efficiente per la gestione di grandi flotte in diverse aree geografiche, diventa gestibile per monitorare la posizione e la movimentazione dei singoli veicoli.

Un’applicazione emergente di geofencing è utilizzata anche come strumento di reclutamento. Alcune aziende stanno sfruttando la tecnologia per rivolgersi a potenziali dipendenti. Con un database di potenziali talenti, le aziende creano geofence nelle aree in cui queste ricercate persone vivono o lavorano. Quando una persona con credenziali rilevanti entra in questa rea sul suo telefono cellulare viene inserito un annuncio che invita a candidarsi per la posizione disponibile.

 

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Blockchain, una voce fuori dal coro: potrebbe essere una bolla

01net - 13 giugno, 2018 - 10:18

Blockchain oggi è al top della popolarità. Nuovi progetti prendono il via sull’onda dell’entusiasmo per la nuova tecnologia. Ma sono in molti a lasciar perdere.

Questo sostiene una ricerca di GlobalData secondo la quale molti dei primi progetti saranno accantonati a favore di approcci più tradizionali o si evolveranno in un modo che riduce la loro dipendenza da blockchain.

Il rapporto “Blockchain – Thematic Research” rivela infatti che “mentre il mercato è pieno di assurde affermazioni sui vantaggi della tecnologia blockchain, vi sono alcuni settori chiave in cui la capacità di eseguire transazioni distribuite senza fare affidamento su un’unica autorità centrale apporterà un valore significativo. Anche se la tecnologia blockchain avrà perso gran parte della sua brillantezza entro il 2025, sarà entrata nel cuore di molti processi aziendali chiave, soprattutto quelli che coinvolgono più partecipanti, diversi tra loro”.

Secondo Gary Barnett, capo analista, ricerca tematica di tecnologia a GlobalData, stiamo entrando in una nuova fase nell’evoluzione della tecnologia; nel corso dei prossimi 24 mesi le affermazioni più stravaganti fatte dai sostenitori di blockchain saranno smentite e fornitori e gli utenti di tecnologia cominceranno a prendere visione dei casi d’uso in cui la tecnologia della catena del blocco e del libro mastro distribuito può aggiungere valore reale.

Fine della bolla blockchain

“Tranquilli che la bolla finisce”, sembra dire Global Data che stima per ogni dollaro speso per blockchain tra i 5 ei 20 dollari spesi per la trasformazione e la modernizzazione.

La maggior parte dei progetti di trasformazione troverà che il difficile e spesso costoso lavoro di modernizzazione dei processi, integrazione e, in molti casi, il componente di blockchain o di contabilità distribuita costituirà una parte minore della soluzione globale.

Gran parte dell’hype che circonda la catena del blocco si è proposto di conferire proprietà magiche alla tecnologia. Ma nonostate questo, afferma la società di ricerca, la catena a blocchi non ha la capacità soprannaturale di trasformare i processi.

E ancora. Le affermazioni secondo cui la tecnologia blockchain ridurrà i costi dei servizi finanziari o della logistica del 30% sono fantasiose al punto da essere disoneste, poiché la maggior parte di questi risparmi proverrà dalla digitalizzazione e modernizzazione dei processi piuttosto che dalla blockchain.

Le iniziative di maggior successo saranno sviluppate da consorzi che riuniranno fornitori di tecnologia e operatori del settore disposti ad investire nella trasformazione e integrazione dei processi necessari per trasformare complessi processi.

I progetti interni sono quelli che Global Data considera più a rischio. Non esiste infatti un caso di utilizzo per le catene a blocchi all’interno di una singola organizzazione, il valore della tecnologia risiede infatti nella loro capacità di fornire una piattaforma di transazioni per più parti disparate.

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Conio, la app per convertire oro in Bitcoin e viceversa

01net - 13 giugno, 2018 - 10:07

Grazie all’alleanza tra Confinvest e la startup Conio è possibile comprare e convertire oro in Bitcoin e viceversa con un’app per smartphone.

Recandosi alla sede di Confinvest i possessori di monete d’oro e lingotti possono convertirli direttamente in Bitcoin scaricando l’app Conio e attivando un account, senza un preventivo passaggio in altre valute.

Allo stesso modo, dall’applicazione Conio è possibile vendere Bitcoin a Confinvest, ricevendo in cambio oro.

L’operazione richiede la consegna fisica del metallo a Confinvest che, ricevendolo, in base alla quotazione del momento, grazie alla piattaforma messa a punto dalla società fintech, può inviare istantaneamente il valore corrispondente in Bitcoin sull’account Conio del cliente.

Viceversa inviando direttamente dal proprio portfolio Conio all’account di Confinvest la quantità di Bitcoin che si intende convertire, si riceverà il corrispondente fisico in oro. L’operazione è  immediata in entrambi i casi.

Per Confinvest, realtà italiana per gli investimenti aurei dal 1983, l’accordo risponde alla visione del CEO Giacomo Andreoli per il quale “gli investitori in criptovalute sono assimilabili agli investitori in oro. Entrambi vogliono diversificare il patrimonio utilizzando asset in grado di preservarne il valore. Sia i Bitcoin che l’oro hanno un’offerta limitata, matematica per il primo e naturale per il secondo, alla quale ognuno può affidare parte dei propri risparmi senza riporre fiducia in nessuno“.

