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Agrifood tech, la spinta per il made in Italy alimentare

01net - 29 maggio, 2018 - 08:56

Il settore alimentare è uno dei pilastri dell’economia italiana: caratterizzato da una forte innovazione il Made in Italy del food può avvantaggiarsi anche dal fiorire di startup dell’ agrifood tech.

Perché, come ha certificato un’indagine di Simbiosity, società di consulenza, presentata a Seed&Chips questo settore è in forte crescita.

C’è chi si è specializzato nelle serre idroponiche, chi coltiva orti personali, bio, su misura e chi invece punta sulle alghe di acqua dolce. Un settore molto vario presentato a Seed&Chips, evento di riferimento nel campo dell’innovazione che si è svolto recentemente a Milano.

Come osserva lo studio, in questo caso le startup italiane possono trovare terreno fertile perché la loro innovazione viene declinata in un settore tipico per l’Italia e non in uno di quegli ambiti che richiedono una scalabilità mondiale in cui realtà italiane hanno ben poco spazio per emergere. Non devi passare per forza per Google, mentre sarebbe più utile e facile approcciare un nome come Barilla, giusto per fare un esempio.

Il cuore dell’agrifood tech

Secondo la ricerca l’agri-food tech rappresenta per l’Italia circa il 10% delle startup e scaleup.

Si parla di 1.890 imprese su un totale di 18.853 questo perché Simbiosity ha preso in esame le imprese fino a 20 dipendenti, con 10 anni di anzianità e con all’interno connotazioni hi-tech.

Dalla mappa della società di consulenza emerge che il 10% appartiene all’agrifood extended che comprende startup con tecnologie applicabili all’agrifood oltre che dedicate.

Stiamo parlando delle aziende che operano con i droni e che cercano applicazioni in campo agricolo. Di queste, 617 sono quelle definite agrifood core.

Sono queste aziende il cuore dello studio di Simbiosity che ha registrato una crescita del 74% in un anno.

Lombardia (127 società), Emilia-Romagna (69), Veneto (54) e Lazio (50) valgono quasi il 50% di una torta fatta da imprese la cui attività rientra nell’agritech (agricoltura di precisione, droni), nella trasformazione (produzione, packaging), nella distribuzione (e-commerce, delivery), health (biotech per la salute).

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L’intelligenza artificiale piace ai manager ma le aziende sono indietro

01net - 29 maggio, 2018 - 08:18

L’intelligenza artificiale piace alla metà dei manager italiani. Circa il 50%, secondo i dati di uno studio promosso dal K&L Gates Legal Observatory su un campione di 3.000 dirigenti, è convinto che possano portare benefici alle aziende.

Però, per raccoglierne i benefici bisogna affrontare una serie di sfide che scoraggiano un po’ il vertice aziendale. Tanto che per il 59% degli intervistati, aziende e lavoratori non sono ancora pronti a mettersi alla prova con le nuove tecnologie.

Fondamentale è la formazione dei dipendenti

C’è un problema di riorganizzazione aziendale e la formazione dei dipendenti con la necessità di aggiornare le competenze del personale che deve imparare a lavorare con le nuove tecnologie.

Il 19% è convinto che sia un treno da non perdere, il 15% pensa che le nuove tecnologie possano contribuire a migliorare un servizio o un prodotto nell’interesse del consumatore finale, oppure rispondere in maniera adeguata alle esigenze del mercato fidelizzandolo, mentre il 12% la reputa un rischio sia per il business e il lavoro.

Secondo i manager la riorganizzazione aziendale, lo pensa il 34%, è la prima sfida da affrontare. Una necessità che porta consé, ne è convinto il 29%, l’aggiornamento delle competenze professionali dei dipendenti.

Per imparare però ci vuole anche una certa disponibilità (indicata dal 26% degli intervistati) ragionando in termini di maggiore flessibilità (21%). Infine il 19% pensa che la difficoltà principale che i lavoratori dovranno affrontare sarà il dover pensare oltre lo schema della mansione prestabilita, andando oltre la storica concezione del ruolo.

La logistica, per il 57% degli intervistati, è il settore che può maggiormente beneficiare dell’avvento dell’intelligenza artificiale che può migliorare di parecchio la gestione di magazzini e operazioni di trasporto.

Al secondo posto ci sono i servizi finanziari (45%) che possono aumentare la sicurezza e semplificare il contrasto alle frodi.

Il 36% punta sull’automotive pensando alle driverless car. Il 25% ritiene invece che l’intelligenza artificiale possa aiutare il comparto manifatturiero nei processi produttivi, mentre il 18% punta il dito sulla sanità che può velocizzare il lavoro dei medici.

Infine, per il 37% un ruolo decisivo spetta la legislatore che deve produrre regole eque senza frenare la spinta all’innovazione.

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Digitale per il lusso: blockchain fa tracciare i diamanti

01net - 29 maggio, 2018 - 07:18

Il gruppo De Beers ha annunciato di aver tracciato con successo cento diamanti di alto valore, dalla miniera al commercio al dettaglio, attraverso la tecnologia blockchain. L’iniziativa si avvale di una piattaforma denominata Tracr, che è stata realizzata insieme a cinque produttori leader di diamanti: Diacore, Diarough, Kgk Group, Rosy Blue Nn e Venus Jewel.

Tracr funziona come una piattaforma che memorizza Id globali unici per ogni diamante, memorizzando attributi individuali come il carato, il colore e la nitidezza, integrati con i sistemi di registrazione esistenti dei partecipanti.

I dati vengono verificati in ogni fase del viaggio del diamante, “consentendo agli utenti di avere il pieno controllo di ciò che condividono con gli altri partecipanti mediante controlli della privacy”, come afferma De Beers. La piattaforma dovrebbe essere lanciata quest’anno ed essere aperta a tutto il settore.

Blockchain fornisce la garanzia della tracciabilità

Il team di progetto Tracr ha dimostrato di essere in grado di tracciare con successo un diamante lungo la catena del valore, fornendo una garanzia di tracciabilità dei beni in un modo che prima non era possibile“, ha dichiarato in una nota Bruce Cleaver, ceo del Gruppo De Beers.

In origine l’azienda ha reso pubblico il suo progetto pilota blockchain nel tentativo di coinvolgere l’industria in generale nella partecipazione. Rimangono infatti molte preoccupazioni circa l’autenticità e la consegna delle pietre preziose e, in particolare, circa il loro utilizzo per finanziare i conflitti.

Un rapporto investigativo di Global Witness alla fine dello scorso anno ha rilevato che diamanti di sangue provenienti dalla Repubblica Centrafricana (Rca) venivano commercializzati su Facebook.

L’introduzione della blockchain risponde anche al crescente numero di clienti che chiedono garanzie che i diamanti non siano stati utilizzati per finanziare i conflitti.

Oltre a consentire ai consumatori di accertarsi dell’origine delle gemme che acquistano, il sistema potrebbe essere utilizzato per registrare la purezza di ogni pietra così come viene estratta e poi seguirla attraverso le molteplici transazioni che l’hanno portata ai dettaglianti.

Sembra che la piattaforma blockchain non sostituirà l’attuale sistema della società di tracciare le transazioni e l’autenticazione dei diamanti. Sarà invece utilizzato insieme agli strumenti esistenti.

Quella del colosso dei diamanti non è l’unica iniziativa di questo tipo. Il mese scorso è stata lanciata anche TrustChain, un’iniziativa di Ibm a fianco di un consorzio di aziende del settore dell’oro e dei diamanti per confermare la provenienza dei gioielli lungo tutta la catena di fornitura.

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GDPR, i problemi delle authority

01net - 28 maggio, 2018 - 10:07

Nonostante il bombardamento di mail a cui siamo sottoposti in questi giorni relativamente all’applicazione del GDPR, pare che in giro ci siano ancora molte aziende non ancora pronte al nuovo regolamento. E non solo loro.

Fra i primi ci sono proprio i regolatori che dovrebbero supervsionarne l’applicazione. 17 delle 24 autorità che hanno risposto a un’indagine Reuters hanno dichiarato di non disporre ancora dei fondi necessari, o di non avere inizialmente i poteri, per adempiere ai loro obblighi GDPR. “Ci siamo resi conto che le nostre risorse erano insufficienti per far fronte alle nuove missioni date da Gdpr“, ha detto Isabelle Falque-Pierrotin, presidente dell’organismo francese di sorveglianza della privacy dei dati Cnil, in un’intervista.

