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Perché le Software Defined Network cambieranno la connettività

01net - 12 giugno, 2018 - 08:12

La tecnologia Software Defined Networking (SDN) si sta affermando non tanto per via della sua applicazione in sè, quanto nel cambiamento di cui la soluzione è portatrice.

I cambiamenti dovuti alla trasformazione digitale, la velocità della globalizzazione e le aspettative crescenti dei clienti spingono i modelli aziendali ad evolvere sempre più velocemente e sottopongono ad uno stress ancora più elevato, invece, le reti legacy.

Il Software Defined Networking con le sue funzionalità, che le consentono di orchestrare le reti in modo intelligente e di fornire alle applicazioni un accesso alle risorse di tipo on-demand e pay-as-you-go, è la chiave per la flessibilità di cui le aziende hanno bisogno per sopravvivere nel mondo del digitale.

Una survey su 165 responsabili IT di grandi organizzazioni globali, sponsorizzata da Verizon e condotta da Longitude – società del Financial Times, sottolinea alcuni dei motivi che spingono ad accelerare il passaggio alle reti Software Defined.

La survey ha sottolineato che l’adozione della tecnologia Software Defined Networking è ormai pienamente in corso.

Infatti, il 15% delle aziende interpellate stanno esplorando queste tecnologie, oppure le hanno già adottate e, entro i prossimi due anni, questa percentuale crescerà ulteriormente, fino a raggiungere il 57%. In questo intervallo di tempo, il 12% di queste realtà conta di estendere l’SDN all’intera organizzazione.

Tuttavia, il 31% delle aziende pensa invece che l’adozione dell’SDN procederà più lentamente, in un arco di tre o anche cinque anni. Da questo, si evince che le aziende che sono ancora ferme alla fase di valutazione dell’SDN rischiano di ritrovarsi faticosamente in ritardo nella corsa alla flessibilità del business, ancora prima che abbiano il tempo di intraprendere questo cammino.

Software Defined Networking per il business

La tecnologia Software Defined Networking molto spesso viene considerata la chiave per una trasformazione di rete efficace e  per lo sviluppo dell’azienda. E questo dato è corroborato anche dalle opinioni degli intervistati, che hanno messo in luce proprio il legame tra un solido sviluppo aziendale e l’adozione dell’SDN.

Circa la metà (49%) ha sottolineato la necessità di funzionalità di rete scalabili; il 44% pensa che l’SDN conferirà all’azienda un vantaggio competitivo, con un concreto supporto nel cogliere le opportunità migliori; la stessa percentuale (44%) ha evidenziato la necessità di applicare questi servizi all’interno dell’azienda più velocemente. Altri vantaggi, che stimolano l’introduzione dell’SDN, sono una maggiore sicurezza di rete (nel 56% dei casi), il miglioramento delle performance delle applicazioni (50%) e la maggiore resilienza di rete (48%).

Grazie al Software Defined Networking le aziende possono contare su reti più sofisticate, senza però aumentarne la complessità, raggiungendo quindi una capacità più flessibile, maggiore facilità nell’applicazione dei software, e una maggiore efficienza nella gestione delle reti stesse.  In parole povere, questo consente alle organizzazioni di utilizzare la propria tecnologia per tenere il passo con i cambiamenti dell’ecosistema in cui si trovano, con la possibilità di essere più pronte verso i clienti e gli utenti, e anche nel cogliere nuove opportunità di business.

Gli intervistati hanno sottolineato che i risultati tangibili raggiunti dalle aziende sono una prova dell’utilità dell’adozione dell’SDN, dato che l’86% di loro è d’accordo, oppure fortemente d’accordo, sul fatto che l’SDN può velocizzare l’adozione di nuove applicazioni, servizi e infrastrutture.

Aspetto ancora più importante, l’86% degli intervistati è d’accordo, o fortemente d’accordo, sul fatto che la maggiore flessibilità e la semplicità che derivano dall’utilizzo dell’SDN consentiranno loro di adottare una strategia più innovativa verso nuovi tipi di applicazione, servizi e modelli di business.

Software Defined Networking per le reti del futuro

Dato il potenziale impatto dell’SDN sulle aziende, è essenziale che le organizzazioni individuino, capiscano, e superino le barriere che si frappongono con l’adozione di queste tecnologie. Ma c’è una buona notizia: con il supporto giusto, l’introduzione di queste tecnologie probabilmente potrebbe essere meno difficoltosa, con rischi meno gravi di quanto si pensi.

Le aziende devono affiancarsi al più presto ad un network provider che rifletta le loro stesse priorità di business, associando a questo un forte orientamento al cliente. La leadership e l’innovazione sono essenziali quando si parla di gestione delle reti, dato il parallelismo tra l’applicazione del Software Defined Networking e di altre tecnologie innovative.

Nonostante l’apertura verso le nuove tecnologie SDN potrebbe sembrare un salto nel buio, con l’attenzione necessaria, l’organizzazione e il network provider giusto al proprio fianco, questo salto sembrerà meno spaventoso.

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Firenze Fiera premiata a SMAU Bologna

Mondo Arxivar - 11 giugno, 2018 - 13:50

Ottimizzare processi e procedure, strumenti e applicazioni, riducendo le inefficienze e velocizzando i flussi con ARXivar. Firenze Fiera premiata come caso di eccellenza digitale a Smau Bologna. 

Razionalizzazione delle procedure, ottimizzazione del tempi di ogni attività e costante controllo degli step di processo, questi alcuni dei risultati del progetto di digitalizzazione di Firenze Fiera, premiata a Smau Bologna come caso di eccellenza.

L'ESIGENZA

  • Snellire e semplificare la gestione della mole di documentazione cartacea prodotta
  • Unificare e gestire informazioni frammentate,  disperse tra database, uffici e applicazioni differenti
  • Standardizzare procedure e logiche di approvazione

ARXivar, integrata ai gestionali e sistemi in uso, è diventata il motore dei processi amministrativi-contabili delle commesse di Firenze Fiera, consentendo attività di controllo trasversali all’intero processo.

Firenze Fiera sta inoltre estendendo il progetto di digitalizzazione ad alcune significative procedure come ad esempio quelle relative alla gestione della normativa 231.

I BENEFICI RAGGIUNTI

L'introduzione di ARXivar ha permesso di:

  • Ridurre i tempi di ricerca dei documenti cartacei
  • Razionalizzare le procedure interne e ottimizzare i tempi di ogni attività
  • Tracciare gli step approvativi
  • Migliorare il processo di centralizzazione/condivisione delle informazioni aziendali
  • Monitorare la situazione delle pratiche in lavorazione e la durata delle attività svolte
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Software defined storage per tutti: Suse potenzia Ceph

01net - 11 giugno, 2018 - 10:24

Suse contribuisce al progetto open source Ceph con risorse, concetti e architettura del framework per la gestione storage openATTIC, per trasformarlo nel nuovo cruscotto integrato di default per la gestione e il monitoraggio del software-defined storage.

Suse continuerà a rendere disponibili gli sviluppatori e le competenze di gestione di base per promuovere le funzionalità e lo sviluppo del cruscotto all’interno di Ceph così da semplificare il lavoro di amministrazione per tutti gli utenti.

Per Lenz Grimmer, uno dei membri originali del team openATTIC e attuale engineering team lead di SUSE per openATTIC e per il cruscotto Ceph “Il nostro focus è quello sia di contribuire che di utilizzare l’innovazione proveniente dalla community e influenzare il progetto upstream allo scopo di rispondere alle esigenze dei clienti, i nostri così come quelli di altri produttori open source. Sappiamo che il tempo, il lavoro e gli asset openATTIC miglioreranno l’efficienza e la customer experience”.

Per Sage Weil, chief architect del progetto Ceph, “Aggiungere i concetti e le funzionalità di openATTIC al progetto Ceph upstream introdurrà capacità di gestione più avanzate aiutando ad ampliarne la diffusione negli ambienti enterprise grazie a una superiore gestibilità e vicinanza all’utente”.

In arrivo nella versione Mimic di Ceph, il nuovo cruscotto potenziato renderà la piattaforma storage significativamente più semplice da amministrare e monitorare da parte degli utenti, in particolare per coloro che non hanno una familiarità approfondita con la riga di comando. SUSE sta fornendo il maggior contributo a questo progetto in termini di codice e risorse umane, avendone dedicato un intero team.

Il framework di gestione openATTIC è attualmente parte di Suse Enterprise Storage, una soluzione intelligente per la gestione del software-defined storage basata su tecnologia Ceph. Permette alle aziende di adattarsi ai cambiamenti delle esigenze legate ai dati e al business trasformando l’infrastruttura storage enterprise con risorse storage economicamente convenienti, altamente scalabili e resilienti per mezzo di normali server e dischi di tipo commerciale.

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Nvidia crea il motore intelligente per i robot

01net - 11 giugno, 2018 - 10:12

Nvidia è impegnata a fondo nel mondo dell’intelligenza artificiale. Lo ha dimostrato anche al recente Computex dove ha presentato due nuovi prodotti: Nvidia Isaac, una nuova piattaforma di sviluppo, e Jetson Xavier, un computer con intelligenza artifciale, entrambi costruiti per alimentare i robot autonomi.