Per Conio la partnership rientra nell’ambito della più ampia strategia della società, che ha l’obiettivo di consentire a piccoli e grandi risparmiatori di accedere al mercato dei Bitcoin con semplicità e sicurezza, rispondendo alla crescente domanda del pubblico di forme di investimento e pagamento alternative a quelle tradizionali.

Per Christian Miccoli, co-founder e Ceo di Coniol’oro fisico e il Bitcoin, che è oro digitale, sono ora in comunicazione ed è più facile per i risparmiatori accedere a questi asset apprezzati perché proteggono il capitale da rischi sistemici che potrebbero coinvolgere l’Euro o il debito pubblico“.

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La robotizzazione dei processi guadagna sempre più spazio

01net - 13 giugno, 2018 - 09:09

I processi operativi saranno sempre più automatizzati: la dimensione del mercato della Robot Process Automation dovrebbe raggiungere gli 8,6 miliardi di dollari entro il 2023, con una crescita del 36,2% nel periodo 2018-2023.

Si prevede una crescita significativa della domanda del mercato, dovuta al rapido aumento dell’adozione di soluzioni avanzate di automazione aziendale e all’aumento della domanda di forza lavoro virtuale per eliminare le attività umane ripetitive nel business, in tutto il mondo. Inoltre, lo sviluppo di software di automazione a basso costo e facilmente disponibili sta alimentando ulteriormente la crescita del mercato, a livello globale.

Questo racconta un report di P&S market research che spiega come il crescente progresso nell’intelligenza artificiale e nel calcolo cognitivo, che includono tecniche di machine learning e una maggiore potenza di calcolo, e l’adozione di entrambe le tecnologie nell’automazione dei processi robotizzati consente all’industria di crescere in modo efficiente.

In precedenza l’intelligenza artificiale e la robot process automation erano considerate due tecnologie diverse, ma ora si completano a vicenda per elaborare enormi volumi di dati e fornire un migliore processo decisionale alle organizzazioni.

L’informatica cognitiva, che include apprendimento adattivo, riconoscimento vocale e algoritmo di identificazione del modello, viene ereditata dall’automazione dei processi robotici per trasformare il business e portare l’organizzazione ad un livello di crescita superiore.

Rimane però qualche criticità. I frequenti cambiamenti nella tecnologia di automazione ostacolano la crescita e ci sono problemi di resistenza dei dipendenti e di onboarding. L’implementazione di qualsiasi nuova tecnologia sembra essere stressante per un dipendente in quanto porta una maggiore responsabilità.

Banche e risorse umane

Un’altra indagine stima un aumento sostanziale dell’uso del software Rpa (Robotic process automation) in numerose funzioni di conformità, dal 41% nella raccolta dei documenti al 32% nei sistemi off-boarding per le banche. Secondo il sondaggio gli intervistati hanno identificato nell’Rpa una delle nuove tecnologie più promettenti per automatizzare i processi di conformità, risparmiare tempo al personale, ridurre gli errori e migliorare l’esperienza del cliente. Più lenta appare invece l’adozione nel settore delle risorse umane  dove il cammino sembra più lento.

Lassunzione di nuovi membri del personale e la loro messa al lavoro dopo l’assunzione richiede generalmente circa un mese. I diversi processi – l’acquisizione di referenze, la verifica delle identità, la valutazione della salute e della sicurezza, la comprensione delle pratiche, delle politiche e della cultura aziendali da parte dei collaboratori – richiedono un complesso insieme di azioni e di strumenti non facilmente automatizzabili. Tuttavia, c’è molto da guadagnare. Oltre a guidare l’efficienza riducendo il tempo speso per i processi e la conformità, automatizzando attività come questa sarà possibile liberare lavoratori qualificati per applicarli a lavori più creativi.

Infatti, i potenziali aspetti positivi rendono inevitabile l’automazione delle funzioni di supporto, poiché le forze di mercato spingono le aziende a perseguire una sempre maggiore efficienza. L’indagine lo conferma, con il 72% dei datori di lavoro che prevede che alcune assunzioni e ruoli HR saranno completamente automatizzati entro il 2028.

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IT manager e trasformazione digitale giudicati dai lavoratori

01net - 13 giugno, 2018 - 08:27

C’è forse una cesura fra lavoratori e IT manager: in molti, infatti, sono convinti che i loro responsabili abbiano perso il filo dell’evoluzione digitale che siano un po’ distanti dal corso degli eventi.

Lo afferma un’indagine di Gartner secondo il quale meno del 50% dei lavoratori (IT e non IT) ritiene che i propri IT manager siano consapevoli dei problemi relativi alla tecnologia digitale. I responsabili IT europei riscuotono però maggiore fiducia (58%) rispetto a quelli americani (41%).

