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FileMaker 17, creare database e app è più semplice

01net - 21 maggio, 2018 - 12:55

Arriva la versione nuova e aggiornata della piattaforma per creare database e app personalizzate: FileMaker 17. Una piattaforma potente ma che allo stesso tempo aiuta sviluppatori e utenti a realizzare in maniera rapida i progetti custom.

In linea con questa tradizione, anche quest’ultima release offre funzioni di sviluppo, mobilità, amministrazione e integrazione per incrementare la produttività. La versione 17 arriva a un anno di distanza dalla precedente release. Lo scorso anno alla soluzione desktop e server si era unita anche la piattaforma FileMaker Cloud.

Le novità di FileMaker 17

Nuove funzioni e miglioramenti introdotti nell’ultima versione si incentrano su tre settori principali: sviluppo, mobilità e amministrazione.

Per quanto riguarda lo sviluppo, ci sono sei nuove app pronte per l’uso per rendere ancora più rapido il lavoro. Servono allo scopo di aumentare la produttività anche i formati master/dettagli. Il tradizionale modo Formato scheda è stato riprogettato all’insegna di una maggiore semplicità d’uso.

Sul versante della mobilità, le app su iOS possono ora catturare le informazioni fornite dai sensori di iPad o iPhone. È anche possibile visualizzare le notifiche locali quando FileMaker Go non è in esecuzione o è in background. Inoltre, viene supportato il trascinamento di testo, foto e file tra le app su iPad con iOS 11.2.

Per l’amministrazione e l’integrazione, è stata riprogettata la FileMaker Server Admin Console, con una interfaccia utente ottimizzata. Viene resa disponibile una versione di prova di FileMaker Admin API, fino al 27 settembre 2019. FileMaker Data API è stata migliorata e arricchita di nuove funzioni.

Tutte le altre novità e informazioni su FileMaker 17 sono disponibili sul sito dell’azienda, consociata Apple.

Conoscere FileMaker 17

Per scoprire la nuova versione FileMaker 17, lo staff di COSA propone in Italia diverse iniziative. Ci saranno due eventi dal vivo, a Roma il 5 giugno e a Bologna il 14 giugno. Inoltre video dedicati a FileMaker 17 sulla piattaforma COSA impari.

A ottobre ci sarà poi FM Devcon 2018, l’evento italiano per sviluppatori FileMaker.

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Wi-Fi EasyMesh collega tutti gli access point

01net - 21 maggio, 2018 - 12:49

L’iniziativa Wi-Fi EasyMesh nasce con l’obiettivo di uniformare sotto standard comuni le soluzioni Wi-Fi basate su access point. Negli ultimi tempi si sono diffuse sempre più le soluzioni Wi-Fi mesh basate su access point multipli. Abbiamo visto ad esempio di recente il nuovo sistema della famiglia Linksys Velop.

Wi-Fi Alliance, organizzazione che si occupa di curare gli standard e l’interoperabilità dei network wireless, apre ora un nuovo programma. Wi-Fi Certified EasyMesh è infatti un programma di certificazione focalizzato sugli access point. L’obiettivo è quello di proporre un approccio fondato su standard, per i network basati su access point multipli. Una soluzione che sia uniforme e compatibile e che renda possibile e semplice l’utilizzo di access point di produttori diversi.

Wi-Fi EasyMesh, all’insegna della compatibilità

La tecnologia Wi-Fi EasyMesh nasce per coordinare più punti di accesso in un network Wi-Fi unificato e intelligente. Una rete di questo tipo si adatta in maniera automatica per la copertura ottimale di ogni zona della casa. Sono gli stessi access point “intelligenti” a organizzarsi in modo da ottimizzare copertura e prestazioni della rete Wi-Fi. Una rete dunque che si auto-adatta in base alle condizioni e senza il bisogno dell’intervento dell’utente.

Wi-Fi EasyMesh renderà anche più facile per l’utente l’inserimento di nuovi access point nella rete locale. La piattaforma garantirà infatti negli anni l’interoperabilità tra i device di produttori diversi. Allo stesso tempo, la soluzione offre ai produttori una piattaforma comune e coerente per le architetture basate su access point.