L’idea, come ha spiegato Jensen Huang, ceo della società, è di passare alla fase successiva dell’innovazione dell’intelligenza artificiale mentre passa dal software in esecuzione nel cloud ai robot che navigano nel mondo reale.

Perché ha spiegato Huang l’intelligenza artificiale, in combinazione con sensori e attuatori, sarà il cervello di una nuova generazione di macchine autonome tanto che un giorno ci saranno miliardi di macchine intelligenti nella produzione, nella consegna a domicilio, nella logistica di magazzino e molto altro ancora.

Quanto costa Jetson Xavier

La piattaforma Isaac è un insieme di strumenti software che semplificheranno lo sviluppo e la formazione dei robot da parte delle aziende. Comprende una raccolta di Api da collegare a telecamere e sensori 3D, una libreria di acceleratori Ia per mantenere gli algoritmi in esecuzione senza problemi e senza ritardi, un nuovo ambiente di simulazione, Isaac Sim, per l’addestramento e il test dei bot in uno spazio virtuale.

Jensen Huang, ceo di Nvidia

Jetson Xavier è il cuore della piattaforma Isaac. È un hardware compatto che comprende una Gpu Volta Tensor Core, una Cpu ARM64 a otto core, due acceleratori di apprendimento Nvdla e processori per immagini e video statici. In totale, Jetson Xavier contiene più di 9 miliardi di transistor e fornisce oltre 30 Tops (trilioni di operazioni al secondo) di calcolo. E consuma solo 30 watt di potenza, che è la metà dell’energia elettrica utilizzata dalla lampadina media.

Il costo di un Jetson Xavier (insieme all’accesso alla piattaforma Isaac) è di 1.299 dollari, e Huang sostiene che il computer fornisce la stessa potenza di elaborazione di una workstation da 10.000 dollari.

La cosa interessante non è tanto l’hardware ma ciò che gli sviluppatori riusciranno a fare con il suo utilizzo. D’altronde i robot alimentati ad intelligenza artificiale stanno diventando sempre più comuni; i casi di uso comprendono sicurezza,  consegna degli alimenti e la gestione delle scorte nei negozi al dettaglio.
La rivoluzione dei robot conb intelligenza artificiale è solo all’inizio.

 

 

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Fastweb va controcorrente, nuove offerte anche per i vecchi utenti

01net - 11 giugno, 2018 - 09:34

Le offerte sono nuove, ma sono indirizzate anche agli utenti vecchi. Fastweb si muove controcorrente e da oggi propone ai propri clienti la possibilità di richiedere, per il fisso, il passaggio alla migliore tecnologia disponibile e senza alcun addebito per l’eventuale sostituzione del modem o per l’opzione Ultrafibra che consente di navigare fino alla velocità di un Gigabit al secondo.

Tutti i clienti che si trovano in zone coperte dalla fibra ottica di Fastweb, avranno perciò la possibilità di richiedere gratuitamente la migrazione alla connessione in fibra con un semplice click attraverso MyFastPage, la pagina dedicata per i clienti o tramite App MyFastweb.

Ricordiamo che l’offerta fissa di Fastweb prevede due profili, Internet e Internet + telefono. La prima propone a 29,95 euro internet illimitato con connessione fino a 1 Gigabit/s. Internet + telefono offre a 34,95 euro internet illimitato con connessione fino a 1 Gigabit/s e chiamate illimitate ai numeri fissi nazionali. Le chiamate verso i mobili avranno un costo di 0,05 euro al minuto.

Oltre il fisso, anche il mobile

Ma le novità non si fermano al fisso. Fastweb rinnova anche il portafoglio della telefonia mobile e spinge sulla convergenza con la nuova Mobile Freedom, offerta di nuovo pensata per i già clienti del fisso, che prevede il raddoppio dei GB da 10 a 20, inoltre include minuti illimitati e 100 sms a 10,95 euro al mese (10 GB a 15,95 euro al mese per i clienti solo mobile).

L’offerta Mobile di Fastweb si completa inoltre con tre profili Mobile Entry, Mobile Voce, Mobile Giga con minuti, giga e sms inclusi, pensati per soddisfare al meglio tutti i bisogni di comunicazione. Tutte le offerte sono convergenti e accessibili ai nuovi clienti così come a chi ha già un abbonamento fisso. Mobile Entry è l’offerta entry level che offre 1 GB, 100 minuti e 100 sms a 1,95 euro al mese (2,95 euro al mese se si è clienti solo mobile), Mobile Giga offre 10 GB, 300 minuti e 100 sms a 5,95 euro al mese (10,95 euro al mese per i clienti solo mobile), Mobile Voce offre 3 GB, 1.000 minuti e 100 sms a 5,95 euro al mese (10,95 euro al mese per i clienti solo mobile).

Chiunque può aderire alle offerte del portafoglio mobile richiedendo la Sim Fastweb su rete 4G e 4G Plus con copertura di oltre il 98% del territorio nazionale. Il tutto senza nessun costo di entrata né di uscita, nessuna penale e nessun vincolo. E il primo rinnovo è gratuito in caso di attivazione online. Per tutte le offerte Fastweb Mobile i minuti di traffico incluso possono inoltre essere utilizzati anche per chiamate verso oltre 60 destinazioni internazionali, tra cui Europa, Cina, Canada e Stati Uniti.

In un video, l’Amministratore Delegato di Fastweb, Alberto Calcagno, presenta la nuova offerta.

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Agid, i passi avanti della Pubblica amministrazione digitale

01net - 11 giugno, 2018 - 09:23

L’Agid ha pubblicato i risultati del primo anno di lavoro del Piano Triennale durante il quale sono stati avviati i due terzi delle azioni sulle quali ha una regia (48 su 67, mentre le restanti saranno realizzate nel prossimo biennio in linea con la pianificazione triennale) e molte altre sono le attività progettuali completate.

Su 109 attività progettuali (deliverables) attese nel triennio di riferimento, a un anno dall’avvio del Piano 71 sono state avviate (65%) e di queste 43 risultano effettivamente conseguite.

Lanciato il 31 maggio 2017, il Piano ha toccato ambiti diversi focalizzandosi sulle azioni propedeutiche allo sviluppo di servizi digitali pubblici, che hanno beneficiato del potenziamento delle piattaforme abilitanti (come l’identità digitale o i pagamenti elettronici).

“In questi mesi fatti di incontri e confronti abbiamo ricevuto la conferma del fatto che dopo un prima fase dedicata alla “definizione delle regole del gioco”, spettasse ad Agid dar vita a un percorso che abilitasse la strategia di implementazione del Piano in maniera innovativa” ha spiegato con un post su Medium il direttore generale dell’Agid Antonio Samaritani.

Lo sviluppo del Piano

Così sono nate le community Developers e Designers, accompagnate dalla messa a disposizione di linee guida, toolkit e strumenti a supporto delle amministrazioni durante l’intera fase di prototipazione, sviluppo e diffusione di applicazioni e servizi.

Lo Spid (2.563.395 le identità rilasciate fino a oggi) negli ultimi mesi ha aperto all’ingresso di service provider privati, mentre continua la messa a regime del sistema dei pagamenti pubblici pagoPA, con la definizione dell’app mobile e l’avanzamento costante delle attività.

Sono in corso – e in linea con la tabella di marcia, sottolinea l’Agid – i gruppi di lavoro per la realizzazione degli ecosistemi e per far evolvere il Fascicolo sanitario elettronico attraverso la realizzazione dei sistemi Fse Regionali (dicembre 2018). Inoltre sono in consultazione le Linee guida per l’interoperabilità ed è in corso di definizione il catalogo Api, entrambi strumenti propedeutici all’adozione del Modello di interoperabilità da parte delle amministrazioni.

Antonio Samaritani, direttore generale dell’Agid

È quasi conclusa la seconda fase del censimento del patrimonio Ict, strumento che darà il via ad un grande progetto di razionalizzazione dei data center pubblici permettendo di ridurre costi di gestione, di uniformare e migliorare la qualità dei servizi offerti. Il censimento consentirà la messa a regime dei Poli strategici nazionali, spina dorsale delle infrastrutture materiali di Paese e ultimo miglio per la definizione del modello strategico evolutivo del cloud della Pa.

Sul fronte della sicurezza, sono state completate le attività relative allo sviluppo del Cert Pa, mentre sono in fase di completamento quelle relative all’architettura della sicurezza per servizi critici finalizzate a garantire l’integrità e la riservatezza delle informazioni del Sistema informativo della Pubblica amministrazione.

Anche l’architettura dei dati pubblici comincia ad essere delineata grazie alle attività di valorizzazione e monitoraggio degli open data e delle basi dati geografiche; a queste si aggiunge la prima release di servizi.gov.it, lo strumento che permette alle Pubbliche Amministrazioni il censimento guidato dei propri servizi indirizzando i cittadini al loro utilizzo.