L’indagine ha rivelato che è meno probabile che i millennial si rivolgano ai team di supporto informatico con mezzi convenzionali. Circa il 53% dei giovani intervistati al di fuori del reparto It ha dichiarato che uno dei primi tre modi per risolvere un problema con la tecnologia digitale sarebbe quello di cercare una risposta su Internet.

Nel complesso, i lavoratori non It hanno avuto più probabilità dei lavoratori IT di esprimere insoddisfazione per le tecnologie fornite per il loro lavoro. I lavoratori It esprimono maggiore soddisfazione per i loro dispositivi rispetto a chi lavora al di fuori dei reparti IT. Solo il 41% dei lavoratori non It si è detto molto o completamente soddisfatto dei propri dispositivi, rispetto al 59% dei lavoratori IT intervistati.

Molti reparti IT avranno più successo se saranno in grado di fornire ciò che i dipendenti dicono di avere bisogno e di fornire ispirazione per aumentare l’abilità digitale della forza lavoro.

I lavoratori IT si sentono più fiduciosi rispetto ai colleghi nell’uso della tecnologia digitale. L’analisi di Gartner dice infatti che il 32% dei lavoratori IT si caratterizza come esperto nelle tecnologie digitali che utilizza sul posto di lavoro. Solo il 7% dei lavoratori non IT si sente nella stessa condizione.

Il 67% dei lavoratori non IT ritiene che la propria organizzazione non sfrutti le proprie competenze digitali. “Le organizzazioni che cercano di maturare ed espandere il proprio ambiente di lavoro digitale scopriranno che l’espansione della capacità digitale accelererà questo processo in tutta l’organizzazione”.

Circa tre lavoratori digitali su quattro sono d’accordo (48%) o sono fortemente d’accordo (24%) sul fatto che la tecnologia digitale fornita dalla loro organizzazione consente loro di svolgere il proprio lavoro e le tecnologie più utilizzate sono la messaggistica in tempo reale (58%), gli strumenti di condivisione (55%) e i social media sul luogo di lavoro (52%).

Tuttavia, esistono distinzioni significative sul posto di lavoro. I lavoratori digitali millennial infatti sono più inclini a utilizzare applicazioni e dispositivi sul posto di lavoro che non sono forniti dalla loro organizzazione, siano essi tollerati o meno. Inoltre hanno anche opinioni più forti sugli strumenti di collaborazione che scelgono per se stessi.

È più probabile che indichino che dovrebbero avere la possibilità di utilizzare i social media che preferiscono per motivi di lavoro.

Rispetto al totale della forza lavoro, una percentuale maggiore di millennial considera le applicazioni che utilizza nella sua vita personale più utili di quelle che gli vengono fornite sul posto di lavoro. L’indagine ha rilevato che che il 26% dei lavoratori di età compresa tra i 18 e i 24 anni utilizza applicazioni non approvate per collaborare con altri lavoratori, rispetto a solo il 10% di quelli di età compresa tra i 55 e i 74 anni.

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Realtà aumentata e virtuale, il mercato non conosce limiti

01net - 13 giugno, 2018 - 08:15

Una crescita esplosiva: è questo che promette il 2018 per realtà aumentata (Ar) e realtà virtuale (Vr). Lo afferma uno studio di Idc secondo il quale la spesa mondiale per prodotti e servizi Ar e Vr raggiungerà i 27 miliardi di dollari nel 2018, con un incremento del 92% rispetto all’anno precedente. La spesa per queste tecnologie e servizi raggiungerà un tasso di crescita annuo composto (Cagr) del 72% nel periodo 2017-2022.

L’industria dei beni di consumo mantiene la sua posizione di principale fonte di spesa per i prodotti e i servizi di realtà aumentata e virtuale nel corso del periodo di previsione, raggiungendo i 53 miliardi di dollari nel 2022. Seguono le spese nei settori della vendita al dettaglio, del discrete manufacturing e dei trasporti, per un totale di 56 miliardi di dollari entro il 2022.

Il settore della distribuzione e dei servizi dovrebbe registrare un tasso di crescita annuo medio del 34% nel periodo di riferimento, con una spesa prevista di quasi 72 miliardi di dollari entro il 2022. La produzione e le risorse seguono con un tasso di crescita annuo stimato del 19%, mentre il settore pubblico dovrebbe raggiungere i 33,5 miliardi di dollari entro il 2022.

Il settore dei videogame continua a essere dominante per l’utilizzo delle due tecnologie. nel 2018, con una spesa che si prevede raggiungerà i 7 miliardi di dollari. Nel corso del periodo di previsione, l’esposizione nel retail rappresenta però il caso di utilizzo con il tasso di crescita più elevato. I nuovi casi d’uso per il 2018 comprendono però anche la manutenzione delle infrastrutture pubbliche e la visione di video educativi a 360 gradi.

I nuovi casi d’uso per realtà aumentata e virtuale

Il rapporto esamina altri casi d’uso come la progettazione architettonica, l’augmented reality anatomy, test drive per le auto, gestione della logistica, i tour virtuali delle proprietà immobiliari, chirurgia a distanza e i camerini virtuali nel retail.