Questa soluzione nasce come programma di certificazione Wi-Fi Certified EasyMesh. La certificazione garantisce l’uniformità degli standard e configurazioni più semplici. Potrà dunque migliorare l’esperienza d’uso degli utenti e anche la sicurezza dei network Wi-Fi. I benefici dell’approccio Wi-Fi Certified EasyMesh si potranno sperimentare anche nelle soluzioni integrate delle smart home connesse.

Maggiori informazioni su questa tecnologia sono disponibili sul sito di Wi-Fi Alliance.

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La protezione dai ransomware è una questione di rapidità

01net - 21 maggio, 2018 - 11:07

Durante i giorni dell’attacco Not Petya, Vittorio Bitteleri, country manager di Commvault Italia, ricorda di aver chiesto a un manager se la sua azienda fosse stata colpita da uno degli ultimi attacchi ransomware per poi scoprire che la sua organizzazione stava pianificando un acquisto di bitcoin per pagare il riscatto di un ransomware e riottenere i propri dati.

Il budget non era altissimo ma neanche insignificante. Continuava ad affermare che indipendentemente da quanto le loro tecnologie fossero adeguate a bloccare questi attacchi, in un modo o nell’altro i malintenzionati sarebbero riusciti a superare le loro difese.

Ecco perché Bitteleri insiste nel dire che implementare la sicurezza sul perimetro è estremamente importante.

Intercettare pacchetti dati che contengono malware è un’attività chiave per monitorare la diffusione di malware e ransomware dall’interno.

Vittorio Bitteleri, country manager di CommVault

Strumenti anti-virus e anti-malware sono ottimi per aiutare a rilevare le varianti conosciute e ridurne la propagazione.

Nessuna di queste tecnologie però, anche se combinate, bloccherà il gesto di una persona in buona fede che scatenerà potenzialmente una serie di eventi pericolosi, commettendo un errore accidentale.

Secondo il manager, allora, per tutta la community IT è tempo di spostare il pensiero da “non succederà a noi” a “come possiamo prepararci quando accadrà”.

Backup e ripristino rapido

Il primo obiettivo da ottenere è il ripristino rapido di qualsiasi sistema IT. Avere un backup non è più sufficiente, specialmente se non è situato su un sistema solido di storage.

Se si possiede un backup, è necessario poter effettuare il ripristino in modo veloce e assicurarsi che i luoghi che ospitano le copie di backup siano sicuri da ransomware o altri malware.

Una volta partito un attacco, ci si accorgerà della sua propagazione per il lieve aumento di traffico di rete generato dal trasferimento del codice worm, nonostante il codice stia creando una VPN e replicando i dati su una struttura esterna sicura, un nuovo trend definito leakware, e per la quantità di modifiche che avvengono nei dati di sistema.

Quando viene effettuato in modo appropriato, il backup conosce le informazioni e i loro indici di cambiamento ed è in grado di raccogliere dati per comprendere i modelli sui quali opera un’azienda.

Se un sistema critico all’improvviso riscrivesse tutti i suoi blocchi di dati sullo storage, il backup lo scoprirebbe, perché il suo delta dovrebbe apparire pieno o lo snapshot dovrebbe avere le dimensioni di una completa copia mirror, lasciando gli amministratori di sistema decisamente perplessi.

Il vero obiettivo, per Bitteleri, è dunque il ripristino veloce. Rivelare quando, dove e come un attacco sia iniziato, il più vicino possibile al punto zero, fornendo un nuovo livello di intelligence, automazione e analisi.

 

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Healthcare: quando l’algoritmo sbaglia e non fa partire i richiami

01net - 21 maggio, 2018 - 10:21

L’It che dovrebbe aiutare il lavoro nel mondo healthcare a volte può essere un vero problema. Se ne sono accorti in Uk dove proprio a causa di errori nella gestione dell’It non sono stati inviati gli avvisi screening per il cancro al seno per 450.000 donne nel Regno Unito.

Secondo le stime, l’errore è collegato a 135-270 decessi, ha dichiarato il segretario alla Sanità Jeremy Hunt.