L’attività di gestione del cambiamento si sostanzia poi nel coordinamento delle attività legate al modello di governance e all’evoluzione strategica del sistema informativo della Pubblica amministrazione, attraverso attività di monitoraggio, di catalogazione e profilazione delle competenze digitali  e di strumenti a supporto della promozione dei servizi digitali. Sempre nell’ottica di facilitare l’attuazione delle indicazioni del Piano, Agid ha definito insieme a Consip e il Team per la trasformazione digitale un “pacchetto” di 13 nuove gare a disposizione delle pubbliche amministrazioni.

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Fortinet mette il machine learning nel firewall

01net - 11 giugno, 2018 - 08:39

Fortinet ha presentato l’ultima versione del software FortiWeb Web Application Firewall (WAF) con la release 6.0, che utilizza il machine learning per la threat detection nelle web application basate sul comportamento

Le innovazioni apportate a FortiWeb forniscono un aumento nel rilevamento delle minacce delle applicazioni web con una precisione ormai vicina al 100%.

La maggiore accuratezza del rilevamento delle minacce consente tempi di risposta più rapidi per il blocco automatizzato “set and forget”, eliminando la necessità di revisioni degli avvisi da parte dello staff prima di intervenire.

L’integrazione con Fortinet Security Fabric consente poi la protezione avanzata dalle minacce con scansione degli allegati applicativi, implementazione semplificata e intelligence delle minacce condivisa, oltre all’integrazione con servizi di terze parti per un’ampia protezione contro le vulnerabilità.

Perchè serve il machine learning nel firewall

Le vulnerabilità delle applicazioni web possono portare a violazioni dei dati o interrompere sistemi mission-critical, motivo per cui molte organizzazioni scelgono di sfruttare i Web Application Firewall (WAF) per proteggere la propria rete.

Tradizionalmente, i WAF si sono basati sull’Application Learning (AL) per l’individuazione di anomalie e minacce. Ma per Fortinet nel panorama delle minacce dinamiche di oggi, l’AL ha dimostrato di avere limitazioni che portano al rilevamento di attacchi falsi positivi e richiedono una notevole quantità di tempo da gestire per i già oberati team di sicurezza.

Le nuove funzionalità introdotte nel FortiWeb Web Application Firewall risolvono questi problemi introducendo funzionalità di machine learning per un migliore rilevamento delle minacce, tempi di risposta più rapidi e una gestione più semplice.

A differenza dell’AL, che utilizza un approccio one-layer per rilevare le anomalie – basandosi semplicemente sull’abbinamento di input ed elementi osservati e trattando ogni variazione come una minaccia – FortiWeb utilizza ora un approccio a due livelli – machine learning e probabilità statistiche basate sull’intelligenza artificiale – per rilevare separatamente anomalie e minacce. Il primo layer crea il modello matematico per ciascun parametro appreso e quindi si attiva in caso di richieste anomale.

Il secondo layer verifica quindi se l’anomalia è una minaccia reale o se è una variante benigna (falso positivo). Queste nuove innovazioni consentono a FortiWeb di fornire una precisione di rilevamento delle minacce delle applicazioni vicina al 100%, senza richiedere praticamente alcuna risorsa per l’implementazione e la messa a punto delle impostazioni.

A ulteriore rafforzamento dell’offerta WAF di Fortinet, FortiWeb sfrutta quasi sei anni di AI e sviluppo di machine learning dei FortiGuard Labs per i suoi servizi di rilevamento delle minacce e si integra perfettamente all’interno del Fortinet Security Fabric per proteggere da minacce sofisticate che sfuggono ad altre tecnologie o che possono insinuarsi tra le falle di soluzioni individuali. FortiWeb è disponibile in quattro fattori forma convenienti tra cui appliance hardware, macchine virtuali per tutte le principali piattaforme hypervisor, opzioni di cloud pubblico per AWS e Azure e una soluzione basata su cloud e in modalità hosted.

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macOS Mojave, le dieci funzioni che migliorano il Mac

01net - 11 giugno, 2018 - 08:05

Tra le novità presentate da Apple agli sviluppatori alla WWDC 2018, un ruolo importante lo ha avuto la nuova versione del sistema operativo per i computer macOS Mojave.

E non poteva essere altrimenti visto l’elevato numero di nuove funzioni introdotte. Tra tutte ne abbiamo selezionate 10 che sono sicuramente destinate a modificare, semplificandolo, il modo con sono usati i Mac. Una precisazione è d’obbligo.

Nonostante molte delle novità avvicinino sempre di più macOS a iOS, Apple ha affermato che al momento non c’è alcuna intenzione di “fondere” i due ambienti. Continueranno perciò a percorrere due strade distinte, anche se con sempre più punti di contatto.

Ricordiamo inoltre che Apple ha già reso disponibile una versione preliminare di macOS Mojave per gli iscritti all’Apple Developer Program su developer.apple.com. Una versione beta pubblica sarà poi disponibile per gli utenti Mac a fine giugno su beta.apple.com. Nella forma definitiva, macOS Mojave sarà disponibile in autunno come aggiornamento software gratuito. Apple precisa che potranno installare il nuovo sistema operativo i Mac introdotti a metà 2012 o successivamente e i modelli di Mac Pro del 2010 e del 2012 con schede grafiche compatibili con Metal raccomandate. Alcune funzioni potrebbero non essere disponibili in tutte le lingue o in tutte le aree geografiche.

Dark Mode

Non si può non iniziare con Dark Mode, ovvero la funzione che consente di trasformare la Scrivania con uno schema colori più scuro, che mette in risalto i contenuti mentre i controlli restano in background. Non sarà una funzione che stravolge l’uso del Mac, ma l’impatto visivo è notevole. Le app integrate nel sistema operativo, come Mail, Messaggi, Mappe, Calendario e Foto includono tutte design pensati per la nuova Dark Mode. Con l’arrivo di macOS Mojave sarà possibile passare da una Scrivania chiara a una scura. Gli sviluppatori possono usare un’apposita API per implementare Dark Mode nelle loro app.

Dynamic Desktop 

Oltre che per le nuove combinazioni cromatiche, Dark Mode colpisce per la sensazione di professionalità che dà. Tuttavia, avere sempre una Scrivania con temi scuri può non soddisfare il gusto di tutti gli utenti. Chi preferisce avere tinte che variano nell’arco della giornata apprezzerà sicuramente la nuova funzione Dynamic Desktop, che modifica in automatico l’illuminazione della Scrivania in base all’ora del giorno.

La “visione” diurna dello sfondo della scrivania Stacks

C’è qualcuno che non lascia mai documenti sparsi sulla scrivania, riproponendosi di ordinarli in un secondo momento? Crediamo siano davvero molto poche le risposte affermative. E di questo è cosciente anche Apple. Infatti ha introdotto in macOS Mojave la funzione Stacks. Questa, sostiene l’azienda, può organizzare persino le Scrivanie più disordinate impilando automaticamente i file in gruppi ben ordinati basati sul tipo di documento. Gli utenti possono personalizzare le “pile” di file in base ad altri attributi, come per esempio la data o i tag.

Tutti file sono raccolti in pile secondo precisi criteri. Ogni pila può essere poi “esplosa” Gallery View

Anche il Finder è stato significativamente aggiornato in macOS Mojave con una nuova Gallery View che consente di scorrere visivamente i file. Il pannello dell’anteprima mostra ora tutti i metadati di un documento, così è più facile gestire interi asset di contenuti. Le azioni rapide permettono di creare e proteggere tramite password un PDF oppure eseguire azioni Automator personalizzate sui file direttamente dal Finder. Tramite la nuova funzione Visualizzazione rapida si ha un’anteprima full-size dei documenti editabile. È infatti possibile ruotare e ritagliare le immagini, annotare PDF e tagliare clip audio e video senza dover aprire l’app corrispondente.

Chiamate FaceTime di gruppo

Come accade in iOS 12, anche in macOS Mojave FaceTime permette ora chiamate di gruppo  per chattare con più persone contemporaneamente. Si possono aggiungere partecipanti in qualsiasi momento, se la conversazione è ancora attiva, e ci si può unire alla chat usando l’audio o il video da un iPhone, iPad o Mac. E ora consentito partecipare usando l’audio FaceTime dall’Apple Watch.

Da iOS arrivano le app News, Borsa, Memo vocali e Casa

Niente fusione tra macOS e iOS, ma sempre più punti in comune. Come le app News, Borsa, Memo vocali e Casa, che fanno il loro esordio anche su Mac. In questo modo, tramite News gli utenti possono ora seguire le loro pubblicazioni preferite da un’unica app. Con Casa, dal computer si controllano gli accessori HomeKit per gestire varie funzioni, come accendere e spegnere le luci o regolare le impostazioni del termostato. Grazie a Memo vocali risulta semplice registrare appunti personali, lezioni, meeting e interviste, per poi accedervi da iPhone, iPad o Mac. L’app Borsa mostra infine news selezionate sui mercati oltre a una lista personalizzata completa di quotazioni e grafici interattivi.