I dispositivi host rappresentano la principale categoria tecnologica per quest’anno, con una spesa prevista di 10 miliardi di dollari, seguita dal software di realtà virtuale a 5,7 miliardi di dollari.

L’interesse commerciale continua ad accelerare con l’arrivo di nuovo hardware, la comparsa di software migliorato e l’evoluzione di altri casi d’uso. La potenziale promessa di realtà aumentata ha inoltre attirato l’attenzione di Mastercard, che ha utilizzato Masterpass, la tecnologia mobile e il riconoscimento dell’iride per creare una “shopping experience” che si basa su “realtà aumentata fotorealistica e fornisce ai consumatori l’ultima esperienza d’acquisto personalizzata e incentrata sulla sicurezza”.

La realtà aumentata potrebbe anche sostenere pagamenti e compiti finanziari più tradizionali. La Banca nazionale dell’Oman ha creato infatti un processo in base al quale gli utenti possono localizzare la filiale bancaria o l’Atm più vicini utilizzando la realtà aumentata.

Anche Juniper è convinta delle ottime possibilità della realtà aumentata che avrà spazio nel retail e si incrocerà con l’assistenza vocale. Vuzix (un fornitore di servizi di realtà aumentata) ha già integrato Alexa di Amazon nella sua piattaforma di sviluppo.

Juniper prevede inoltre che le applicazioni mobili rappresenteranno un’area redditizia per la realtà aumentata nel prossimo futuro, con “giochi di realtà aumentata mobili che rappresentano il 44,9% di tutte le applicazioni mobili installate” entro il 2022. Il “valore primario del mercato dei giochi Ar proverrà da (monetizzazione pay-per-download) e dagli acquisti in-app, con poche variazioni tra le regioni”.

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Big data e analytics, cinque casi di impatto sullo storage

01net - 13 giugno, 2018 - 08:10

I carichi di lavoro per attività di Big data e analytics rappresentano una nuova frontiera per le aziende. Detto in altro modo, le informazioni vengono raccolte da fonti che fino a dieci anni fa non esistevano.

Dati provenienti da dispositivi mobili, generati da macchine e dall’interazione con siti web, sono archiviati e analizzati. Ma i budget sono ridotti e i Big data, sempre più ampi, rappresentano una grande sfida per lo storage.

Ancora, detto in altro modo, i Big data stressano le infrastrutture di storage

Le applicazioni Big Data hanno dato luogo a un’esplosione del volume di dati che le aziende devono raccogliere e analizzare, generando un incremento dei costi dello storage che oggi ha un peso senza precedenti sul budget IT complessivo.

Con il supporto di Riccardo Facciotti, Tech Sales Director South & East Europe di Infinidat rileviamo quali sono i cinque casi di utilizzo principali di Big data e analytics che impattano sullo storage.

Miglioramento servizio e supporto clienti

Questo è da sempre uno degli obiettivi di aziende di qualsiasi dimensione. “Come migliorare la relazione con i clienti? Se i rapporti con gli utenti finali vengono coltivati, questi ultimi sceglieranno di continuare ad affidarsi a quella azienda e di acquistare soluzioni anche più di frequente. Generalmente, i dati relativi alle preferenze vengono raccolti da varie fonti, dalla navigazione online e dai criteri di ricerca, durante l’intero ciclo di vita del cliente. Informazioni che vengono analizzate e trascritte insieme ai loro dati.

Cybersecurity, rilevazione intrusioni e frodi, prevenzione

Tutti questi aspetti sono fondamentali per i clienti. I dati vengono raccolti e analizzati in tempo reale e solitamente sono generati da macchine. I risultati analitici devono essere consegnati immediatamente affinché questa attività sia significativa. È necessario quindi disporre di uno storage veloce con capacità elevate, in quanto i dati generati da macchine e sensori possono consumarne grandi quantità.

Analisi operativa

L’analisi operativa include la raccolta di dati, molto spesso basata su sensori di altre macchine, che vengono utilizzati per identificare aree da migliorare a livello operativo, provvedere all’isolamento dei guasti e all’analisi break-fix. Le aziende manifatturiere raccolgono anche dati secondari sulle attività robotiche dei propri reparti e desiderano recuperare non solo informazioni sul loro stato, ma anche su come migliorarne i processi.

Come per la rilevazione delle intrusioni, anche questi dati vengono generati e analizzati in tempo reale, e i risultati devono essere archiviati e inviati in catena di produzione per metterli in opera. Tutti i dati sono interessanti e mostrano l’andamento di macchine e processi, per essere utilizzati in un secondo momento.

Esplorazione dei Big data

Come scoprire cosa sono i Big Data? Solo nel momento in cui si analizzano gli elementi raccolti e quelli mancanti. Normalmente questa attività è possibile attraverso la raccolta continua di una quantità sempre più ampia di dati.

Estensione dei data warehouse

Come recuperare i dati esistenti, generalmente archiviati in una warehouse o in un data mart, e aumentare i feed di informazioni da fonti esterne per incrementare l’accuratezza, ridurre i tempi di esecuzione e ricevere risposte necessarie senza ricerche inutili? L’adozione di una data warehouse si sta diffondendo e l’analisi transazionale dei dati sta diventando un requisito per ogni azienda, a ogni livello.