L’organismo francese, come altri, sta facendo pressione sul suo governo per un aumento sostanziale delle risorse e del personale. Molti organismi di vigilanza non hanno poteri perché i loro governi devono ancora aggiornare le loro leggi per includere le regole a livello europeo, un processo che potrebbe richiedere diversi mesi dopo l’entrata in vigore del GDPR lo scorso 25 maggio.

La maggior parte degli intervistati ha dichiarato che avrebbe reagito ai reclami e li avrebbe esaminati in base al merito. Una minoranza ha dichiarato che avrebbe indagato in modo proattivo sul rispetto delle norme da parte delle imprese e avrebbe sanzionato le violazioni più eclatanti.

GDPR, le aziende sono messe peggio

Anche per quanto riguarda le aziende siamo messi male. Solo il 7% delle aziende è conforme. Lo afferma una survey di Sas (di febbraio) che ha condotto una ricerca internazionale coinvolgendo 183 manager. Il 93% ha ammesso di non essere ancora totalmente conforme al nuovo regolamento. T

uttavia il 46% delle organizzazioni internazionali intervistate ha spiegato che si aspetta di essere conforme alla normativa quando entrà in vigore. Il 53% delle organizzazioni europee intende rispettare tale scadenza, mentre la percentuale scende al 30% per le aziende americane.

Il 58% dei rispondenti totali dispone di un piano in corso di sviluppo per adeguarsi alla normativa e il 35% dichiara di avere l’intenzione di creare uno. Però c’è anche un 4% appartenente all’Unione Europea che ha dichiarato come le proprie organizzazioni non abbiano ancora pianificato lo sviluppo di un processo di adeguamento. Gente che scherza col fuoco.

Secondo la metà degli intervistati europei ha affermato che il Gdpr avrà un impatto significativo sui progetti legati all’Artificial intelligence.

Consensi informati, dettagli sulla profilazione dei dati, necessità di coinvolgimento umano nelle decisioni di Ai sono i tre aspetti che più preoccupano a livello internazionale in relazione ai progetti di Artificial Intelligence.

E per il 75% la normativa avrà un impatto significativo sulle operazioni di It.

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Per il futuro del fintech anche blockchain e quantum computing

01net - 28 maggio, 2018 - 09:02

Un settore in rapida evoluzione che ha visto nascere un ecosistema fatto di startup e investitori e regolatori che spingono e non ne ostacolano lo sviluppo.

È cosi che l’European FinTech Market Outlook, 2018, il report di Frost&Sullivan, descrive lo scenario del fintech. Intelligenza artificiale, machine learning, big data, analytics e IoT sono le principali tecnologie utilizzate dalle società del settore che puntano su soluzioni di facile utilizzo, l’accesso in mobilità e la personalizzazione.

“Per il futuro possiamo prevedere che le aziende FinTech si concentreranno sempre più e parteciperanno alla ricerca e alla dimostrazione proof of concept in tecnologie come blockchain e quantum computing” afferma Deepali Sathe, Senior Industry Analyst, Ict, Frost & Sullivan. “Nel frattempo, gli sviluppi nell’ambito di piattaforme di intelligenza artificiale e Machine learning creeranno nuove allettanti opportunità.”

Nuovi modelli di business per il fintech

Con l’afflusso di startup e di soluzioni innovative che trasformano la catena del valore in segmenti come PayTech e AssicurTech, gli operatori tradizionali del mercato prendono atto della necessità di una maggiore agilità che deve combinarsi con una forte flessibilità resa necessaria dalle frequenti modifiche e gli aggiornamenti delle normative e dei requisiti di conformità, oltre che da eventi come Brexit.

“Nuovi modelli di business e la crescita di soluzioni incentrate sul cliente creeranno opportunità per offrire nuovi servizi o X-as-a-Service (XaaS)“, ha osservato Sathe. “Questi modelli automatizzano i processi e si integrano con l’infrastruttura IT esistente per guidare la crescita complessiva. Inoltre, diversi segmenti di mercato, come le piccole e medie imprese, gli stranieri e le persone con una storia di credito breve, che sono o non sono serviti o non sono serviti, hanno cominciato a offrire ulteriori opportunità di business”.

Le aziende stanno sempre più esplorando opzioni per partnership e investimenti strategici per garantire un time-to-market più rapido e soddisfare le richieste dei consumatori di accesso 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e consentire un approccio omni-canale. Le Api e l’economia condivisa avranno un impatto su scala industriale, in quanto il nuovo ecosistema incoraggia un approccio collaborativo.

Il trasferimento di denaro fra le imprese

Tra i settori che potrebbero essere toccati in profondità dall’avvento del fintech c’è quello del trasferimento di denaro fra le imprese. Un recente studio di mercato di Juniper Research ha rilevato che nel 2017 i bonifici transfrontalieri tra imprese ammontavano a 136 trilioni di dollari. Tuttavia, fino ad oggi, il settore non ha sperimentato l’innovazione start-up e la perturbazione come in altri settori della finanza e del commercio. Detto questo, possiamo anticipare che il 2018 sarà un anno cruciale, in quanto un maggior numero di imprenditori fintech perseguirà questa opportunità non sfruttata in precedenza.

I risultati di nuovi studi hanno concluso che il mercato transfrontaliero dei trasferimenti di denaro tra imprese è maturo per essere inciso in profondità, poiché le nuove tecnologie e le modifiche legislative ridefiniscono le pratiche bancarie tradizionali in tutto il mondo.

“Mentre le banche tradizionali facilitano ancora la maggior parte delle transazioni transfrontaliere B2B, le nuove tecnologie, come i conti virtuali, la fatturazione elettronica e la tecnologia blockchain, aiuteranno le aziende a realizzare soluzioni che consentono di risparmiare tempo, efficienza e trasparenza”, ha dichiarato Lauren Foye, analista senior di Juniper Research.

Secondo le previsioni, la percentuale dei valori dei trasferimenti transfrontalieri tra imprese facilitata dalle nuove start-up fintech e dalle tecnologie dirompenti passerà dal 7,5% nel 2017 – pari a 10,4 trilioni di dollari – al 13,3%, ovvero 29 trilioni di dollari entro il 2022.

Intanto, nel mondo delle startup in Italia sono 235 le imprese che si sono cimentate nell’innovazione del mondo finanziario raccogliendo circa 30 milioni di euro di investimenti. Pwc e NetConsulting Cube le hanno mappate scoprendo che sono più che raddoppiate rispetto al 2015.

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Industria 4.0, al via il credito d’imposta per la formazione

01net - 28 maggio, 2018 - 08:47

In uno degli ultimi atti del governo Gentiloni, i ministri Calenda, Padoan e Poletti hanno firmato il decreto attuativo per il credito d’imposta relativo alla formazione 4.0. L’incentivo punta a supportare l’acquisizione di competenze sulle tecnologie 4.0 negli ambiti dell’informatica, delle tecniche e tecnologie di produzione e della vendita e marketing da parte dei lavoratori dipendenti di imprese italiane.

L’agevolazione prevede un credito di imposta del 40% delle spese ammissibili sostenute nell’anno 2018 nel limite massimo di 300.000 euro per ciascuna impresa beneficiaria. Il bonus formazione 4.0 sarà riconosciuto a tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano e dal regime contabile adottato, che effettuano spese in attività di formazione nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31dicembre 2017. Fra le attività di formazione che potranno usufuire del credito non rientra però la formazione ordinaria o periodica organizzata dall’impresa per conformarsi alla normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, di protezione dell’ambiente e ad ogni altra normativa obbligatoria in materia di formazione.

Compatibili sono invece le attività di formazione relative alle tecnologie previste dal Piano nazionale Industria 4.0. Stiamo parlando di big data e analisi dei dati, cloud e fog computing, cyber security, sistemi cyber-fisici, prototipazione rapida, sistemi di visualizzazione e realtà aumentata, robotica avanzata e collaborativa, interfaccia uomo macchina, manifattura additiva, internet delle cose e delle macchine e integrazione digitale dei processi aziendali, applicate negli ambiti elencati nell’allegato A del prrovedimento. Per usufruire del nuovo credito d’imposta le imprese dovranno certificare i costi delle spese di formazione. La certificazione dovrà poi essere allegata al bilancio.