Memo vocali: arriva su Mac una delle app iOS più usate Nuovo Mac App Store

Come si sa, Mac App Store è un grande catalogo di app Mac. In macOS Mojave, Apple ha dotato Mac App Store di un look nuovo e contenuti editoriali volti a rendere ancora più facile trovare le app. Il restyling mette ancor più in evidenza le app nuove e aggiornate nella scheda Discover. Mentre le schede Create, Work, Play e Develop aiutano gli utenti a trovare app per uno scopo o progetto specifico. Numerose app dei più importanti sviluppatori saranno presto disponibili sul Mac App Store: tra queste spiccano Microsoft Office e Adobe Lightroom CC.

Sicurezza e privacy

Come per tutti gli aggiornamenti software Apple, sicurezza e privacy rappresentano priorità assolute anche in macOS Mojave. In Safari, l’evoluta funzione Intelligent Tracking Prevention aiuta a impedire ai pulsanti “Mi piace” o “Condividi” dei social media e ai widget di commento di tracciare gli utenti senza la loro autorizzazione. Safari condivide inoltre informazioni di sistema semplificate quando gli utenti navigano sul web: in questo modo non vengono tracciati in base alla loro configurazione di sistema. Safari crea, compila e memorizza in automatico password forti quando gli utenti creano nuovi account online e contrassegna le password riutilizzate così gli utenti possono cambiarle. I nuovi livelli di protezione dei dati richiedono alle app di ottenere l’autorizzazione dell’utente prima di usare la videocamera e il microfono del Mac o di accedere a dati personali come la cronologia di Mail e il database dei messaggi.

Lo sviluppo si è concentrato principalmente sulla protezione dei dati e sull’impedire il tracciamento della navigazione Screenshot

Quella che consente di registrare degli screenshot è funzione molto comoda, ma forse non tra le più usate. Con macOS Mojave le cose potrebbero però cambiare perché la funzione evolve e diventa più versatile, ma anche più completa. Nella nuova versione del sistema operativo gli screenshot offrono nuovi controlli on-screen per accedere facilmente a tutte le opzioni e, soprattutto, introduce anche la capacità di registrare video. Un workflow semplificato consente di condividere gli screenshot senza creare disordine sulla Scrivania.

Acquisire screenshot non è più una questione di combinazione di tasti, ma diventa una precisa funzione con una serie di opzioni Continuity Camera

Molto comoda, la funzione Continuity permette di iniziare un’attività su un dispositivo (per esempio un iPad) e completarla su un altro (per esempio su un Mac) senza soluzione di continuità, ripartendo esattamente dal punto in cui la si è lasciata. Allo stesso modo, la nuova funzione Continuity Camera consente agli utenti Mac di scattare una foto o acquisire un documento nelle vicinanze con il loro iPhone o iPad e visualizzarlo all’istante sul Mac.

La foto scatta con l’iPhone è immediatamente trasferita sul Mac

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Servono i big data per controllare i costi della sanità

01net - 11 giugno, 2018 - 08:03

L’Unione Europea investirà 24 miliardi di dollari in intelligenza artificiale entro il 2020, cercando di recuperare il ritardo rispetto all’Asia e agli Stati Uniti, che attualmente investono più del triplo rispetto al Vecchio continente.

Tra i settori che trarranno i maggiori benefici dalla promozione dello sviluppo dell’intelligenza artificiale vi è quello sanitario, un settore che si affida sempre più ai big data. Secondo un recente rapporto di Bri Research, i big data del mercato sanitario raggiungeranno 68,75 miliardi di dollari entro il 2025, con una crescita del 22,3% tra il 2017-2025.

Il rapporto è stato pubblicato prima che l’Ue annunciasse investimenti per 24 miliardi di dollari nell’Ia; pertanto, il numero previsto di investimenti nel settore sanitario potrebbe essere ancora più elevato.

A livello regionale, il Nord America è il più grande mercato di big data nel settore sanitario e si prevede che raggiungerà i 31,12 miliardi di dollari entro il 2025 – con gli Stati Uniti che fanno la parte del leone, con il 91% della spesa nordamericana proveniente dal paese nel 2017.

Il mercato dei dati sanitari si sta aprendo rapidamente, con l’emergere di nuove opportunità in molti settori della sanità. Ibm attraverso Watson Health è stata in grado di studiare, valutare e classificare i grandi sistemi sanitari. Ibm ambisce a diventare un nome familiare negli ospedali di tutto il mondo. Tra gli obiettivi, la creazione di un sistema per memorizzare e condividere i dati delle immagini e collegarli con la cartella clinica del paziente nel sistema dell’organizzazione.

Ma non è solo negli ospedali che i dati dei pazienti vengono sfruttati e monetizzati. Per esempio, Eyecarrot Innovations ha sviluppato Binovi Cloud per generare dati costruiti per assistere i vision care provider con un sistema di screening universale che utilizzava un dispositivo mobile e una piattaforma cloud Saas per i professionisti del settore oculistico per eseguire gli esami necessari.

L’emergere di servizi basati sul cloud e di modelli di abbonamento ha notevolmente ridotto gli investimenti iniziali e lo sviluppo di infrastrutture necessari per la gestione dei dati di grandi dimensioni. Pertanto, con i notevoli investimenti e i progressi che saranno realizzati nell’Ia, un aumento del tasso di adozione dei dispositivi indossabili, della mHealth e dei servizi di eHealth potrebbe solo aumentare ulteriormente la quantità di dati dei pazienti disponibili per la ricerca.

Secondo Bri Researchi big data del mercato sanitario saranno guidati dall’urgente necessità di controllare l’aumento dei costi sanitari e di migliorare i risultati per i pazienti e la gestione delle risorse. I servizi di analisi hanno fatto la parte del leone con 5,80 miliardi di dollari nel 2017. L’analisi clinica sarà una priorità d’investimento per la maggior parte degli ospedali a causa dei requisiti normativi per fare un uso significativo dei dati sanitari, la necessità di ridurre gli errori medici, e per migliorare la gestione della salute della popolazione.

 

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Clairy, la startup italiana per l’aria pulita ha conquistato il mondo

01net - 8 giugno, 2018 - 11:48

Clairy è una startup italiana che dal 2016 sviluppa prodotti ibridi e sostenibili per la purificazione dell’aria di ambienti indoor, ha convinto il mercato con il vaso intelligente che purifica l’aria raccogliendo in 45 giorni oltre oltre 5000 preordini su Kickstarter, per un valore superiore 900 mila dollari.

Clairy nasce dall’idea di Paolo Ganis, Alessio D’Andrea e Vincenzo Vitiello che, partendo dal progetto di tesi di quest’ultimo hanno progettato una soluzione tecnologica e di design che innova il concetto di vaso per piante per abbattere l’inquinamento indoor e controllare l’aria che direttamente dallo smartphone.

Le potenzialità di Clairy sono state riconosciute anche dall’Unione Europea che le ha destinato investire, il progetto Horizon 2020 SME, 2 milioni di euro.

Il finanziamento ha consentito ai tre imprenditori di far crescere il team a sedici persone e far diventare l’idea un prototipo ed il prototipo un prodotto già scelto da oltre 5mila persone in 50 paesi del mondo in soli 45 giorni.

L’azienda si è impegnata a piantare 10 alberi per ogni Natede venduto. Quindi on i soli preordini di Kickstarter Clairy donerà 50.000 alberi.

Come funziona Natede

L’idea di Natede è di esaltare le proprietà naturali delle piante, cosa impossibile con i vasi per piante comuni. L’innovativo design interno del NATEDE, unito all’unità tecnologica ed ai biomateriali utilizzati fanno di questo prodotto un’eccellenza del design, della sostenibilità e del made in Italy.

Non a caso infatti NATEDE lo scorso maggio è stato premiato al Bosch Pitching Challenge durante la celebre Conferenza Pioneers di Vienna, dove startup e finanziatori si incontrano. Il premio di Bosch è una autorevole ulteriore validazione del lavoro del team Clairy.

Esperimenti e stress test condotti nei laboratori Linv e Pnat dell’Università di Firenze hanno dimostrato che Natede elimina fino al 93% dei Cov (composti organici volatili) e fino al 99% di virus e batteri in 9 ore in una stanza di circa 36 metri quadri. Il purificatore d’aria più green di sempre, inoltre, è dotato di sensori avanzati che monitorano i livelli di inquinanti, incluso il monossido di carbonio ed il PM 2.5, la temperatura e l’umidità, ed ha anche un innovativo filtro fotocatalitico che non necessita di sostituzione.

Natede è collegato a una app che permette all’utente di tenere sotto controllo su ogni dispositivo la qualità dell’aria ed è compatibile con i nuovi dispositivi per la smart home di Google e Amazon, Home ed Echo.

Il ceo di Clairy Paolo Ganis è stato invitato al prossimo evento pre – G20 di luglio a Riyadh per trattare i temi dell’innovazione e dell’imprenditorialità giovanile: «Coglierò l’occasione per trattare un tema come quello della qualità dell’aria a noi così caro nell’ottica del benessere futuro», ha detto in una nota.