Tutti questi casi d’uso richiedono una capacità di storage maggiore delle tradizionali applicazioni e più potenza di calcolo. I Big data ora sono considerati dati di produzione, per cui disponibilità, ripristino e prestazioni sono importanti quanto i sistemi transazionali all’interno dell’azienda. Come già anticipato, il trend è legato a budget IT in riduzione.

Queste forze diametralmente opposte stanno provocando un cambiamento nell’industria storage. Come si può fare di più con risorse inferiori, tenendo in considerazione il fatto di non voler compromettere affidabilità, efficienza e prestazioni di sistemi e applicazioni?

Ciò che i carichi di lavoro di Big Data e analytics richiedono allo storage aziendale può essere riassunto per Facciotti in: prestazioni eccellenti; altissima densità; uptime eccellente, alta affidabilità; utilizzo, gestione e provisioning semplici; costo totale di proprietà molto basso .

Tutto questo significa che l’infrastruttura storage è cruciale e che è possibile semplificare e consolidare le applicazioni Big data e analytics senza compromettere l’efficienza.

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Carige si trasforma in banca digitale con Ibm

01net - 12 giugno, 2018 - 16:55

Banca Carige e Ibm hanno presentato Dock, una partnership nata per ottimizzare e innovare le procedure informatiche e la gestione delle infrastrutture tecnologiche del Gruppo Carige.

Con sede a Genova, la Newco, partecipata all’81% da Ibm e al 19% da Banca Carige, è operativa dallo scorso primo giugno 2018.

L’accordo di durata decennale rafforza la partnership tra le due aziende attraverso la realizzazione di un programma di trasformazione, che garantirà la razionalizzazione dei costi per l’Istituto ligure e sosterrà le strategie di crescita e diversificazione della Banca con soluzioni digitali avanzate e competitive.

La partnership si inserisce nel processo di riorganizzazione più generale che Banca Carige ha avviato a partire dal Piano Industriale 2017-2020.

Nell’ambito del processo di razionalizzazione la semplificazione dell’ambiente IT, l’ottimizzazione delle applicazioni e la maggiore flessibilità in un’ottica di trasformazione verso la banca digitale, sono la condizione necessaria per rispondere alle nuove esigenze di business.

Il programma di trasformazione, in particolare, prevede l’introduzione di tecnologie innovative, metodologie bigdata, analytics e strumenti cognitivi, con l’obiettivo di migliorare la competitività commerciale della Banca.

Le attività di Dock si concentreranno su diverse aree chiave, che hanno l’obiettivo di guidare l’innovazione e la competitività della banca, impostando un percorso basato sul concetto di “miglioramento continuo” che, in una logica di evoluzione progressiva e sostenibile, permetta di affrontare un contesto in costante cambiamento.

Gli interventi previsti porteranno a un’ottimizzazione dei costi, attraverso un processo di trasformazione digitale dell’infrastruttura tecnologica della Banca con l’evoluzione verso un modello “IT ibrido” e una progressiva migrazione di carichi di lavoro negli ambienti cloud; una trasformazione verso una banca di nuova generazione, agile nel rispondere al cliente, creativa e aperta a collaborazioni innovative nel settore; uno sviluppo e un’offerta di servizi innovativi attraverso l’automazione dei processi delle filiali, anche con l’utilizzo esteso della robotica e l’evoluzione delle competenze dei suoi operatori come consulenti finanziari; una costante attenzione alla continuità operativa, alla sicurezza delle operazioni e alla conformità con l’ambiente normativo.

La Newco, guidata dall’Amministratore Delegato Paolo Sangalli, al momento è composta da 173 professionisti, di cui 133 specialisti provenienti da Banca Carige e 40 da Ibm e prevede, nell’ambito del suo programma di crescita, nuove assunzioni.

Allo scopo Dock sta già collaborando con l’Università di Ingegneria di Genova per la preparazione e selezione delle nuove competenze professionali necessarie.

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Cloud, Iot e intelligenza artificiale chiedono middleware

01net - 12 giugno, 2018 - 10:00

Un cambiamento significativo verso modelli di business digitali che sfruttano le tendenze tecnologiche come il cloud computing, l’internet of things, l’analisi e l’intelligenza artificiale sta incrementando la spesa mondiale per application infrastricture e middleware (Aim).

È l’analisi di Gartner che indica anche i numeri della crescita. I ricavi del mercato Aim hanno raggiunto i 28,5 miliardi di dollari nel 2017, con un incremento del 12,1% rispetto al 2016.

Le tendenze tecnologiche più ampie che guidano l’Aim sono la migrazione verso piattaforme e servizi cloud, domanda sempre crescente di dati e analisi in tempo quasi reale, passaggio a un’economia Api, rapida proliferazione degli endpoint dell’Internet degli oggetti e diffusione dell’intelligenza artificiale.