L’importanza della formazione per Industry 4.0

La formazione è di fondamentale importanza per lo sviluppo dell’Industry 4.0. Secondo i dati Ocse l’Italia è risultato il paese con la più alta percentuale (33% circa) di skill mismatch, un dato che se fosse ridotto al valore più basso porterebbe a una crescita della produttività del lavoro del 10%. Il Politecnico di Milano stima invece che già oggi un centinaio di hard skill sono necessarie al sistema industriale italiano.

I dati di Ernst&Young, società di consulenza che ha dato il via alla Digital Academy, le aziende hanno un forte bisogno di professionalità esperte di Ict (+56% la domanda di nuovi profili digitali) e che sette manager su dieci sono consapevoli di avere carenze nelle competenze digitali e l’80% ritiene che questa lacuna sia il principale impedimento allo sviluppo dei progetti.

Confindustria stima invece che da qui a cinque anni mancheranno 280 mila supertecnici all’industria italiana. Si parla di tecnici molto specializzati e in particolare di ingegneri. La stima riguarda solo cinque settori (meccanica, l’agroalimentare, la chimica, la moda, Ict) non l’intera industria.

Sempre in questi giorni il ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato la graduatoria dei centri di competenza ad alta specializzazione sulle tematiche relative all’Industria 4.0. Al primo posto c’è il Politecnico di Torino – Manufaturing 4.0, seguito dal Politecnico di Milano – Made in Italy 4.0, e dall’Alma Mater Studiorum Università di Bologna Bi-Rex.

Seguono la Sant’Anna di Pisa, l’Università di Padova, Federico II di Napoli, Cnr e La Sapienza di Roma.

 

 

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Fashion: il tessuto che cambia colore con lo smartphone

01net - 28 maggio, 2018 - 08:30

Moda e tessile forse non sono i primi settori industriali a cui si pensa quando si parla di innovazione, eppure anche qui c’è spazio, come stanno dimostrando dei ricercatori universitari in Florida, che hanno realizzato un tessuto rivoluzionario in grado di cambiare colore con un lieve cambiamento di temperatura.

Il tessuto si chiama, per ora, ChroMorphous ed è stato creato dal team guidato da Ayman Abouraddy, professore di ottica e fotonica presso il College of Optics & Photonics presso l’University Central Florida (Creol).

L’obiettivo è portare la tecnologia sul mercato per avere un impatto sull’industria tessile, ha dichiarato in un’intervista Abouraddy. Con ChroMorphous, ogni filo intrecciato è dotato di un micro-filo e di un pigmento che altera il colore. È possibile utilizzare lo smartphone per modificare il colore o il motivo del tessuto su richiesta, in quanto il filo può alterare la temperatura del tessuto in modo rapido e uniforme. Il cambiamento di temperatura è appena percettibile al tatto, ha spiegato Abouraddy.

Le fibre ottiche nel tessuto

Abouraddy e Josh Kaufman hanno lavorato alla tecnologia ottica per più di un decennio alla Creol, ma negli ultimi due anni si sono allontanati da questo lavoro per produrre questo nuovo tipo di tessuto.

Il nuovo tessuto differisce da altre soluzioni con diodi luminosi (Led) che emettono luce di vari colori perché il cambio del colore e del motivo viene controllato dall’utente.

Le filettature sono realizzate in polimero sintetico. Ogni filo intrecciato nel tessuto incorpora al suo interno un sottile micro-filo metallico. Una corrente elettrica scorre attraverso i micro-fili (e non tocca la pelle di una persona), aumentando così leggermente la temperatura del filo. I pigmenti speciali incorporati nel filetto rispondono quindi a questa modifica della temperatura cambiando il colore del filetto.

Per la prima volta in assoluto, la tecnologia permette all’utente di controllare sia quando avviene il cambio di colore che il motivo che vuole apparire sul tessuto. Utilizzando un’applicazione, il consumatore può scegliere tra una varietà di modelli e colori per soddisfare le proprie esigenze o il proprio stato d’animo – tutto dal tocco di un pulsante sul proprio dispositivo intelligente.

La tecnologia è scalabile a livelli di produzione di massa attraverso un processo noto come filatura a fibre ed è attualmente prodotta a Melbourne, Florida. Il team di Creol sta lavorando per ridurre ulteriormente il diametro dei fili e produrre tessuti per l’adozione su larga scala sul mercato. In definitiva, il tessuto in attesa di brevetto ha la possibilità di essere utilizzato in una vasta gamma di applicazioni, da abbigliamento e accessori per mobili e installazioni fisse in edilizia abitativa e arredamento aziendale.

Il tessuto è alimentato da una batteria ricaricabile che si nasconde all’interno dei capi di abbigliamento. La texture del tessuto è come il denim, e può essere lavato e stirato.

La produzione di massa dovrebbe iniziare entro il prossimo anno con borse, sciarpe e zaini. Per arrivare ai vestiti bisognerà riuscire a ottenere fili meno spessi. E poi si passerà anche alla tappezzeria per coinvolgere il settore dell’arredamento.

 

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Come la viticoltura sta passando all’Internet of things

01net - 28 maggio, 2018 - 08:06

Il consumo di vino è in crescita, ma il volto dell’industria della viticoltura sta cambiando, afferma l’Organizzazione internazionale dela vigna e del vino (OIV). Il vino sta trovando nuovi clienti in grandi paesi come il Brasile, e tra le generazioni più giovani. E i vignaioli europei subiscono la sfida di nuovi produttori in Cina e in Canada.

Parliamo di un settore che dovrebbe valere 4,2 miliardi di dollari entro il 2022, secondo gli analisti di Mordor Intelligence, perciò non sorprende che i produttori di vino si stiano rivolgendo alla tecnologia per migliorare la produzione e aumentare le quote di mercato.

Uno dei maggiori problemi per la viticoltura è la mancanza di controllo sulle condizioni meteo per la coltivazione dell’uva: la variabilità dell’annata è più alta nei luoghi dove il tempo più mutevole. Una vendemmia scadente comporta un calo drastico delle entrate per i produttori di vino e quantità molto più limitate, alzando i prezzi per il consumatore.

L’Università di Adelaide ha sviluppato un’app che misura la crescita della chioma della vigna per gestire l’equilibrio tra dimensione delle foglie e produzione di frutto e migliorare così il raccolto. Le viti con grande chioma portano meno uve, e di qualità inferiore.

Le letture manuali utilizzate in precedenza richiedevano molto tempo, mentre utilizzando l’app VitiCanopy, l’enologo scatta una foto della vite con lo smartphone e ottiene una lettura. Una funzionalità GPS mostra dove le chiome hanno bisogno di essere sfrondate.

Francesca Puggioni, General Manager – Southern Europe Cluster di Orange Business Services ci spiega che grazie ai progressi dell’IoT in altre colture agricole, l’industria vinicola ha notato il potenziale per monitorare il vigneto, migliorare qualità e rese.

La maggior parte dei vigneti traccia i dati, ma gran parte della raccolta è manuale e l’analisi richiede molto lavoro. L’IoT ha il potere di fornire dati di intelligence in modo semplice e rapido per migliorare la pianificazione e la sostenibilità dei vigneti.

Francesca Puggioni, Orange Business Services

Nel terreno vengono collocati sensori wireless bassi e robusti che monitorano la salute e le condizioni delle viti. Questi sensori funzionano a batteria o tramite dispositivi di raccolta dell’energia, come i pannelli solari.

I dati vengono raccolti e trasmessi al cloud per monitorare i livelli di salute della vite, per esempio, o per prevedere il momento ottimale per la vendemmia. La connettività è fornita tramite reti a bassa potenza come LoRaWAN.

La connettività a bassa potenza e lungo raggio di LoRaWAN le rendono ideali per le applicazioni IoT in vigna perché possono gestire sia le lunghe distanze sia i vincoli posti da terreni accidentati e remoti su cui alcuni vigneti sono piantati.