Hunt ha ora ordinato un’inchiesta sugli errori. In seguito alle domande del primo ministro, ha dichiarato alla Camera dei Comuni che il mancato invio di inviti era dovuto a un “guasto dell’algoritmo informatico”.

Healthcare fra gestione e algoritmi

Hunt ha descritto il fallimento come “incompetenza amministrativa’ in campo healthcare e ha detto ai Comuni che a causa della natura degli errori, la situazione sarà peggiore in alcune parti del paese rispetto ad altre.

Gli inviti per lo screening del cancro al seno avrebbero dovuto essere inviati a 450.000 donne prima del loro 70° compleanno. Secondo la Bbc, i problemi si sono sviluppati dopo il 2009. Di queste donne, 150.000 sono morte, e le restanti 300.000 sono nei loro 70 anni.

Il programma di screening è gestito da Public Health England e aveva lo scopo di inviare lettere a queste donne invitandole a sottoporsi a una mammografia.

Public Health England ha rilasciato una dichiarazione secondo la quale “Il problema è stato identificato in gennaio, durante l’esame dei progressi dello studio sull’estensione dell’età (AgeX). In seguito è risultato evidente che un impatto analogo era dovuto a problemi a lungo termine anche con il programma di routine. Inoltre, alcuni servizi locali non hanno invitato tutti per una proiezione finale nei tre anni precedenti il loro 71° compleanno”.

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Stampa 3D, Elmec Informatica crea una business unit

01net - 21 maggio, 2018 - 09:05

Imprese, startup, istituti di ricerca del territorio insubrico sono i primi destinatari dell’offerta di Elmec 3D, business unit di Elmec Informatica dedicata al 3D printing e dotata di un laboratorio di 300 mq situato a Brunello (VA), accanto alla sede principale dell’azienda.

Come dichiarato dal presidente Rinaldo Ballerio, Elmec informatica ha investito circa 3 milioni di euro nella manifattura additiva con la creazione di un laboratorio all’avanguardia nella stampa in 3D sia dei materiali plastici che, a breve, dei metalli”.

La responsabile della nuova business unit sarà Martina Ballerio, 28 anni, laureata in Ingegneria dei materiali presso il Politecnico di Milano e specializzata in Nanotecnologie attraverso un master presso la Katholieke Universiteit Leuven e l’Université Joseph Fourier di Grenoble.

Martina Ballerio guiderà un team di circa 20 persone che collaborerà con università ed enti di ricerca per innovare il settore manifatturiero in Italia.

Il team di Elmec 3D offre due tipi di supporto: consulenza e formazione alle aziende affinché comprendano quali tecnologie adottare per avvalersi della stampa 3D a fini produttivi; progettare, produrre o ridisegnare le componenti che i clienti desiderano stampare.

Il laboratorio di Elmec 3D sarà dotato di 9 stampanti, tra le quali le HP Jet Fusion 3D 4200 e Jet Fusion 300/500, destinate alla creazione di pezzi funzionali e altri modelli di stampanti che sfruttano tecnologie di manifattura additiva come SLA, FDM, SLS.

Negli spazi del laboratorio saranno presenti ambienti dedicati alla progettazione, alla realizzazione e alle fasi di post-produzione dei pezzi.

Elmec 3D ha già realizzato alcuni progetti.

Elmec 3D ha creato un carrello per il canottaggio dalla forma più ergonomica, che segua le particolarità posturali dell’atleta. In fase di progettazione, la geometria del carrellino è stata riadattata alle caratteristiche fisiche dell’atleta. Il primo prototipo realizzato è stato modificato a seguito di un test e la versione finale è stata montata a bordo della sua barca, consentendo di ridurre i dolori causati dalle lunghe ore di allenamento.

L’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda ha necessità di simulare alcune condizioni che si possono presentare durante interventi chirurgici difficili. Elmec 3D ha riprodotto fedelmente due organi umani, un rene ed una parte di cervello, con un materiale flessibile, adatto alla tipologia di test che l’istituto deve effettuare per simulare il processo di inserimento di sonde durante un’operazione chirurgica. Questa soluzione dai costi contenuti permette ai chirurghi di risparmiare diverse ore in sala operatoria.