AIM Software Market Share per revenue, Worldwide, 2016 e 2017 (milioni di dollari)

Società

2016 Revenue

2017 Revenue

2016-2017 crescita (%)

2017 Market Share (%)

IBM

5.963

6.124

2,7

21,5

Oracle

3.127

3.147

0.,6

11,1

Salesforce

1.353

1.785

31,9

6,3

Microsoft

1.239

1.325

6,9

4,7

Amazon

382

839

119,3

2,9

Other Vendors

13.297

15.221

14,5

53,5

Total

25.361

28.440

12,1

100,0

Fonte: Gartner (June 2018)

La crescita del middleware sarà maggiore quest’anno

Gartner prevede che il mercato Aim crescerà ancora più rapidamente nel 2018, dopodiché la crescita della spesa rallenterà ogni anno, raggiungendo circa il 5% nel 2022. Inoltre, la dinamica del mercato si sta spostando dagli operatori storici a nuovi player.

Nel 2016 e nel 2017, le offerte di suite di integrazione delle applicazioni in licenza e on-premise, che costituiscono segmenti più ampi serviti da operatori storici del mercato come Ibm e Oracle, hanno registrato una crescita a una cifra. Gartner prevede che questa crescita continuerà fino al 2022. “In generale, possiamo definire i prodotti di questo segmento in lenta crescita come al servizio di applicazioni legacy“, ha dichiarato Gartner.

I segmenti di mercato più piccoli, basati prevalentemente su offerte di integrazione di applicazioni (iPaaS) basate su cloud e open-source, continueranno a registrare una crescita a due cifre.

Nell’iPaaS troviamo le basi per un futuro digitale, in quanto i prodotti in questo segmento sono generalmente più leggeri, con un agile infrastruttura It adatta per i casi d’uso in rapida evoluzione intorno al business digitale – ha detto Bindi Bhullar, direttore della ricerca di Gartner – Il risultato è che ben finanziati, pure-play fornitori di iPaaS, open-source fornitori di strumenti di integrazione e strumenti di integrazione a basso costo stanno sfidando la posizione dominante dei fornitori tradizionali”.

Il segmento iPaaS è ancora una piccola parte del mercato complessivo, superando 1 miliardo di dollari di fatturato per la prima volta nel 2017 dopo una crescita di oltre il 60% nel 2016 e il 72% nel 2017. Questo rende iPaaS uno dei segmenti di software in più rapida crescita.

“Anche il mercato iPaaS sta iniziando a consolidarsi, in particolare con la recente acquisizione di MuleSoft da parte di Salesforce”, ha dichiarato Bhullar. “C’è ancora molto spazio per un ulteriore consolidamento, con più della metà del mercato detenuto da fornitori al di fuori dei primi cinque. Questo segmento “altri” sta registrando una crescita a due cifre, che probabilmente incoraggerà le acquisizioni da parte di grandi operatori a perdere quote di mercato a favore di concorrenti”.

Gartner ha aggiunto che gli sfidanti di maggior successo nell’Aim saranno quelli che posizionano i loro prodotti come complementari – piuttosto che sostitutivi – dell’infrastruttura software legacy esistente, che è comune nella maggior parte delle grandi organizzazioni.

Mentre i nuovi sfidanti possono sembrare più adatti a coloro che perseguono iniziative digitali, la realtà di fondo è che il middleware legacy e le piattaforme di integrazione software persisteranno. L’integrazione cloud pure-play è oggi un requisito di nicchia: la maggior parte degli acquirenti ha requisiti più estesi in quanto persegue modelli di integrazione ibrida. È probabile che la composizione del mercato a lungo termine consista di un ampio spettro, da suite di integrazione complete e generaliste ad offerte più specializzate per l’adattamento alle esigenze del cliente.

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Fintech, i tre pilastri sono fiducia, reputazione e tecnologia

01net - 12 giugno, 2018 - 09:05

Lavoro e tecnologia era il tema del Festival dell’economia che si svolge ogni anno a Trento. In uno degli incontri Luigi Zingales, docente di Entrepreneurship and Finance presso l’Università di Chicago, ha affrontato il tema del fintech.

Secondo Zingales la l’affermazione della tecnologia finanziaria – intesa come fornitura di servizi e prodotti finanziari attraverso le più avanzate tecnologie dell’informazione – passa attraverso due fattori: fiducia (“La parola credito viene dal latino e significa fidarsi”) e reputazione, ovvero la conoscenza del livello di credibilità del mio interlocutore. Poi sono necessari anche fattori tecnologici come connessione, facilità di collezionare e conservare dati, capacità di elaborare i dati grazie all’intelligenza artificiale e lo sviluppo della crittografia.

Intelligenza artificiale e big data per il fintech

“La connessione – spiega Zingales – elimina i costi del transare a distanza,  permette la raccolta di dati e la sorveglianza a distanza. L’intelligenza artificiale e i big data consentono, attraverso algoritmi sempre più sofisticati in grado di analizzare milioni di dati, di individuare delle previsioni di comportamento e i risultati delle azioni compiute on line dai consumatori. Grazie alla crittografia è oggi possibile effettuare l’autentificazione delle operazioni a distanza”.