In alcuni luoghi la sperimentazione di IoT in viticoltura è già cominciata. Lo Château Kefraya, nella Bekaa Valley in Libano, ad esempio, sta testando le applicazioni e i sensori IoT di Libatel in tutta la tenuta per raccogliere dati preziosi, tra cui la temperatura del suolo e dell’acqua e l’umidità.

I dati, trasmessi attraverso una rete LoRaWAN a bassa potenza e lungo raggio, sono visivamente presentati come grafici sui dispositivi mobili degli ingegneri agricoli, che possono in questo modo valutare le condizioni del vigneto. Questo consente già oggi grandi risparmi in termini di tempo e lavoro.

Quattro vigneti nella valle della Mosella, in Germania, stanno sperimentando TracoVino, una soluzione IoT progettata per monitorare da remoto i vigneti. Una piattaforma di sensori ad energia solare e una piattaforma di controllo misurano le variabili meteorologiche e l’intensità solare insieme all’umidità delle foglie di vite e al PH del terreno.

L’enologo riceve avvisi e analisi predittive che possono aiutarlo a determinare i tempi ottimali per le attività di routine come i trattamenti in vigneto.

In Canada, dove la vitocoltura sta attraversando un periodo di crescita che contribuisce per circa 8 miliardi di dollari all’economia del paese, secondo la Canadian Vintners Association, i viticoltori stanno esplorando soluzioni IoT che possono aiutarli a gestire condizioni atmosferiche inaspettate con un impatto diretto su qualità e resa del loro raccolto.

Bell, BeWhere e Huawei hanno implementato un sistema IoT automatizzato nel vigneto Henry of Pelham a St Catherins, in Ontario. La cantina ha collocato una serie di sensori wireless ambientali collegati a una rete LTE-M per monitorare le viti. I dati raccolti consentono di intervenire immediatamente sui cambiamenti di temperatura, come ad esempio accendendo ventilatori antigelo.

Non sono solo i vigneti a beneficiare dei dati provenienti dall’IoT. I sensori collegati a IoT possono anche aiutare nel processo di vinificazione, ad esempio monitorando la fermentazione, con il risultato ultimo di produrre vini migliori.

Le tecniche tradizionali della viticoltura sono ancora importanti nell’industria del vino, ma la tecnologia può essere di grande aiuto nella protezione delle viti e del terroir. Il barone Philippe de Rothschild, ad esempio, sta sperimentando un robot presso il suo Château Clerc Milon per aiutare nella coltivazione del suolo e per diserbare le viti. Oltre a ridurre i compiti più faticosi, consentirà di limitare l’uso di combustibili fossili nei vigneti.

Il robot di Château Clerc Milon, battezzato Ted, è il primo di una generazione di nuove entusiasmanti tecnologie che vedremo impiegate in futuro sui vigneti ad alta densità.

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Xiaomi arriva in Italia con prodotti di qualità a prezzi onesti

01net - 25 maggio, 2018 - 12:53

Due giorni dopo l’esordio sul mercato francese, Xiaomi fa il proprio ingresso anche in Italia. L’annuncio ufficiale è arrivato dal Senior Vice President Wang Xiang, il quale ha sottolineato l’importanza del nostro mercato per la società cinese. “Oggi assistiamo a un nuovo capito lo dell’espansione globale di Xiaomi, sostenuto dalle nostre ambizioni globali – ha affermato –. Siamo entusiasti di fare grandi progressi annunciando il nostro arrivo in Italia, un mercato di grande importanza per Xiaomi nell’Europa occidentale. Ci impegniamo a introdurre prodotti sorprendenti e servizi innovativi a prezzi onesti per soddisfare al meglio la crescente domanda dei nostri Mi Fan e, più in generale, degli utenti”.

Per rafforzare l’impegno sul versante del prezzo onesto, Xiang ha ribadito la promessa fatta dall’azienda a tutti i propri clienti di contenere il margine su ogni prodotto venduto entro il 5%.

Xiang ha colto l’occasione anche per rimarcare la crescita esplosiva che ha avuto l’azienda e che ha bruciato tutte le tappe rispetto ai grandi brand della tecnologia raggiungendo il 15 miliardi di dollari di revenue in soli 7 anni rispetto ai 9 impiegati da Google, i 12 da Facebook e i 20 da Apple. E nel 2017 la crescita registrata è stata del 67,5%. Un risultato raggiunto non solo grazie agli smartphone, sicuramente  il prodotto per cui l’azienda è più conosciuta e che l’ha già portata conquistare la quarta posizione a livello mondiale tra i costruttori, ma in virtù di un’offerta ricca e articolata, che spazia dagli elettrodomestici ai miniscooter, dai Tv all’abbigliamento. A conferma della vastità dell’offerta, Xiang ha sostenuto: “Xiaomi è oggi il più principale costruttore di prodotti Iot”.

Un negozio e tanti prodotti

Xiaomi porterà in Italia solo parte di questa offerta, quella più legata alla tecnologia, soprattutto alla telefonia. Tutti i prodotti disponibili si potranno vedere e toccare con mano dal 26 maggio presso il negozio che sarà aperto all’interno del centro commerciale di Arese “Il Centro” (nei pressi di Milano). Xiaomi ha però già mostrato alcuni dei prodotti su cui punterà maggiormente. Si tratta dei nuovi smartphone Mi MIX 2 e Mi Redmi 5 Plus (con sistema operativo Android Oreo) e del Mi Electric Scooter.

Mi MIX 2 è il nuovo top di gamma tra i telefoni della società. Equipaggiato con la piattaforma Qualcomm Snapdragon 845, prosegue nella sua proposta di smartphone borderless ma in controtendenza perché priva di notch. Il display è un LCD da 5,99’’ con risoluzione 2.160 × 1.080 in formato 18:9. Ci sono poi una doppia fotocamera con sensore Sony IMX363 e Autofocus Dual Pixel, 6 GB di RAM e 64 o 128 GB di storage. Il prezzo è davvero concorrenziale: 499,90 euro per i 664 GB e 599,90 euro per i 128 GB.

La gamma Xiaomi Mi MIX 2S

Soprannominato “Camera beast”, Redmi Note 5 usa invece la piattaforma Qualcomm Snapdragon 636 e offre funzionalità fotografiche da top di gamma. Con una doppia fotocamera dotata di un sensore per pixel grandi 1,4 μm, offre effetti fotocamera basati sull’AI e una luce LED per selfie per la fotocamera frontale. Redmi Note 5 è disponibile in tre colori (Blu lago, Oro e Nero), in due versioni: 3GB + 32GB a 199,90 euro e 4GB + 64 GB a 249,90 euro.

Come detto, tra i dispositivi IoT e lifestyle dell’ecosistema Xiaomi che fanno il loro debutto in Italia c’è anche Mi Electric Scooter. Premiato per il suo design, è facile da maneggiare. Ha un’autonomia di 30 km, pesa 12,5 kg e integra una luce frontale a LED. Tra le caratteristiche spicca la frenata rigenerativa. Viene venduto a 349,90 euro, ma i primi 400 acquirenti lo potranno comprare a 299,90 euro.

Da sinistra, Donovan Sung Director of Product and Marketing, Xiaomi Global; Wang Xiang Senior Vice President, Xiaomi; Enrico Salvatori, Senior Vice President e President di Qualcomm EMEA Partner online e offline

Il negozio di Arese non è l’unico punto vendita in cui si potranno trovare i prodotti Xiaomi. Grazie a una partnership globale con CK Hutchison, Wind Tre propone nei propri negozi in Italia gli smartphone Xiaomi Mi MIX 2 e Redmi 5 Plus. Anche i dispositivi IoT saranno disponibili prossimamente nei punti vendita Wind e nei 3 Store. Inoltre, Xiaomi ha annunciato una collaborazione con TIM, per offrire agli utenti anche la possibilità di cambiare il proprio dispositivo.

Offline, Xiaomi propone i propri dispositivi attraverso i negozi Mediaworld, Esselunga, Carrefour, Coop, Iper, Iperal, Auchan, Panorama e Trony. Online, oltre al sito www.mi.com/it, i prodotti Xiaomi si possono trovare anche su Amazon.