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Qualche lezione di automazione per la funzione finanziaria

01net - 8 giugno, 2018 - 11:08

L’ automazione è uno strumento importante per la finanza, perché la funzione riceve ed elabora le transazioni di una miriade di fornitori e clienti in diversi formati.

Dopo aver convertito tutte queste transazioni in dati, la finanza può condurre analisi e, in ultima analisi, trarre intuizioni che guidano il processo decisionale.

La funzione finanziaria occupa quindi un posto di primo piano nei piani di automazione delle organizzazioni.

Ai professionisti della tecnologia, questo potrebbe sembrare controintuitivo: dopo tutto, le funzioni di back office non sono spesso le prime a beneficiare degli investimenti in tecnologie digitali avanzate. Ma l’era dell’automazione intelligente offre l’opportunità di cambiare questo stato di cose.

La metà o quasi dei dirigenti finanziari intervistati da Capgemini ha dichiarato che il proprio team ha fatto molto per automatizzare completamente o quasi tutti i singoli processi. Quasi sette su dieci ritengono che questi e altri processi possano essere completamente o quasi automatizzati nell’arco di tre anni.

Le aspettative dei leader finanziari nei confronti dell’automazione sono elevate. Più della metà del gruppo di indagine – il 56% – ritiene che si tratti di uno sviluppo ad alto impatto per la funzione finanziaria, che influirà su molti dei suoi carichi di lavoro.

L’automazione è in grado di soddisfare le aspettative dei dirigenti finanziari in termini di ritorno sull’efficienza e risparmio sui costi.

Ma può aiutarli a raggiungere il loro obiettivo più ambizioso di elevare il profilo della funzione finanziaria come generatore di intuizioni per il resto del business?

Non molti dei dirigenti finanziari che hanno partecipato al recente studio di Capgemini guardano molto lontano.

La maggior parte sono focalizzati, per ora almeno, sull’utilizzo dei pilot per ottenere un quadro chiaro di ciò che le tecnologie di automazione possono fare, e sul consolidamento dei profitti che si stanno accumulando.

Il gruppo più avanzato dell’indagine, tuttavia, si aspetta che entro tre anni l’automazione lo aiuti a migliorare l’esperienza dei propri clienti e ad aprire nuove prospettive a vantaggio del business, in parte liberando il personale finanziario dall’impegno in attività a più alto valore aggiunto. I team finanziari stanno costruendo questa base un passo alla volta, piuttosto che in un “big bang”.

Le lezioni di automazione per le aziende

E la loro esperienza offre alcune lezioni per le aziende che stanno iniziando il proprio percorso di automazione finanziaria:

Pensare all’automazione prima di tutto, tradizionalmente, pensiamo alle persone e agli aggiramenti manuali come alle soluzioni ai problemi. Se vale la pena cambiare il processo, vale la pena pensare a come modificarlo in modo sostenibile e a come l’automazione può contribuire a migliorare i risultati.

La standardizzazione si presta a processi già altamente standardizzati. Le organizzazioni dovrebbero evitare di considerare l’automazione come una soluzione per le aree in cui non sono riuscitei a standardizzarsi. In definitiva, il premio più importante verrà da una combinazione di standardizzazione e automazione.

Automatizzare al proprio ritmo, ma non in modo isolato: i pilot iniziali possono essere protetti, ma mantenere aggiornati altri reparti sui progressi finanziari dell’automazione darà i suoi frutti. L’IT dovrebbe ovviamente avere una visione dei primi sforzi, ma dato il peso dei dati di front-office e di altri dati di back-office nei processi finanziari, dovrebbero avere lo stesso peso anche altri dipartimenti.

Generare conoscenze a partire dai dati: i robot più efficaci saranno quelli che si basano su una gestione intelligente delle conoscenze. L’archiviazione e il recupero dei dati sono fondamentali a tal fine e dovrebbero comportare l’uso di un archivio centrale. L’applicazione di tecniche di intelligenza artificiale alla gestione delle conoscenze consentirà a sua volta di potenziare le capacità dei robot.

 

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Microsoft colloca i data center in mare per raffreddarli

01net - 8 giugno, 2018 - 11:05

Project Natick è un’iniziativa di Microsoft che ha come obiettivo installare e gestire data center sott’acqua.

Nella Fase 1 del Project Natick, Microsoft ha verificato la fattibilità del progetto; ora l’azienda ha annunciato la Fase 2.

Questa servirà al team per monitorare il funzionamento del data center e valutare la praticabilità. Tale praticabilità deve essere verificata sia da un punto di vista economico, sia ambientale e logistico.

La fase sperimentale era stata avviata nel 2015 negli Stati Uniti, a un chilometro dalla costa Pacifica. Project Natick ora raggiunge l’Europa, con l’implementazione di un data center sottomarino al largo delle Isole Orcadi, a nord della Scozia.

Project Natick, i data center sottomarini

Il presupposto del progetto sta nell’importanza che il cloud computing ha assunto non solo sotto l’aspetto tecnologico. I data center hanno al giorno d’oggi un ruolo cruciale anche dal punto di vista della crescita economica.

Le aziende sono alla continua ricerca di soluzioni per lo storage dei dati affidabili e dalle prestazioni elevate. Allo stesso tempo, c’è la necessità che tali soluzioni siano sostenibili dal punto di vista ambientale. È questo che ha spinto Microsoft a sviluppare Project Natick.

Con Project Natick l’azienda cerca di offrire una risposta a questi problemi. Il progetto implementa data center in container che, immersi, possano beneficiare di energia rinnovabile. Possono inoltre essere raffreddati in modo semplice ed ecologico, risultando effettivamente a emissioni zero.

Grazie al posizionamento in acqua, è anche più facile che siano vicino agli utenti finali. Microsoft cita dati secondo i quali oltre la metà della popolazione vive entro i 200 km dalla costa. In questo modo si aumentano anche le prestazioni, riducendo il tempo di latenza. Si abbassa cioè il tempo richiesto ai dati per viaggiare dalla fonte alla destinazione.

Quindi non solo si raggiunge l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale dei datacenter. Ma si ottiene anche l’opportunità di offrire servizi migliori alle aziende e ai privati.

Maggiori informazioni sul Project Natick e video del progetto sono disponibili sul sito dedicato da Microsoft all’iniziativa.

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BlackBerry KEY2, con la tastiera, ma doppia fotocamera

01net - 8 giugno, 2018 - 10:57

TCL Communication, produttrice su licenza per il marchio BlackBerry, rilancia il brand con il nuovo BlackBerry KEY2. Si tratta del più avanzato smartphone BlackBerry prodotto finora, che abbina elementi di novità a peculiarità iconiche del marchio. Tra queste ultime, naturalmente la tastiera fisica, che tanto caratterizza BlackBerry sia dal punto di vista funzionale sia del design.

Allo stesso tempo, il nuovo smartphone presenta caratteristiche mai viste prima su un dispositivo BlackBerry. Il nuovo BlackBerry KEY2 funziona con il sistema operativo Android 8.1 Oreo. Inoltre, è il primo smartphone del marchio a essere equipaggiato con una fotocamera posteriore doppia.

BlackBerry KEY2: la tradizione si rinnova

Il design presenta una cornice in alluminio e un retro soft touch, per una presa sicura e comoda. Lo smartphone è dotato di un display touchscreen da 4,5” con schermo Corning Gorilla Glass 2.5D. La tastiera, elemento iconico del marchio, è stata migliorata. L’altezza dei tasti è aumentata del 20% e il design complessivo è stato ottimizzato dal produttore. Un lettore di impronte digitali è integrato nella barra spaziatrice. La tastiera acquisisce inoltre il nuovo tasto Speed Key che consente l’accesso rapido a diverse funzioni del dispositivo. Sono disponibili poi altre 52 scelte rapide personalizzabili per aprire le app più utilizzate e per altre operazioni comuni.

Dal punto di vista della dotazione hardware, BlackBerry KEY2 dispone di 6 GB di memoria RAM. È proposto in due varianti da 64 GB e 128 GB di memoria, espandibili tramite MicroSD. È potenziato da un processore Qualcomm Snapdragon e per la ricarica è dotato di Qualcomm Quick Charge 3.0.

Il comparto fotografico è quello che ha probabilmente conosciuto il maggior intervento di rinnovamento. BlackBerry KEY2 dispone di una fotocamera posteriore doppia, per la prima volta su uno smartphone BlackBerry. Le due fotocamere da 12 MP offrono il bilanciamento del bianco automatico e la messa a fuoco automatica più rapida. La stabilizzazione dell’immagine è stata migliorata e sono state introdotte nuove modalità di acquisizione. Ci sono ad esempio la modalità Ritratto, per foto ritratto ottimizzate. BlackBerry KEY2 integra anche Google Lens, che permette di cercare informazioni su cose e oggetti a partire da una foto.

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito del produttore.

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La nuova tecnologia trova posto al ristorante

01net - 8 giugno, 2018 - 10:51

Distinguiamo fra agrifood tech e food tech: mentre il primo termine accomuna le centinaia di startup che stanno lavorando per aumentare le risorse alimentari del pianeta, il secondo riguarda la tecnologia che si fa largo nel tradizionale ristorante.