Luigi Zingales, docente dell’Università di Chicago

A questo proposito ha portato l’esempio del successo in Africa della lampada solare che ha scalzato le tradizionali (inquinanti e pericolose) lampade a cherosene: “Oltre ai benefici ambientali e alla comodità di una lampada che si carica di giorno e funziona la notte, il successo si deve anche al fatto che i pagamenti avvengono per smartphone  e con un codice. Se il codice non è attivato, la lampada non funziona”.

La tecnologia impatterà anche sull’industria dei pagamenti. L’accesso al mondo del credito digitale è possibile solo attraverso un’identità. “In India – ha osservato Zingales – è lo Stato a rilasciarla mentre negli Stati Uniti sono Google e Facebook”. Il denaro sarà sempre meno cartaceo e sempre più digitale e, paradossalmente, i maggiori problemi li hanno i Paesi più avanzati dove il sistema bancario, con le proprie regole non certo digitali, sono consolidate.

Ma se le criptovalute evidenziano problemi di trasparenza, la moneta digitale sembra avere la meglio perché le transazioni avvengono via smartphone e messaggi Facebook o Google. Un futuro incerto sembra invece attendere le carte di credito, troppo onerose e superate da un mercato liquido sia nell’utilizzo dei pagamenti digitali sia nell’accesso al credito.

“Prima le piattaforme peer to peer e oggi le consumer lending consentono l’accesso ai dati relativi alle abitudini di spesa e al comportamento dei clienti, con la possibilità di sviluppare da parte di soggetti terzi, che non siano banche, delle proposte di credito o finanziamento di gran lunga più competitive. Alle banche rimarrà il credito alle imprese perché sono molto meno prevedibili delle persone fisiche”. Tutto questo arriverà anche in Italia dove però persistono due fattori di criticità: la mancanza di computer literacy (alfabetizzazione) e una diffidenza iniziale da parte degli utenti”.

Banca d’Italia: l’opinione di Visco sul fintech

Anche il governatore della Banca d’Italia, Vincenzo Visco, si è occupato del fintech durante nelle sue considerazioni finali. L’industria finanziaria internazionale è interessata da un vasto processo di trasformazione – ha affermato Visco -. Dalla fine dello scorso decennio il ruolo delle banche nel finanziamento dell’economia si è progressivamente ridotto. È aumentato il peso del mercato dei capitali e di operatori non bancari che svolgono alcune funzioni tipiche della tradizionale intermediazione creditizia. La consistenza delle obbligazioni collocate sui mercati internazionali dai gruppi non finanziari è più che raddoppiata negli ultimi dieci anni, raggiungendo nel 2017 i 6.500  miliardi di dollari. Alla fine del 2016 le attività degli intermediari non bancari erano pari a 160.000 miliardi di dollari, quasi la metà di quelle detenute dal complesso degli intermediari finanziari. Il rapido sviluppo della tecnologia sta aprendo i mercati del credito e dell’intermediazione alla concorrenza di nuovi operatori, sia nelle economie avanzate sia nei paesi emergenti. Già oggi numerose imprese fintech offrono servizi innovativi e a basso costo nel comparto dei pagamenti elettronici, nella gestione del risparmio e nell’intermediazione mobiliare. Le maggiori imprese tecnologiche internazionali stanno inoltre facendo ingresso nel mondo del credito e della finanza.

L’esperienza mostra che un settore finanziario diversificato, caratterizzato dalla presenza di molteplici canali di finanziamento e di operatori di diversa natura, può favorire gli investimenti e la crescita, può aumentare la resistenza dell’economia a eventi avversi. Negli Stati Uniti le imprese hanno reagito alle restrizioni del credito bancario causate dalla crisi finanziaria sostituendolo  con emissioni obbligazionarie; severità e durata della recessione ne sono  risultate attenuate.

Ma lo sviluppo dell’intermediazione non bancaria, se non adeguatamente controllato, può anche costituire una fonte di rischio. Le strategie dei gestori di fondi di grandi dimensioni possono avere impatti rilevanti sui prezzi e sulla  liquidità degli strumenti oggetto di investimento. La diffusione di transazioni automatizzate ad alta frequenza può dare luogo ad aumenti repentini della volatilità dei corsi dei titoli, soprattutto qualora diversi intermediari reagiscano in maniera simile ai movimenti di mercato. Anche le interconnessioni indirette tra le banche e gli altri intermediari costituiscono potenziali fattori di rischio”.

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Il negozio del futuro secondo Armata di mare

01net - 12 giugno, 2018 - 08:24

Armata di Mare presenta a Pitti Uomo a Firenze la propria idea di negozio del futuro, basato su tecnologia Samsung.

Il progetto darà grande importanza alla digitalizzazione ed alla creazione di un ecosistema multimediale atto a interagire sia con il cliente fisico che con quello social e web.

A Pitti Uomo, a Firenze (12-15 giugno) l’area dello stand riprende il layout fisico del reale negozio monomarca, con monitor, tecnologia LED, cassa digitalizzata e simulazione di pagamento attraverso Samsung Pay.

Alla prima apertura a Taranto, ne seguiranno altre tre nel 2018 e ulteriori dieci nel 2019, tutte iln Italia.