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Tecnologie vocali per il business, alleanza italo-svizzera

01net - 25 maggio, 2018 - 12:26

La genovese Dotvocal e la svizzera Spitch AG hanno stretto un accordo di partnership per lo sviluppo e la vendoita di soluzioni e prodotti basati sulle tecnologie vocali.

Le due società metteranno a disposizione delle aziende un’offerta innovativa nel settore delle tecnologie vocali, apportando ai clienti vantaggi significativi sia nel business che nell’ottimizzazione dei processi interni.

Dotvocal è una realtà italiana, leader nello sviluppo e integrazione di applicazioni vocali e multimodali, che vanta importanti realizzazioni in campo nazionale ed internazionale; Spitch è una società svizzera a vocazione globale e con un’importante presenza in Italia, specializzata in tecnologie vocali e analisi del linguaggio parlato.

Commenta Piergiorgio Vittori, Global Development Director e Country Manager Italy di Spitch: “Il mondo dell’innovazione è in continua crescita qualitativa, e mai come ora le aziende hanno la necessità di contare su soluzioni e servizi in grado di gestire concretamente processi interni e relazione con il cliente. La scelta da parte nostra di Partner qualificati come Dotvocal è un’occasione di crescita non solo per il business, ma anche per un approccio tecnologico olistico. In questo scenario la nostra offerta congiunta di prodotti e servizi al cliente consoliderà il posizionamento e la crescita in Italia delle nostre realtà, aprendo la strada anche a nuovi segmenti di clientela.”

Dotvocal e Spitch dispongono di competenze specifiche e complementari per l’offerta di soluzioni di tecnologia vocale che mettano a fattor comune sia la progettazione su misura, sia una Ricerca e Sviluppo congiunta alla base di innovativi pacchetti di offerta B2B. L’esperienza trasversale di Dotvocal, basata su prodotti propri di integrazione di tecnologie vocali, ausili per disabili e interpretariato automatico – e non solo – sarà arricchita dall’apporto dalla gamma di soluzioni di Spitch, che integrerà le proprie competenze in tema di Speech Recognition, Semantic Analysis, Biometria Vocale, Transcription, e Sentiment Analysis / Emotion Detection.

“Siamo lieti di collaborare con Spitch, un’azienda innovativa che porta le tecnologie vocali in una nuova dimensione” conferma Enrico Reboscio, CEO di Dotvocal “La nostra esperienza di lunga data e completa nello sviluppo di soluzioni personalizzate di fascia alta, insieme alle più moderne tecnologie vocali, ci consentirà di continuare a soddisfare le esigenze di un mercato che diventa giorno dopo giorno più esigente. Inoltre, grazie a soluzioni all’avanguardia per la sentiment analysis, l’emotion detection e la biometria vocale, possiamo aiutare i nostri clienti a comprendere e a servire al meglio i propri utenti. Oltre a integrare in modo ottimale le nostre soluzioni, Spitch ci offre l’accuratezza e la flessibilità che essi ci richiedono”

La nuova Partnership vuole rivolgersi alle aziende più innovative del mercato, per stabilire una best practice non solo tecnologica, ma anche di consulenza sulle migliori scelte nell’adozione di soluzioni basate sulla voce. Ne beneficeranno particolarmente i settori Automotive, Finanza, Utilities e Telecomunicazioni, ma più ampiamente ogni segmento in cui Customer Care e attenta gestione dei costi sono elementi importanti dello sviluppo aziendale.

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Blockchain cresce ma non convince gli It manager

01net - 25 maggio, 2018 - 12:13

Blockchain è una delle tecnologie più in voga del momento. Numerosi sono i progetti che puntano a estrarre valore dalla tecnologia in numerosi ambiti. Nonostante questo il suo fascino non ha ancora convinto i CIO.

Questo è il verdetto di Gartner dopo l’ultima Cio Survey della società. Solo l’1% degli oltre 3.000 responsabili IT intervistati ha dichiarato di aver avuto qualsiasi tipo di adozione o presenza all’interno delle proprie organizzazioni, mentre solo l’8% ha dichiarato di avere piani a breve termine o sperimentazioni attive.

Un Cio su tre non è interessato a blockchain

Uno su tre (34%) ha dichiarato di non avere alcun interesse per la tecnologia, mentre il 43% degli intervistati ha dichiarato di averla sul radar ma di non avere pianificato alcuna azione.

Di coloro che hanno alcuni piani a breve termine in atto, uno su quattro (23%) ha detto blockchain richiede nuove competenze da implementare fuori da qualsiasi area, mentre un ulteriore 14% ha detto che ha richiesto il più grande cambiamento nella cultura del dipartimento It.

 

Secondo Gartner, mentre le iniziative basate sulla tecnologia a catena di blocchi discutono il potenziale delle industrie di trasformazione, è chiaro che le linee tradizionali di business e silos organizzativi dovranno essere cambiati man mano che entreranno in vigore.

L’introduzione di blockchain non è un problema che riguarda solo le competenze ma si allarga ad altri ambiti come lo scambio di valore, governance decentrata, processi e architetture commerciali.

È’ l’opinione di Gartner secondo la quale la sfida non consiste solo nel trovare e mantenere ingegneri qualificati, ma trovarne abbastanza per far fronte alla crescita delle risorse man mano che crescono gli sviluppi della catena dei blocchi.

Gartner ha aggiunto che vede le telecomunicazioni, i servizi assicurativi e finanziari come i settori più impegnati nelle tecnologie blockchain.

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Auto, il nuovo campo di Alexa, Assistente e Siri

01net - 25 maggio, 2018 - 11:04

Dopo essere arrivati sugli smartphone ed essere entrati nella case, Google Assistant, Alexa e Siri vogliono arrivare anche nelle auto.

Google e Amazon infatti hanno già sviluppato versioni specifiche dei loro software per l’automotive, ma non ancora Apple, anche se Siri è accessibile da CarPlay, che permette di trovare alcune funzionalità iPhone sullo schermo di bordo dei veicoli.

Diversi produttori di auto, come Ford, Toyota o Bmw, hanno già iniziato a integrare Google e Amazon nei loro veicoli perché hanno compreso che la voce era il modo più pratico e sicuro per interagire con un’auto. In questo modo i conducenti possono tenere le mani sul volante e gli occhi sulla strada.

I progressi dell’intelligenza artificiale

I progressi nel riconoscimento vocale attraverso l’intelligenza artificiale spiegano la crescita dei dispositivi. Con l’utilizzo di reti neurali il tasso di errore nelle risposte è stato ridotto anche se c’è ancora del lavoro da fare per quanto riguarda richieste complesse che combinano diversi parametri.

I giganti della tecnologia sono quindi pronti a scendere in campo nel settore auto e, anche se molti produttori non hanno ancora annunciato alcuna integrazione con questi assistenti, ma a lungo termine sembra difficile che non lo facciano.

Perché i consumatori sono già abituati a queste interfacce vocali su altri dispositivi e sarà difficile eguagliare la precisione di Google e Amazon che hanno montagne di dati su cui addestrare i loro algoritmi.

Ciò non significa, tuttavia, che i produttori stiano rinunciando ad acquistare le proprie tecnologie. Alcuni veicoli Renault e Psa, che attualmente non comprendono assistenti esterni, sono dotati di un proprio sistema di riconoscimento vocale. In Ford il sistema di infotainment Sync3 dispone di un assistente vocale interno, ma consente anche di utilizzare Google Assistente o Alexa (solo negli Stati Uniti). In pratica si cerca di mantenere un un equilibrio tra il controllo vocale proprietario, che si collega ai sistemi interni come la navigazione o la libreria multimediale, e i servizi ai quali i clienti sono abituati sui loro smartphone.

Automotive Grade Linux (Agl) è l’associazione che punta a creare una piattaforma open source con interfacce di programmazione (Api) che facilitano l’integrazione di un’applicazione in qualsiasi veicolo. Ma Google ed Apple sono ancora assenti.

La partecipazione di Amazon non significa una improvvisa conversione a piattaforme aperte, ma è un modo per cercare di recuperare il ritardo con Google, il cui assistente è sempre più presente nei veicoli, sia attraverso il suo sistema di infotainment Android Auto, o attraverso integrazioni dirette.