Un buon punto di osservazione globale per questo secondo segmento è il National restaurant association show di che si è svolto recentemente a Chicago.

La fiera mette in mostra nuove tecnologie che possono per esempio aumentare la produttività del ristorantei e dei locale in genere. È il caso di Barsys, pioniere della tecnologia e della mixology, ha reso il concetto più accessibile grazie allo smart cocktail maker.

Le macchine per i cocktail

Un modello base della macchina Barsys può contenere fino a cinque distillati base e tre miscelatori, e impiega circa 25-45 secondi per creare un cocktail.

Gli utenti possono controllare le ricette di bevande del sistema e programmarle (fino a duemila) tramite un’applicazione corrispondente. Il sistema fornirà inoltre raccomandazioni in base alle preferenze dell’utente e alla cronologia.

Una versione d’elite più veloce ha anche una stazione di bottiglie gassate per servire cocktail frizzanti. Barsys sostiene che l’utilità della macchina è da vedere più sul lato dell’acquisizione dei dati per inventario e le tendenze di consumo rispetto alla sostituzione dei barmen.

Somabar è un’altra macchina da cocktail con connessione Wifi in grado di contenere liquori e mixer e preparare fino a trecento ricette. Somabar utilizza una “tecnologia proprietaria di miscelazione statica” per garantire che ogni bevanda sia miscelata in modo corretto e proporzionale e, come Barsys, formula anche raccomandazioni basate sulle ricette di bevande programmate in precedenza dall’utente.

Nell’Illinois si è parlato anche dei servizi di consegna dei piatti del ristorante. Ci stiamo dirigendo verso un mondo fatto di on-demand in cui ristoranti e servizi di terze parti si aiutano a vicenda per aumentare i margini di profitto, e il cibo di alta qualità arriva sempre a portata di mano in modo rapido ed efficiente.

Ma, a parte il problema delle consegne che incidono dal 15 al 40% dell’importo degli ordini, rischiando di non essere convenienti soprattutto per i piccoli locali, c’è da segnalare l’iniziativa di Apex che ha presentato la sua stazione di ritiro self-service automatizzata per alimenti.

L’Apex Hot-Holding Device è fondamentalmente un armadietto per alimenti a due lati che consente agli operatori di caricare cibo caldo da un lato e di avvisare il cliente, che riceve un codice di prelievo che vale solo per lui come succede per il ritiro dei pacchi di Amazon.

Questo significa che si può ordinare, pagare e prendere un ordine senza mai interagire con un altro essere umano. E’ una evoluzione ulteriore del cibo già pronto.

L’altra versione della stazione Apex consente una precisione di ordinazione ancora maggiore: è un sistema di scaffalatura che utilizza la tecnologia beacon per rilevare i dispositivi mobili dei clienti.

Una volta che quel particolare cliente entra nel ristorante e viene rilevato, lo scaffale che contiene l’ordine si accende. Non c’è codice da inserire.

 

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watchOS 5 trasforma Apple Watch in un walkie-talkie

01net - 8 giugno, 2018 - 10:00

Anche watchOS 5 ha meritato un posto tra i protagonisti, sul palcoscenico del keynote della Worldwide Developers Conference 2018. Tutte le piattaforme software della Mela sono pronte per il prossimo aggiornamento. Abbiamo visto le anteprime di iOS 12, macOS Mojave, tvOS 12, e Apple Watch non è da meno.

watchOS 5 sarà disponibile in autunno come aggiornamento gratuito per Apple Watch Series 1 e successivi. L’update richiederà un iPhone 5s o successivo con iOS 12. watchOS 5 non sarà disponibile sull’Apple Watch originale. Tra le nuove nuove funzioni in arrivo: le sfide di Condivisione attività, il rilevamento automatico dell’allenamento e Walkie-Talkie.

watchOS 5 è più attento alle nostre attività

Uno dei campi in cui gli smartwatch sono maggiormente utilizzati è quello degli allenamenti e delle attività fisiche. watchOS 5 permetterà di invitare altri utenti Apple Watch a partecipare a sfide di Attività della durata di sette giorni. Un’altra novità interessante è il rilevamento automatico dell’allenamento. Il rilevamento è anche retroattivo, per non farci perdere della preziosa attività di allenamento nei report. Inoltre Apple Watch invia un promemoria per terminare le sessioni di allenamento dopo un periodo di inattività, se ce ne dimentichiamo.

Sempre in tema di allenamenti, viene introdotto il supporto per le nuove attività Yoga e Hiking. Queste si uniscono ai 12 tipi di allenamento già disponibili. Per gli appassionati di corsa watchOS 5 offrirà nuove funzioni. Tra queste, una nuova misurazione della cadenza (passi al minuto) per le corse e le camminate outdoor e indoor. Un nuovo allarme nelle corse outdoor avvisa quando il ritmo è inferiore o superiore al valore scelto come target. Una nuova misurazione, Rolling Mile Pace, offre poi ai runner la possibilità di vedere il passo tenuto nell’ultimo miglio.

Non solo allenamenti

Oltre alle attività per l’allenamento fisico e il benessere, ci sono novità anche nel campo delle comunicazioni. watchOS 5 introduce una opzione che promette di rivelarsi utile e divertente: Walkie-Talkie. Ebbene sì, si tratta di un metodo di comunicazione semplice e veloce, che in molti provocherà un tocco di nostalgia.

Apple Podcast sbarca su Apple Watch, per riprodurre i podcast del catalogo usando Siri. Rimanendo in tema dell’assistente virtuale, il quadrante di Siri è aggiornato e migliorato. Così come sono state migliorate anche le notifiche delle app.

Maggiori informazioni sull’aggiornamento watchOS 5 per Apple Watch sono disponibili su questa pagina del sito Apple.

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OneDay e Pitti, la digital transformation applicata

01net - 8 giugno, 2018 - 09:08

Una ricerca di Talent Garden sulla digitalizzazione delle Pmi italiane ha messo a fuoco alcune case study che mostrano il percorso di alcune aziende verso la digital transformation.

La prima è OneDay è una capogruppo che offre supporto finanziario e operativo alle sue società partecipate e controllate, condividendo competenze in vari ambiti tra cui marketing e digital. L’azienda è presente in vari settori del mercato, tra cui editoria (ScuolaZoo), turismo (Travel4Target) e comunicazione (ZooCom, Dreamset). OneDay, costituita nel 2016, ha un’unica sede situata a Milano, in cui operano 89 dipendenti con un’età media di 27 anni. Nello scorso esercizio (2017), ha registrato una crescita del fatturato annuo arrivando fino a 11 milioni di euro: di questi, i ritorni più elevati sono stati fatti da WeRoad, un business appena entrato in OneDay che tratta viaggi per millennial in giro per il mondo.

OneDay sceglie il lavoro da remoto

Essendo un’azienda nata nell’era digital e sfruttando i propri canali, non ha avuto modo di percepire negli ultimi anni grandi cambi di organizzazione, ottimizzazione e automazione. Inoltre ha adottato un sistema che prevede di poter testare un nuovo metodo, una nuova app o un nuovo software appena viene immesso sul mercato.

Se gli esperimenti portano a miglioramenti significativi, vengono introdotti in pianta stabile nei diversi processi aziendali. In caso contrario, si torna a utilizzare metodi o strategie precedenti. Un esempio di approccio innovativo da loro adottato è lo smart working, grazie al quale viene data la possibilità a tutti i dipendenti di poter scegliere il luogo di lavoro ideale.

L’unica eccezione a questa regola avviene per un nuovo assunto, il quale viene coinvolto per un periodo di tempo iniziale nella sede al fine di potersi integrare con il team. L’obiettivo nel lungo termine di OneDay è quello di utilizzare sempre meno gli uffici fisici, facendo gestire ai propri dipendenti i propri task anche da casa.

Per questo viene utilizzato Google Drive per lo scambio di documenti, Whatsapp, Slack, Trello e un gruppo su Facebook per la comunicazione tra dipendenti; WordPress per tutto ciò che riguarda la parte editoriale, Google Keep per lo scambio di note; (Google e Facebook) Analytics per analizzare le statistiche sui visitatori dei vari siti web e social al fine di analizzare i dati per prendere decisioni di business data driven; il Crm con cui possono monitorare gli acquisti e le relazioni con i loro clienti; Zapier per automatizzare le pubblicazioni web; e piattaforme custom come l’ecommerce proprietario dedicato ai viaggi grazie al quale i clienti possono acquistare i servizi pubblicizzati.

Inoltre, OneDay utilizza il cloud per l’archiviazione, l’elaborazione o la trasmissione di dati: l’obiettivo finale è migrare tutti i propri server su cloud. Questo permetterebbe, dal punto di vista del cliente finale, di offrire più servizi online e funzionare con maggior efficacia, mentre dal punto di vista esterno il cloud permetterebbe di gestire al meglio i processi interni, abilitando i dipendenti a una collaborazione semplificata e abbattendo alcuni costi collegati alla gestione dei dati.