Il progetto in mostra a Firenze si propone di far vedere agli addetti ai lavori del settore fashion quali siano i vantaggi della digital transformation del punto vendita.

Con le tecnologie Samsung evolve il ruolo degli assistenti alla vendita dello store Armata Di Mare, che possono guidare il cliente nello shopping con il supporto dei nuovi smartphone e tablet Samsung, integrati con diverse soluzioni business pensate per le attività instore.

I prodotti Samsung presenti sul punto vendita saranno Galaxy Tab S3 e Galaxy S9 per la parte pagamento e cassa, mentre il Galaxy Tab A sarà utilizzato per la gestione dei contenuti e per realizzare il totem da banco.

Smartphone e tablet diventano casse digitali, per gestire i pagamenti in mobilità da qualunque luogo all’interno del punto vendita, in modo che il cliente non abbia più la necessità di recarsi alla cassa fisica e possa pagare anche con Samsung Pay.

I device presenti nel punto vendita diventano anche strumenti attraverso i quali il negoziante può anche offrire voucher sconto o messaggi promozionali sulle sue loyalty card, caricabili nell’applicazione Samsung Pay.

I tablet sono stati trasformati in totem da banco per gestire contenuti marketing ma e anche per abilitare funzioni avanzate di CRM in ottica di per migliorare e personalizzare l’esperienza di acquisto del cliente.

Gli smartphone Samsung saranno inoltre collegati in rete, come i monitor LFD e i display LED di Samsung, per migliorare e rendere interattiva la selling ceremony grazie all’utilizzo di MagicINFO per la gestione dei contenuti e del palinsesto del negozio. Infatti, la tecnologia Digital Signage migliora l’esperienza dei clienti aiutando a promuovere le vendite e la brand awareness attraverso soluzioni digitali coinvolgenti.

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Con Pharmanow, la farmacia online è anche intelligente

01net - 12 giugno, 2018 - 08:23

Medicinali, servizi e un po’ di intelligenza artificiale: è questa la ricetta di Pharmanow, “la farmacia che intuisce i bisogni della persona e la guida nell’acquisto dei prodotti più adatti alle proprie esigenze”.

Come si traduca in pratica tutto questo prova a spiegarlo Enrico Loda, social media manager che racconta come “in farmacia ci siano una pletora di prodotti parafarmaceutici che possono arrivare anche al 70% del fatturato totale”. Ma non si tratta solo di avere una vasta offerta perché la sfida è “replicare l’esperienza d’acquisto della farmacia”.

Sull’home page l’utente ha a disposizione uno spazio per formulare la sua richiesta che può essere inoltrata anche in linguaggio naturale. “Ho un dolore alla caviglia” dà luogo infatti a una serie di risposte, che possono migliorare visto che l’immobilizzatore per il braccio forse è poco utile, ma che suggeriscono una lista di prodotti utili. “Non daremo mai indicazioni mediche – avverte Loda – ma cerchiamo di replicare il lavoro del farmacista nel punto vendita”.

Farmacia fisica e intelligenza artificiale per Pharmanow

Dietro la piattaforma c’è il lavoro di una farmacia (“tutte le farmacie online devono avere dietro una farmacia fisica”) e una soluzione di intelligenza artificiale che si autoalimenta (è ancora nella fase beta) delle richieste degli utenti imparando a sua volta. Un team multidisciplinare con farmacisti, It, Ux, designer e marketing ha lavorato alla piattaforma che è in grado di consigliare anche prodotti affini alla richiesta con una selezione “fatta a monte a seconda del tipo di utente”.

Pharmanow unisce due piattaforme. Da una parte c’è l’ecommerce e dall’altra l’esperienza di Pharmawizard, l’app realizzata da Datawizard che offre una vasta serie di informazioni sui farmaci grazie alla collaborazione con l’Antica farmacia reale, la più antica di Roma. Oltre a cercare un farmaco Pharmawizard permette anche di individuare i sintomi, confrontare due farmaci e verificare le eventuali interazioni di due farmaci.

La vendita dei prodotti è uno degli aspetti del business di Pharmanow che è una piattaforma modulare integrabile in altre piattaforme in modo che i farmaci possano essere acquistati anche tramite altri siti che fanno da vetrina per portare poi l’utente su Pharmanow. Una sorta di affiliazione in stile Amazon. In più, aggiunge Loda, l’intenzione è di aggiungere altri servizi come Phhealth per il monitoraggio continuo dei parametri vitali. In più Pharmawizard ha intenzione di lanciare un servizio di remote pharmacist per rispondere via chat alle domande più comuni degli utenti.

Con la app di Pharmawizard è anche possibile tenere traccia di tutti i farmaci presenti in casa con le relative date di scadenza e impostare la propria terapia in modo da non dimenticare di prendere un farmaco.

I primi risultati dell’avvio di Pharmanow sono incoraggianti. Partendo da numeri bassi da aprile a maggio c’è stata una crescita dell’800% degli utenti unici, e in meno di un mese un incremento delle vendite del 200%. E siamo ancora in fase beta.

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