Everynet, azienda che sviluppa tecnologie IoT, e Sapra, produttore di soluzioni hardware e software per la sicurezza sul lavoro, hanno necessità di creare un device per la geolocalizzazione tramite tecnologie LoRa (Low Power Long Range) e GPS al fine di garantire una precisa e veloce localizzazione della persona dispersa in montagna in caso di emergenza. Elmec 3D ha sviluppato prototipi con una stampante a filamento con PLA per la scocca e un TPU flessibile per le guaine impermeabili facendo poi redesign in base alle funzionalità dell’interfaccia utente.

 

Il secondo prototipo è stato poi realizzato utilizzando la tecnologia MJF di HP per ottenere un case più resistente e dalle caratteristiche ergonomiche uniche, impossibili da realizzare con le tecniche tradizionali. Everynet e Sapra hanno così ottenuto una riduzione di circa 10 volte i costi rispetto alla fresatura da pieno, ottenendo i pezzi richiesti nell’arco di una sola giornata.

Elmec 3D ha prodotto un AirBox, scatola contenente il filtro dell’aria, utilizzando un design ottenibile solo con l’utilizzo di additive manufacturing. In questo modo gli studenti hanno potuto ottenere una riduzione di peso ed un miglioramento della fluidodinamica, con un conseguente aumento delle prestazioni finali della moto che hanno realizzato per un concorso tra Università. Elmec 3D ha anche realizzato una leva del freno a matrice di nylon con rinforzo in fibra di carbonio che offre resistenza e una riduzione del peso complessivo della moto.

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Google Assistant sui TV con intelligenza artificiale

01net - 21 maggio, 2018 - 08:52

Annunciato per la prima volta al Ces 2018, Google Assistant è ora disponibile sulla linea Tv 2018 di LG con intelligenza artificiale.

Ciò significa che sia i televisori Oled sia i televisori Super Uhd con IA ThinQ offriranno funzionalità che permettono di gestire direttamente tramite il telecomando il Tv senza la necessità di hardware aggiuntivo.

In pratica Google Assistant si integra con il sistema operativo webOS di LG per portare nuovi livelli di convenienza e di controllo. Gli utenti potranno quindi impartire comandi in linguaggio naturale per controllare le funzioni TV, scoprire e riprodurre i contenuti e controllare le impostazioni.

LG assicura che i suoi televisori AI 2018 sono in grado di eseguire centinaia di comandi vocali usando la piattaforma intelligente aperta IA ThinQ e Google Assistant integrato. Grazie a ThinQ è per esempio possibile connettersi immediatamente a console di gioco e soundbar esterne (“Connetti alla soundbar”), cambiare la modalità immagine (“Cambia nella modalità cinema”) e spegnere il Tv a orari prestabiliti.

Inoltre, la ricerca dei contenuti è ancora più semplice e pratica. I televisori LG AI possono recuperare immediatamente le informazioni o passare a un canale che offre il contenuto richiesto dal telespettatore. Il comando “Passa a Discovery channel”, per esempio, consente di connettersi immediatamente alle informazioni sulle destinazioni di viaggio future. Gli utenti possono imparare più informazioni sui film preferiti semplicemente dicendo il nome di un personaggio o di un attore. Si può anche dire al televisore “Cerca la colonna sonora di questo film” o “Spegni la TV quando questo programma è finito”, senza bisogno di configurare una programmazione.

Il centro di controllo della smart home

Con Google Assistant integrato, i TV di LG permettono di gestire diverse attività, trovare risposte o controllare i dispositivi per la casa intelligente. Basta premere e tenere premuto il pulsante mic e chiedere informazioni come le previsioni meteo (“Com’è il tempo questo fine settimana?”), dati sulle aziende nelle vicinanze o controllare il punteggio di una partita senza disturbare la visione. Gli utenti possono rivivere i loro momenti preferiti visualizzando i ricordi da Google Photos. In un prossimo futuro arriveranno anche servizi quali la fornitura di cibo e il trasporto tramite Azioni di terze parti.