Per la parte online di contatto con i clienti e la gestione del funnel, sono utilizzati Facebook, Instagram e Google. OneDay non ha sperimentato invece sistemi come i chatbot, poiché preferiscono avere un contatto diretto con i propri clienti, motivo per il quale è a disposizione un canale dedicato WhatsApp.

Uno dei focus del loro percorso di Digital transformation è riuscire a utilizzare il più possibile servizi di terze parti a consumo (o a performance), cioè servizi che implicano il pagamento da parte dei clienti solo per ciò che viene effettivamente utilizzato. Tra i progetti in cantiere, ad esempio, OneDay vorrebbe offrire ai propri dipendenti l’utilizzo di auto in car sharing da pagare solo in caso di utilizzo. L’azienda possiede una figura dedicata alla digitalizzazione dei processi aziendali, rappresentata da un chief digital officer. Il tasso di crescita medio del gruppo OneDay, che si attesta al 40%

La fiera online di Pitti Immagine

Pitti Immagine è invece un’impresa che organizza manifestazioni per la promozione del Made in Italy nella moda e del lifestyle. Realizza alcune delle manifestazioni principali a livello internazionale tra cui Pitti Uomo, Bimbo e Filati.

La sede principale è a Firenze, città in cui due volte all’anno vengono organizzate le manifestazioni; è presente anche un ufficio a Milano e il personale impiegato è di circa 55 persone, ma durante la fase di organizzazione e dell’evento si arriva anche a 80 collaboratori. Nell’anno 2017 il fatturato è stato di circa 40 milioni di euro.

Pitti Immagine è stata una delle prime realtà nel settore fieristico ad adottare strumenti di virtualizzazione a supporto dell’organizzazione e della gestione delle manifestazioni.

Nella fase di organizzazione dell’evento, le attività chiave sono la gestione del rapporto con gli espositori e il processo di selezione e validazione degli stessi. In un’ottica di una gestione più efficace ed efficiente di questi processi, Pitti ha sviluppato un’interfaccia digitale frontend accessibile a tutti gli stakeholder. Il portale permette di validare la propria presenza e di gestire tutto il processo con gli espositori, dal contratto fino all’assegnazione dello spazio.

Una volta eseguita l’autenticazione, l’interlocutore può richiedere servizi e accedere in qualunque momento a informazioni, regolamenti, gestione dei nominativi dei dipendenti e badge, come pure tutta la parte amministrativa relativa a fatturazione e pagamenti. La stessa piattaforma è anche il mezzo di gestione dei rapporti con i buyer e con la stampa dalla quale si possono acquistare i biglietti, scaricare materiale informativo e contenuti digitali degli espositori in maniera autonoma e flessibile.

A fianco di queste iniziative di supporto per il business era fondamentale disporre di uno strumento digitale di emissione dei biglietti. Per questo Pitti ha lanciato la app PittiSmart dedicata ai visitatori come principale canale per l’acquisto dei biglietti ma anche a supporto della visita della manifestazione.

Un altro aspetto è la gestione degli ingressi. Pitti ha così sviluppato, oltre alle procedure di registrazione per le varie categorie, un sistema di controllo accessi con monobraccio dotato di tecnologia avanzata e innovativa. Per prolungare l’esperienza della manifestazione, è stata sviluppata e-Pitti, una piattaforma digitale che permette di poter navigare tra gli stand allestiti in manifestazione e mostrare i prodotti presentati dagli espositori, dando così la possibilità anche a coloro che non hanno partecipato alla fiera di esplorare le collezioni.

Pitti Immagine ha elaborato soluzioni proprietarie che hanno snellito la gestione di processi fondamentali e che sono un fattore differenziante per l’azienda. La gestione elettronica della biglietteria e PittiSmart hanno consentito ai partecipanti di acquistare i biglietti direttamente tramite l’app, mentre l’azienda ha beneficiato di un’ottimizzazione dei tempi di registrazione evitando il formarsi di code, garantendo nuove funzionalità e un’esperienza più piacevole al visitatore.

Nel futuro digital Pitti Immagine prevede di dotare sempre di più le risorse interne di strumenti innovativi al fine di migliorarne il loro lavoro, innalzarne il livello di produttività e soprattutto consentire loro di dedicare più tempo ad attività di ricerca e sviluppo, strategiche per l’azienda.

A oggi è già stata avviata la ricerca di tool per la social collaboration che consente di agevolare il lavoro di team eterogenei tramite la condivisione in tempo reale delle informazioni. Tra le dimensioni di valutazione di tali strumenti avranno un peso rilevante il livello di sicurezza dei dati garantito e il grado di integrazione con le piattaforme già oggi in utilizzo nell’azienda.

 

 

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Agrifood tech, le sfide per il settore lattiero-caseario

01net - 8 giugno, 2018 - 08:08

Per l’ agrifood tech negli Usa il 2017 è stato un anno caldo, con 10,1 miliardi di dollari investiti in 994 operazioni nel 2017, secondo AgFunder.

All’interno del settore c’è un comparto, il lattiero-caseario che sta vedendo diminuire il reddito medio prodotto dagli animali dal 2014.

Per questo gli operatori del settore lattiero-caseario hanno la necessità di essere di essere più precisi, agili e reattivi ai cambiamenti.

Con i margini di profitto sotto pressione per molti produttori l’appetito per le tecnologie che non portano a un ritorno sugli investimenti chiaro e a breve termine è limitato.

Una notevole eccezione al Roi immediato è rappresentata dagli investimenti nell’infrastruttura di raccolta dati, come la connettività a livello di azienda agricola, che consente ai sensori e ai dispositivi di immettere dati nei sistemi di analisi.

Per realizzare la promessa dell’analisi dei dati, del machine learning e di tutte le sofisticate tecnologie di supporto alle decisioni, le aziende devono quindi prima affrontare gli ostacoli alla raccolta e alla pulizia dei dati.

Le mucche possono fisiologicamente dire cosa e come si sentono, ma i dati oggi non vengono raccolti in modo olistico, così da poter fornire informazioni ai produttori. C’è ancora molto lavoro da fare.

Verso le latterie digitali

Per compiere il salto progressivo verso latterie digitali più basate sui dati, spesso mancano ancora alcuni elementi di base il mancato collegamento fra i dati finanziari e quelli relativi all’attività di produzione.

Esiste un’immissione incoerente di dati a livello di campo o di fienile nei dispositivi digitali. Non è possibile migliorare ciò che non si misura. La connettività di rete, trattandosi di zone rurali, è spesso inadeguata o la mancanza di applicazioni che mettano in cache i contenuti offline fino al ripristino della connettività è un problema. La mancanza di norme sui dati aperti aggrava la difficoltà di adottare nuove tecnologie.

Gli attuali metodi di conservazione dei dati, come il taccuino, o decenni di memoria, sono solo una parte della sfida. Anche la conservazione informatizzata dei documenti, architettata decenni fa, non è riuscita ad evolversi con la tecnologia moderna.

Eppure, nell’economia in generale, la tecnologia di nuova generazione ha reso il software e le applicazioni più agili, flessibili e accessibili (e meno costosi). In effetti, i dati di base che sono così preziosi per lo sviluppo dell’ecosistema delle tecniche per l’allevamento di solito rimangono troppo difficili da accedere, non fornendo quindi ai produttori le conoscenze approfondite di cui hanno bisogno.

Tenendo presente che molte delle stesse barriere all’adozione della tecnologia esistono nel bestiame come in altri prodotti di base, vi sono alcune considerazioni strutturali uniche che ne fanno un mercato di destinazione attraente per gli investitori e i tecnologi.

L’industria lattiero-casearia è ben posizionata per sfruttare le tendenze di investimento nel più ampio panorama Agrifood Tech.

Nel settore lattiero-caseario esiste già l’adozione di una tecnologia; i grandi archivi di dati devono ancora essere sbloccati perché la digitalizzazione di base e la conservazione dei dati sono inaccessibili; è presente la pressione economica che determina la necessità di una maggiore precisione e di una riduzione dei costi; acquisire una consapevolezza della situazione in tempo reale può aiutare a eliminare le opportunità di guadagno perse.

Poiché i dati finanziari non sono ancora adeguatamente collegati all’attività o ai dati di produzione, mancano ancora i collegamenti critici necessari per sbloccare il valore della tecnologia. Ciò richiederà una maggiore integrazione, collaborazione e acquisizioni strategiche tra le diverse categorie di tecnologie per l’allevamento.

Le prospettive sul mercato sono decisamente positive, date le tendenze tecnologiche alla base del machine learning, dell’intelligenza artificiale, della mobilità e della potenza del cloud computing.

Detto questo, l’ecosistema è ancora giovane e per molti versi in un momento critico in cui le decisioni sugli standard e sulla digitalizzazione di base potrebbero diventare un fattore abilitante o inibitore a breve termine.

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Monitoraggio completo delle infrastrutture per digitalizzare il settore sanitario

01net - 8 giugno, 2018 - 07:41

Con l’avvento della digitalizzazione, le aspettative dei medici relativamente alla possibilità di avere un accesso completo ai dati dei pazienti stanno cambiando.