Perché proprio come Google con Android, Amazon vuole fare di Alexa una piattaforma, entrambe in grado di rispondere da sole a molte richieste, invitando gli sviluppatori a creare le proprie applicazioni (competenze) per arricchire la gamma di servizi offerti.

 

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Developers Union, come fare un App Store migliore

01net - 25 maggio, 2018 - 10:04

Nonostante il nome, The Developers Union non è un vero e proprio sindacato. È un’iniziativa, come dichiarano gli stessi fondatori, volta a riunire sviluppatori e sostenitori per un App Store migliore per tutti. Per contribuire a risolvere questioni che porterebbero a un migliore supporto per coloro che creano le app.

Nella lettera aperta ad Apple, The Developers Union chiede una maggiore sostenibilità nell’App Store. Il presupposto è il fatto di credere che gli sviluppatori che creano grandi software dovrebbero poter vivere di questa attività. E quindi l’iniziativa nasce per perorare una maggiore sostenibilità dell’App Store.

Le richieste di The Developers Union

Come prima richiesta inserita nella lettera aperta a Apple c’è la possibilità di fornire versioni trial gratuite delle app. Gli sviluppatori dietro l’iniziativa chiedono ad Apple di impegnarsi pubblicamente, entro il prossimo luglio, a renderlo possibile. Nel luglio di quest’anno cade il decimo anniversario dall’apertura dell’App Store. Gli sviluppatori chiedono che Apple si impegni a consentire le free trial delle app entro il luglio 2019. Le versioni gratuite di prova delle app hanno un gran valore per gli sviluppatori. Danno la possibilità agli utenti di conoscere i software che essi realizzano. Le trial sono sempre state uno strumento prezioso per la comunità di sviluppatori Mac.

Dopo di che, The Developers Union inizierà a sostenere una ripartizione dei ricavi più favorevole. Così come altri cambiamenti le cui idee nasceranno dalla community e a sostegno degli sviluppatori.

Una visione che spera, a quanto sembra, di introdurre un po’ di democrazia nell’App Store. Che è certamente una piattaforma di un’azienda privata. Ma su cui si basa anche un’ampia economia di realtàindipendenti, dalle più grandi a quelle molto piccole. Fino ai singoli sviluppatori che lavorano in proprio ma che sovente creano app di grande utilità.   

Al momento in cui scriviamo, The Developers Union fa registrare 396 persone supporter e 452 app. I promotori dell’iniziativa sono Brent Simmons, creatore di MarsEdit ora di Red Sweater, Jake Schumacher, Loren Morris e Roger Ogden.

Maggiori informazioni sul sito dell’iniziativa.

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Come i big data personalizzano l’offerta dei negozi

01net - 25 maggio, 2018 - 10:02

Molti anni fa Benetton, quando era all’apice del successo mondiale, utilizzava i dati di alcuni negozi campione per capire le tendenze di acquisto da parte dei consumatori e sapere quali coloro sarebbero stati probabilmente i preferiti per la stagione.

Erano anni in cui l’espressione big data non era utilizzata, ma l’approccio della società veneta andava in quella direzione anche se ancora a livello artigianale.

Oggi la concorrenza di Benetton i big data li utilizza veramente per cercare non di capire le tendenze in generale dei consumatori, ma per sapere come si comportano per gli acquisti in ambito locale.

H&M scende infatti nel dettaglio per cercare di personalizzare i suoi 4.288 negozi in base alle esigenze specifiche di ogni paese. Analizzando i dati raccolti nei suoi punti vendita, l’azienda vuole comprendere meglio le tendenze locali e i desideri dei suoi clienti al fine di rispondere in modo più pertinente.

Big data e intelligenza artificiale per H&M

L’azienda svedese, leader mondiale nel settore del prêt-à-porter, ha in programma un importante utilizzo di big data e intelligenza artificiale per personalizzare la sua offerta in base ai diversi paesi in cui è presente.

Fino a oggi i suoi negozi ospitano gli stessi articoli in tutto il mondo. Questa strategia ha portato la società a ad avere problemi con gli stock e alla fine contare quattro miliardi di dollari di prodotti invenduti. Nel 2017, però, grazie ai big data, l’azienda è riuscita a ridurre del 40% il numero di prodotti invenduti, in particolare eliminando la maggior parte dei prodotti maschili.

Gli acquisti nei negozi, sul sito, ricevute di vendita, resi, le carte fedeltà e l’aggregazione di dati esterni sono le principali fonti di dati che H&M utilizza per comprendere meglio i propri clienti.

Per raggiungere l’obiettivo H&M ha creato un team di oltre duecento data scientist, analisti e ingegneri responsabile dell’elaborazione dei dati raccolti sui cinque miliardi di transazioni effettuate ogni anno nei propri negozi, ma soprattutto dello sviluppo e del miglioramento degli algoritmi in grado di automatizzare le analisi.

Con la frenetica evoluzione delle tendenze della moda e dell’abbigliamento, è importante che i dati siano elaborati molto rapidamente per essere in grado di rispondere alla domanda in tempo reale. Allo stesso modo, per prevedere le tendenze H&M prevede di analizzare i dati provenienti da blog, motori di ricerca e altre fonti.

La tecnologia è già in uso nel negozio della zona di Östermalm, a Stoccolma, Svezia. Analizzando i dati di transazione relativi al punto vendita, H&M ha scoperto che i clienti del negozio erano principalmente donne e che prodotti come le gonne da fiori color pastello avevano avuto più successo di quanto ci si aspettasse. Inoltre, gli articoli più costosi vendono meglio del previsto. L’azienda ha deciso di adeguarsi a questa domanda e le vendite del negozio sono aumentate in modo significativo.

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Wiko View2 e View2 Pro, smartphone top a basso prezzo

01net - 25 maggio, 2018 - 09:47

Design curato, ricca dotazione funzionale e prezzo molto contenuto, Questi gli ingredienti che da sempre caratterizzano l’offerta di smartphone della francese Wiko. E che sono parte integrante anche dei nuovi modelli View2 e View2 Pro. Ovviamente non c’è l’ambizione di sfoggiare la medesima dotazione e completezza dei prodotti da svariate centinaia di euro, per non dire migliaia di euro, quanto invece di “rendere gli ultimi trend tecnologici davvero alla portata di tutti”, come afferma l’azienda. Così arriva il primo 6″ 19:9 sotto i 200 euro, con un design elegante e confortevole e svariate caratteristiche tecniche da top di gamma.

La nuova interfaccia si adatta perfettamente all’intero schermo, escludendo solamente la fotocamera. E così possibile muoversi con semplicità tra app, contenuti e file multimediali gestendo chiamate, musica e documenti direttamente dalla barra situata nella parte superiore del display, continuando a fruire degli altri contenuti nella restante parte dello spazio.

View2 e View2 Pro presentano un design minimal e molto resistente. View2 Pro si caratterizza per una cornice in metallo unita a una scocca a effetto cromato, che riduce aloni e impronte. La nuova gamma View2 integra anche il Face Unlock, per sbloccare il telefono tramite riconoscimento facciale.

La sezione fotografica

Il modello View2 utilizza una fotocamera posteriore da 13 MP. View2 Pro dispone invece di una doppia fotocamera posteriore da 16 MP dotata del sensore Sony IMX499 e di ottica grandangolare da 120°. Entrambi gli smartphone usano una fotocamera frontale da 16 MP.

Che le condizioni di luminosità siano ottimali oppure impegnative, i due nuovi smartphone Wiko consentono scatti sempre dettagliati e luminosi, grazie all’alta qualità dei sensori della fotocamera frontale, dotati di un’apertura focale pari a f/2.0 e dell’innovativa tecnologia Big Pixel, che, modificando l’impostazione dei pixel (4 in 1), permette di catturare più naturalmente la luce esterna, aumentando la fotosensibilità per un risultato quattro volte più luminoso.

La fotocamera posteriore di View2 Pro ha poi un’apertura focale pari f/1.75, che migliora ulteriormente l’acquisizione della luce. Anche grazie alla tecnologia PDAF (Photo Phase Detection Auto Focus), offre scatti luminosi pure in condizione di luce molto scarsa. Le funzioni Instant Multi-frame e Blurless riducono sfocatura e rumore.