Con l’aiuto di Google Assistant, i televisori AI LG possono opera come il centro di controllo della casa intelligente, offrendo l’accesso a dispositivi come l’aspirapolvere robotizzato, termostati, purificatori d’aria, dispositivi di illuminazione intelligente e molti altri. Google Assistant funziona con più di 5.000 dispositivi smart di centinaia di marchi famosi, semplificando il controllo degli altoparlanti e di altri dispositivi connessi tramite Wi-Fi o Bluetooth.

I televisori LG Oled e LG Super UHD con ThinQ AI e Google Assistant saranno disponibili entro il mese di maggio negli Stati Uniti e nei principali mercati in Europa e Asia. Però funzioneranno da subito con altri dispositivi Google Assistant solo negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Canada e in Australia. Mentre l’espansione agli altri Paesi sarà annunciata entro la fine dell’anno.

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Trackimo, localizzatori per tutto il mondo

01net - 21 maggio, 2018 - 08:37

Il nome Trackimo è noto per i localizzatori GPS/GSM Universal, in grado di funzionare in ogni zona del mondo. Ora questo marchio si estende in una vera e propria gamma di prodotti, più articolata.

I nuovi arrivati mantengono naturalmente il “DNA” della localizzazione satellitare, ma con peculiarità e form factor diversi.

Trackimo è rappresentata in Italia da SMPI Group, che cura anche le vendite dei prodotti.

I nuovi localizzatori Trackimo

Trackimo Travel ha dimensioni analoghe a una carta di credito (86 x 54 x 4,5 mm) e pesa solo 38 grammi. Il suo campo d’utilizzo è offrire un sistema di monitoraggio di bagagli e merci completo. Le dimensioni compatte consentono di collocarlo e occultarlo facilmente. L’accessorio ci offre la possibilità di conoscere in ogni momento la posizione di ciò che ci interessa. Inoltre, in caso di apertura veniamo avvisati immediatamente con una notifica in tempo reale. Trackimo Travel costa 189,99 euro.

Le dimensioni diventano ancora più ridotte con il Trackimo Mini: 39 x 39 x 12 mm per soli 20 grammi. Nonostante ciò, il dispositivo include un accurato sistema di geolocalizzazione basato su GPS, GSM, Bluetooth e Wi-Fi. Un vero condensato di tecnologia in un device grande quanto una moneta e resistente all’acqua. Può essere impiegato ad esempio per animali domestici, biciclette, droni, borse, motocicli, automobili e così via. Trackimo Mini costa 149,99 euro.

Trackimo Watch, come suggerisce il nome, è un orologio che opera anche da localizzatore satellitare. Ha una sua SIM ed è dotato di un tasto con la funzione SOS. Entro la fine dell’anno dovrebbe inoltre arrivare anche in Italia il servizio di invio e ricezione di messaggi vocali. È impermeabile e nasce per aiutare gli anziani, i bambini e gli sportivi (runner, ciclisti e altri). Trackimo Watch ha un prezzo di 159,99 euro.

Un tracker di guardia

Trackimo Guard è anch’esso compatto e resistente all’acqua, a ciò aggiunge l’originalità dei tratti estetici e delle funzionalità. Il look è contraddistinto da una serie di sfaccettature che rimandano all’idea di un diamante. Il sistema di tracciamento è di ultima generazione e garantisce una precisione superiore. Alle funzionalità di collegamento ai network satellitare e GSM si aggiunge il posizionamento attraverso il riconoscimento delle reti Wi-Fi. Questa funzionalità si rivela particolarmente utile all’interno degli edifici, laddove non è possibile una geolocalizzazione attraverso i satelliti.

Sul dispositivo è presente un pulsante che invia automaticamente un messaggio di allerta, con la posizione, ai contatti precedentemente impostati. Altre funzionalità sono poi disponibili attraverso la app. Queste permettono di attivare alert in caso di movimento, di superamento di una velocità preimpostata e altro ancora. Trackimo Guard costa 159,99 euro.

È possibile ricevere maggiori informazioni e ordinare i prodotti (disponibili anche attraverso i rivenditori autorizzati) sul sito di SMPI Group.