Desiderano infatti di poter disporre di tutti i dati e le informazioni dei pazienti quali dati personali, cartella clinica, diagnostica per immagini o risultati di eventuali analisi di laboratorio.

Fino a oggi, sistemi quali dispositivi di imaging, sistemi di archiviazione di immagini e sistemi di comunicazione e informatici sono nelle mani di pochi reparti specializzati.

Immaginate questa situazione: un paziente si trova nello studio del medico in attesa dei risultati delle radiografie, ma l’immagine non arriva al tablet del medico. Quest’ultimo domanda al reparto se l’apparecchio per le radiografie funziona. Se sì, può controllare il PACS e il RIS, seguiti dal server di comunicazione.

Una volta verificato che dal lato medico tutto è perfettamente funzionante, si può rivolgere al dipartimento informatico e chiedere al team IT di indagare sull’errore. Uno switch o un firewall sono interrotti o c’è un problema nel trasferimento dei dati?

A questo punto, diverse persone sono state coinvolte, rendendo l’intero procedimento tedioso e inefficiente. Immaginate se la questione fosse più urgente che determinare la sede di una frattura al braccio di un paziente.

Questo percorso dal problema alla soluzione (da noi volutamente leggermente esagerato), può sempre essere semplificato introducendo un sistema per il monitoraggio dell’intera infrastruttura. Il monitoraggio di rete esiste da diverso tempo, non è una novità, ma molte delle soluzioni oggi disponibili non sono in grado di integrare i dispositivi medici nel monitoraggio.

Le difficoltà si evidenziano quando ci rendiamo conto che le comunicazioni in reti IT tipiche si svolgono tramite protocolli quali SNMP o WMI, mentre le informazioni provenienti dai dispositivi medici presenti negli ospedali sono principalmente scambiate tramite DICOM o HL7.

Il server di comunicazione centrale rappresenta il ponte tra queste due reti.

Accede a sistemi diversi tramite interfacce: ad esempio prepara e fornisce dati provenienti dal sistema informativo radiologico (RIS), dal sistema informativo ospedaliero (HIS), dal sistema di gestione di laboratorio (LIMS) e dal sistema per l’archiviazione e la comunicazione delle immagini (PACS).

Questi canali di comunicazione possono anche essere utilizzati per interrogare i vari stati di sistema dei dispositivi collegati, rendendo possibile un monitoraggio attivo in primo luogo tramite un sistema centrale.

Questa possibilità riguarda anche dispositivi complessi in termini di manutenzione. Il processo, infatti, impiega le misurazioni e i dati provenienti dai sensori e calcola il momento ideale per l’esecuzione della manutenzione, riducendo al minimo i tempi di fermo macchina.

Paessler AG si è assunta l’incarico di combinare questi standard di comunicazione di fatto nel settore sanitario con una soluzione di monitoraggio IT che garantisca un monitoraggio completo e senza soluzione di continuità dell’Internet of Things.

Siete curiosi di sapere in che modo Paessler possa garantirvi questo miglioramento con PRTG Network Monitor?

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Anche il mainframe entra nella sfera di DevOps

01net - 7 giugno, 2018 - 10:45

CA Technologies ha annunciato nuove soluzioni per sfruttare la potenza dei mainframe anche in futuro per nuove applicazioni nell’ambito della Modern Software Factory.

Si tratta di CA Brightside, del nuovo accordo di partnership con Ibm er modernizzare la infrastruttura IT e di CA Mainframe Resource Intelligence, soluzione SaaS che aiuta i clienti a migliorare il ROI per il mainframe attraverso un assessment specifico e consigli per l’ottimizzazione della performance.

DevOps per il mainframe

CA Technologies e Ibm hanno annunciato una partnership strategica per il co-sviluppo e l’offerta congiunta di nuovi servizi per i Cloud Managed Services on z Systems (zCloud) di IBM. La partnership consentirà a chi usa il mainframe per le operazioni di business strategiche di accedere facilmente a servizi di sviluppo, testing, gestione applicativa e conformità normativa nell’ambito dell’offerta zCloud di IBM, per ottenere resilienza operativa, efficienza e agilità della forza lavoro.

Ibm e CA Technologies offriranno una suite di soluzioni software che comprende CA Brightside, inizialmente disponibile su IBM zCloud, che renderà facile integrare il mainframe nei flussi di lavoro DevOps dell’azienda.

CA Brightside è una soluzione progettata per accrescere la produttività dei team di sviluppo, mettendoli in condizione di controllare, elaborare e progettare per il mainframe utilizzando i più comuni strumenti open-source, come avviene per qualsiasi altra piattaforma cloud.

Chi utilizza i Cloud Managed Services su z Systems potrà sfruttare anche i tool di CA per ridurre i costi, accelerare il deployment delle applicazioni e integrarsi con CA Brightside per sviluppare facilmente applicazioni sfruttando i tool open-source esistenti come Jenkins, Gradle e IntelliJ attraverso un’interfaccia a riga di comando; CA Service Virtualization per testare e modificare rapidamente le applicazioni in loco, rendendo più facile alle aziende l’esecuzione di test mainframe e lo sviluppo su cloud; CA Mainframe Operational Intelligence per monitorare le applicazioni su cloud e integrarle in soluzioni preesistenti di Digital Performance Management; CA Data Content Discovery per individuare, classificare e proteggere i dati allo scopo di tutelare le informazioni personali dei clienti e garantire la conformità alle normative.

Il software e i servizi sono a disposizione di tutti i clienti di Ib Managed Cloud Services for z Systems in Nord America; entro la fine del 2018 saranno introdotti anche nel resto del mondo.

Automazione per il ROI del mainframe

CA Mainframe Resource Intelligence è la prima soluzione che aiuta a valorizzare al massimo gli investimenti in mainframe. Grazie alla sua capacità di generare report che comprendono insight immediatamente fruibili ed evidenziano i passaggi pratici da compiere per ottenere risultati concreti nel giro di qualche giorno anziché mesi, questa soluzione di assessment SaaS-based automatizza la scansione e la raccolta di dati eterogenei per valutare e visualizzare potenziali scenari di riduzione dei costi, ottimizzazione e investimento, con risultati potenzialmente notevoli, in quanto una maggioranza significativa dei clienti (78%) ha in progetto di accrescere il MIPS del 10%*, anche se la maggior parte non ha ottenuto un budget aggiuntivo o delle risorse specifiche da poter destinare a tale scopo.

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Red Hat rilascia Fuse 7 e amplia l’offerta iPaaS

01net - 7 giugno, 2018 - 09:46

Red Hat ha annunciato la disponibilità di Red Hat Fuse 7, nuova major release della sua soluzione di integrazione, distribuita e nativa per il cloud. Contestualmente ha presentato una nuova offerta di integrazione Platform-as-a-Service (iPaas), chiamata Fuse Online.

Con Fuse 7 Red Hat estende in modo nativo le funzionalità di integrazione alla piattaforma Kubernetes, Red Hat OpenShift Container Platform.

Fuse offre una soluzione unificata per creare, estendere e implementare servizi di integrazione containerizzata su ambienti hybrid cloud.

Con l’offerta iPaaS, Fuse consente a utenti differenti, come esperti di integrazione, sviluppatori di applicazioni e integratori singoli non-tecnici, di partecipare in modo indipendente al processo di integrazione utilizzando una singola piattaforma, mantenendo la conformità ai processi e alla governance corporate.

La versione più recente introduce un’interfaccia grafica browser-based con funzionalità drag-and-drop low-code, che permette sia agli utenti business che agli sviluppatori di integrare più rapidamente applicazioni e servizi, usando oltre 200 connettori e componenti predefiniti.

Gli elementi sono basati su Apache Camel e comprendono più di 50 nuovi connettori per big data, servizi cloud e endpoint SaaS, che le organizzazioni possono adattare e dimensionare per sistemi legacy, API, dispositivi IoT e applicazioni cloud-native. I clienti possono anche estendere servizi e integrazioni per consentirne l’utilizzo da parte di partner e fornitori indipendenti.

Sfruttando le funzionalità di Red Hat OpenShift Container Platform, Fuse offre una maggiore produttività e gestibilità in ambienti cloud privati, pubblici o ibridi. Questa esperienza nativamente basata su OpenShift consente portabilità di servizi e integrazioni su diversi ambienti runtime e permette a utenti differenti di operare in modo più collaborativo.

Fuse può essere implementato assieme a Red Hat 3scale API Management per aggiungere funzionalità di sicurezza, monetizzazione, limitazione di banda e community ai servizi creati con Fuse o in altro modo.

Insieme a OpenShift Container Platform, Fuse e 3scale API Management rappresentano la base dell’architettura di integrazione agile di Red Hat.

Rilasciato a maggio, 3scale API Management 2.2 ha introdotto nuovi strumenti per la configurazione grafica delle policy, la loro estensione e condivisione, e ha esteso il supporto TLS, allo scopo di rendere più semplice agli utenti business implementare i programmi API delle loro organizzazioni.

Red Hat Fuse 7 è già disponibile per il download ai membri della Red Hat Developer community.

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