La gamma Wiko View2

Nell’app fotocamera sono disponibili anche vari effetti, come Live Portrait Blur e Live Artistic Blur (su View2 Pro), che consentono di editare e personalizzare gli scatti. E, prima di condividere un selfie sui social network, è possibile modificare l’immagine grazie alla funzione Face Beauty, presente su entrambi i device.

Video mai mossi

Le fotocamere della gamma View2 sono dotate di stabilizzazione video FHD, in grado di eliminare movimenti non voluti per ottenere riprese ferme e senza sfocature. Che sia durante una sessione sportiva o una gita con amici, riprendere un’azione live con View2 e View2 Pro è semplice, grazie alla funzione Live Auto Zoom. Mentre lo Slow Motion (disponibile sul modello View2 Pro) e il Time Lapse (disponibile su View2 e View2 Pro) permettono di dare libero sfogo alla creatività.

La dotazione hardware

I due smartphone Wiko usano processori Qualcomm Octa-Core, supportati da 3 GB di RAM su View2 e 4GB RAM su View2 Pro. La connettività è 4G LTE Categoria 6. La batteria da 3.000 mAh, assicura Wiko, consente sia con View2 sia con View2 di avere un’intera giornata di utilizzo senza necessità di ricarica.

La dotazione di memoria interna è di 32 GB per il View2 e di 64 GB per il View2 Pro, ma può essere ulteriormente espansa grazie allo slot per la MicroSD, per arrivare a 128GB (per View2) e 256GB (per View2 Pro). Il chip NFC integrato, permette di eseguire transazioni e pagamenti con lo smartphone. Il sistema operativo è Android Oreo.

Prezzi e disponibilità

I due smartphone sono disponibili nei colori Anthracite e Gold. View2 è disponibile anche nella variante Grey. View2 è già in vendita al prezzo di listino di 199,99 euro. View2 Pro sarà disponibile a partire dalla fine di maggio 2018 al prezzo di 299,99 euro.

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Huawei Mate 10 Pro si sblocca con riconoscimento facciale

01net - 25 maggio, 2018 - 08:41

In arrivo un importante aggiornamento del software di Huawei Mate 10 Pro. Tra le novità che introdurrà spicca lo sblocco tramite riconoscimento facciale.

Gli utenti potranno abilitare il Face Unlock nel sottomenu “Sicurezza e privacy” delle Impostazioni sotto la voce Sblocco col sorriso. Quando si accederà alla funzione per la prima volta, verrà chiesto di registrare il proprio volto.

Dopo aver creato un profilo facciale, gli utenti di Huawei Mate 10 Pro avranno due opzioni per usare la funzione: Sblocco diretto e Scorri per sbloccare. Il primo sblocca il dispositivo automaticamente quando lo schermo è acceso e il volto dell’utente viene riconosciuto; il secondo richiede la gesture di Swipe per sbloccare il dispositivo dopo che il suo volto è stato riconosciuto.

Sblocco col sorriso è l’ultima funzione che viene aggiunta a Huawei Mate 10 Pro.

Un aggiornamento differito nel tempo

In Italia, l’aggiornamento di Huawei Mate 10 Pro verrà rilasciato gradualmente nelle prossime settimane. Più in dettaglio, si parte dal 23 maggio per l’open market, si prosegue il 30 maggio per i rivenditori e clienti Vodafone; il 15 giugno sarà la volta degli utenti TIM e il 18 luglio quella dei clienti Wind e 3.

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Come verificare se la batteria dell’iPhone funziona ancora bene

01net - 25 maggio, 2018 - 08:38

A partire dalla versione del software iOS 11.3, per gli utenti è possibile verificare lo stato della batteria dell’iPhone. Le soluzioni che mettono in relazione le prestazioni di iPhone allo stato di invecchiamento della batteria hanno suscitato molte polemiche. E non solo polemiche: anche class action da parte degli utenti.

Lo stesso Tim Cook aveva preannunciato che Apple avrebbe riportato sotto il controllo degli utenti questo tipo di comportamento. Ne avevamo parlato in questo articolo, quando Apple aveva aggiornato la documentazione di iPhone sull’argomento.

Naturalmente parliamo qui del monitoraggio dello stato di invecchiamento della batteria di iPhone. Il semplice livello di carica è sempre mostrato nella barra in alto di iOS, dall’apposita icona. Vediamo invece come accedere alle funzioni di verifica dello stato di salute della batteria dell’iPhone.

Lo stato di invecchiamento della batteria dell’iPhone

• Apri l’app Impostazioni di iPhone e tocca l’opzione Batteria.

• Nella scheda Batteria, tocca il comando Stato Batteria (beta). Questa funzione è indicata da Apple ancora come in fase beta.

• La schermata Stato Batteria (beta) offre due informazioni principali e la possibilità di consultare la documentazione. Il rapporto esistente tra le prestazioni e la batteria dell’iPhone è spiegato bene nel documento collegato al link Altre info.

• Il valore di Capacità massima indica lo stato attuale di salute della batteria di iPhone. A partire dal 100% di una batteria completamente nuova, questo valore si abbassa con l’invecchiamento. Un valore basso determina un’autonomia inferiore tra una ricarica e l’altra.

• È la voce Capacità massima prestazioni a indicare se lo stato della batteria sta avendo un impatto negativo sulle prestazioni. Se non ci sono problemi, il messaggio indica che “La tua batteria al momento offre prestazioni di picco standard”. In questo caso lo stato della batteria supporta prestazioni massime e non si attivano le funzioni di gestione delle prestazioni.

• In caso contrario, iOS potrebbe aver rilevato un arresto improvviso di iPhone causato dallo stato della batteria. Cioè la batteria potrebbe non essere più in grado di assicurare la potenza di picco necessaria al corretto funzionamento. Per impedire l’arresto improvviso di iPhone, iOS attiva il sistema automatico di gestione delle prestazioni. Questo limita automaticamente le prestazioni per privilegiare la stabilità. Abbiamo comunque la possibilità di disattivare la gestione automatica, con il pulsante Disabilita visualizzato in questa scheda, in tale circostanza.

• Se lo stato della batteria è particolarmente deteriorato, iOS suggerirà la sostituzione presso un Centro Assistenza Autorizzato Apple​.

Maggiori informazioni sono disponibili su questo documento di supporto Apple.

Se vuoi sapere come controllare lo stato della batteria dell’iPhone da Mac, questo articolo potrebbe interessarti.

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U12+, lo smartphone più grande e più potente di HTC

01net - 24 maggio, 2018 - 11:34

HTC ha presentato U12+, il telefono top di gamma più grande e ambizioso mai realizzato dalla società taiwanese. È infatti dotato di display 6” Quad HD+ in formato 18:9 e di una serie di funzioni volte a rendere più facile l’uso, veloce scattare foto e semplice attivare l’assistente vocale. Il tutto solo tramite il gesto di una mano.

Una nuova esperienza tattile

Più in dettaglio, tra le caratteristiche di HTC U12 spicca Edge Sense 2, una nuova esperienza di feedback tattile che permette di utilizzare i bordi del telefono come modalità più semplice e intuitiva per interagire col telefono stesso. Il nuovo Edge Sense riconosce quale mano si sta usando, garantendo la massima libertà di utilizzo per stringere, toccare due volte e tenere premuti i lati del dispositivo in modo da realizzare semplicemente foto e video, ingrandire le mappe, muoversi sullo schermo e qualsiasi altra interazione.

HTC afferma che quella in dotazione con il nuovo U12+ è tra le migliori fotocamere del mercato. Per la precisione, sia sulla parte davanti sia sul retro sono presenti due ottiche. Queste, grazie anche a UltraSpeed Autofocus 2, permetteranno di non perdere mai nessuno scatto, e con HDR Boost 2 sarà possibile scattare foto di qualità con qualsiasi condizione di luce.

Lo zoom ottico 2x della fotocamera principale e lo zoom digitale 10x consentono di essere sempre pronti a scattare un primo piano, mentre lo zoom video Sonic Zoom permette di “ingrandire” un particolare audio o video. La qualità delle foto, sottolinea HTC, è così elevata che U12+ ha totalizzato un punteggio DxOMark superiore a 100 – uno dei risultati più alti del mercato per la categoria smartphone con doppia fotocamera.

Oltre al video anche l’audio

In dotazione al nuovo smartphone troviamo i potenti altoparlanti BoomSound e agli auricolari USonic, con cancellazione attiva del rumore. Questi ultimi si adattano alla fisionomia di qualsiasi orecchio per personalizzare il suono a seconda di chi ascolta, così da far sentire al meglio l’audio riprodotto.

Particolarmente curato il design, caratterizzato da bordi dello schermo ultrasottili e nuovi pulsanti sensibili alla pressione racchiusi in colori vivaci. Il colore Translucent Blue intende poi evidenziare la bellezza del telefono, il nero Titanium Black p volto a donare un aspetto sofisticato mentre il rosso Flame Red offre sfumature per un look più dinamico.

Specifiche e prezzi

Le specifiche indicano una piattaforma Qualcomm Snapdragon 845 Mobile con processore octa-core per, sottolinea HTC, ampliare il modo di vedere, ascoltare e interagire con il mondo mentre si usa il telefono. Dotato di 6 GB di RAM standard, U12+ ha uno spazio di archiviazione di 64 GB che può arrivare a 2 TB tramite memory card aggiuntive.

La batteria da 3.500 mAh consente una giornata di autonomia, ma qualora si dovesse sottoporre il telefono a un super lavoro, in mezz’ora è possibile raggiungere il 50% di ricarica.

HTC U12+ è disponibile in Italia in pre-ordine nei colori Translucent Blue e Titanium Black a questo link al prezzo di 799 euro, IVA inclusa (con il 10% di sconto per gli iscritti a HTC Club).

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Storage cloud, Google Drive diventa Google One

01net - 24 maggio, 2018 - 10:42

È in arrivo Google One, il nuovo servizio di cloud storage di Google. Nei prossimi mesi verranno aggiornati a Google One tutti i piani consumer di storage Google Drive a pagamento. Questa transizione non coinvolgerà invece gli utenti G Suite business.

Google One non porta solo una ridefinizione del nome del servizio. Anche i piani offerti vengono rimodulati nella capacità di storage e nei prezzi. Con alcune novità che vanno a tutto vantaggio degli utenti.

Google One, tutto lo spazio che serve

I nuovi piani di storage online di Google One variano dai 100 GB ai 30 TB di spazio d’archiviazione. I costi mensili variano da 1,99 dollari per 100 GB a 2,99 dollari per 200 GB e 9,99 dollari per 2 TB. L’azienda indica al momento i prezzi solo in dollari. I prezzi resteranno invariati, informa Big G, per i piani superiori a 2 TB. Per i piani Google Drive già esistenti da 1 TB  è previsto l’upgrade a 2 TB senza costi aggiuntivi.

Google One offre spazio d’archiviazione cloud aggiuntivo per quando quello gratuito non basta più. È utilizzabile in maniera integrata con numerosi prodotti Google.

Introduce anche una nuova, utile opzione: la possibilità di condividere il piano di storage in famiglia.

È infatti possibile aggiungere fino a cinque componenti della famiglia nel proprio piano. In tal modo si riesce a semplificare la gestione e la fatturazione dei piani d’archiviazione all’interno di una famiglia. Ciascun membro della famiglia riceve un proprio spazio storage privato.

L’upgrade da Google Drive avverrà progressivamente, a partire dagli Stati Uniti. Man mano l’offerta sarà estesa a livello globale.

Google One dovrebbe arrivare entro l’anno anche a tutti gli altri utenti. La variazione dei piani non comporterà, assicura Google, cambiamenti nel modo di funzionamento.

Maggiori informazioni, e possibilità di ricevere una notifica alla disponibilità, sono disponibili sulla pagina del servizio.

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Oracle, l’intelligenza artificiale in Italia è realtà

01net - 24 maggio, 2018 - 09:38

Con l’evento ExplAIn Your Tomorrow, Today Oracle ha voluto parlare di dati, con l’obiettivo di ispirare sui temi dell’intelligenza artificiale applicata e su come essere data driven oggi.

Per Oracle l’intelligenza artificiale non è solo uno degli hashtag più utilizzati del momento e soprattutto non è qualcosa di separato, ma è già integrata in tutti i prodotti perché l’intelligenza artificiale fa già parte dell’economia reale e della realtà di tutti i cittadini.

Le testimonianze raccontate da aziende di produzione, società di consulenza, università e start up hanno seguito tre filoni principali, Life & Sport, Impresa 4.0 e Retail & Customer Engagement.

Rivolte a quest’ultime, l’iniziativa Oracle italiana denominata Open Italy, si propone di fare scouting e inclusione di realtà imprenditoriali che su Oracle Cloud possono trovare le basi su cui poggiare le proprie soluzioni data driven.

In ambito education, poi, Oracle sta collaborando con l’Università Bicocca di Milano per il corso di laurea in Data Science sotto forma di lezioni, laboratori e interventi.

In ambito Life & Sport la start up Clairy propone il caso del “vaso intelligente” che identifica lo stato di inquinamento dell’aria degli ambienti e, attraverso la pianta, purifica l’aria.

LUISS Sport Academy propone l’iniziativa LUISS Sport Lab per l’analisi delle performance sportive degli atleti grazie all’elaborazione avanzata dei dati;.

Reply Consulting con Aiace Rusciano (AC Chievo Verona) propone la soluzione data driven NeuroPlus Lab, che mette l’atleta al centro per migliorarne le performance ed evitare gli infortuni.

In ambito Impresa 4.0, Bitron, azienda che produce componenti elettronici per la meccatronica, ha realizzato il progetto “zero defect line”, che grazie al monitoraggio real time dei dati ha aumentato la qualità del prodotto, diminuendo la difettosità e quindi risparmiando sui costi di produzione.

Per Exage l’intelligenza artificiale può essere applicata per il controllo e la gestione della sicurezza sui luoghi di lavoro attraverso l’analisi delle immagini video che vengono acquisite e inviate alla piattaforma che con algoritmi di machine learning e intelligenza artificiale riconoscono e individuano la necessità di intervento.

Iconsulting ha realizzato un’applicazione di ottimizzazione dei processi di fabbrica attraverso l’integrazione di R&D per migliorare l’efficienza produttiva.

SDG Group ha messo una soluzione predittiva al servizio dei processi di controllo qualità.

Per MiPu il machine learning serve ad aumentare la disponibilità e le performance degli asset industriali.

LSI con una piattaforma per la gestione del traffico dei droni, consente l’elaborazione di immagini 3D (fornite da droni) che vengono utilizzate in ambito industriale per il controllo della sicurezza, avanzamento lavori cantieri.

In ambito Retail & Customer Engagement, Eurostep ha un’applicazione di digital marketing e multicanale per l’ottimizzazione dell’ingaggio e relazione con il cliente online, usata da Moleskine.

Kruell ha realizzato una soluzione per migliorare l’esperienza in-store del cliente utilizzando un sistema di telecamere intelligenti, monitor e tablet per la raccolta e analisi di dati in real time.

BitBang ha un progetto omnicanale che combina esperienza clienti nel mondo digitale e non, con predizione dei comportamenti dei clienti, per migliorare la customer experience e aumentare la percentuale di conversione.

Waterdata usa la piattaforma LiquidPrice di pricing adattivo basata sul cloud Oracle per migliorare la definizione del prezzo di un prodotto e le offerte in real time.

Technology Reply con un’applicazione di intelligenza artificiale e riconoscimento immagini automatizza la gestione dei resi e la prevenzione delle frodi.

Mantica è una start up che grazie alla soluzione di adaptive intelligence aiuta a ridurre il rischio di credito nel settore finance.

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News

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Fatturazione elettronica dal 31 marzo 2015

Posta elettronica certificata

Arxivar 4.5

Rilasciata la versione 4.5. - Nuova interfaccia grafica e nuove funzionalità.

XIII Forum Pluribus: nasce il nuovo Sigla Ultimate

La nuova versione del gestionale in stile Enterprise 2.0 è stata annunciata il 3 aprile 2009