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Biometria comportamentale, il nuovo livello di mobile security

01net - 21 maggio, 2018 - 08:15

Per comprendere il valore delle soluzioni di biometria per la protezione dei dispositivi è sufficiente considerare che le app di mobile banking stanno diventando sempre più diffuse e che i criminali informatici dimostrano un crescente interesse nel cercare di compromettere i dispositivi mobile.

Nuovi e sofisticati metodi di attacco hanno reso il classico schema username-password completamente obsoleto. Persino l’autenticazione a due fattori, più sicura ma ancora basilare, sembra insufficiente, poiché gli hacker hanno trovato il modo di ingannare gli utenti inducendoli a inserire i codici di accesso all’interno di interfacce utente fasulle.

La sfida principale è sempre stata quella di escogitare uno schema di sicurezza abbastanza dinamico con cui riuscire a contrastare gli hacker senza ostacolare l’usabilità.

Dal punto di vista dell’utente, il dover costantemente aggiungere nuove credenziali come password complesse e nomi utente unici è una seccatura che può indurre al passaggio a un altro fornitore di servizi.

Scorciatoie comportamentali

Inoltre, provoca anche scorciatoie nel comportamento: ad esempio l’uso della stessa password per più piattaforme o il ricorso a password semplici che siano facili da ricordare.

Questo di per sé mina la sicurezza, in quanto rende più agevole per i criminali trovare debolezze su cui far leva. I dispositivi mobile sono particolarmente vulnerabili in quanto gli utenti tendono a essere meno consapevoli della sicurezza rispetto a quando usano desktop o laptop.

I livelli di sicurezza recentemente aggiunti, inoltre, sono costantemente compromessi da implementazioni che presentano bug o da carenze intrinseche dei dispositivi mobile e dei relativi sistemi operativi.

I criminali informatici sono costantemente al lavoro per trovare nuovi modi per sfruttare queste falle. Ogni loro successo significa che gli sviluppatori devono migliorare i livelli di sicurezza esistenti o aggiungerne altri che contribuiscono alla complessità generale.

Ma la tecnologia non è l’unico elemento preso di mira dai cybercriminali, che cercano di sfruttare anche la mancanza di preparazione degli utenti. Ad esempio, possono presentare a un cliente inconsapevole una finta schermata di login in cui digitare le credenziali e qualsiasi codice di autenticazione ricevuto via SMS, mentre il malware cambia segretamente il numero del conto di destinazione.

Per questi motivi, le istituzioni finanziarie hanno aggiunto alle proprie app una sicurezza più discreta che normalmente non interferisce con l’usabilità.

Ad esempio, tenendo conto del momento e del luogo in cui solitamente gli utenti accedono alle loro app di mobile banking, si possono rilevare rapidamente tentativi di accesso potenzialmente sospetti. Se qualcuno prova ad eseguire una transazione importante in piena notte, dall’altra parte del mondo, è chiaro che c’è qualcosa di insolito.

Bloccare la transazione fino a quando non siano state fatte alcune verifiche aggiuntive è la miglior linea d’azione. Ma accanto a tempo e luogo possono essere aggiunti al mix sempre più elementi comportamentali.

Ad esempio, la pressione delle dita quando si tocca o si scorre lo schermo dello smartphone o, ancora, la velocità di digitazione. Se qualcosa non quadra, potrebbe essere successo che un dispositivo sia stato rubato o che l’utente stia inconsapevolmente operando su una sovrapposizione creata dai criminali informatici in sostituzione dell’app effettiva.

Il comportamento come fattore aggiuntivo

Questo tipo di sicurezza, ci spiega Giovanni Verhaeghe, Director Market & Product Strategy di Vasco Data Security, è diventato noto come biometria comportamentale.

Catturando il modo in cui l’utente è solito utilizzare il dispositivo lungo un certo arco di tempo, gli algoritmi di biometria comportamentale possono definire una sorta di impronta digitale.

Se le azioni dell’utente corrispondono a quell’impronta digitale, esiste una maggiore probabilità che esse siano legittime e che non ci sia alcuna necessità di interferire ed eventualmente compromettere l’esperienza d’uso.

Al contrario, un improvviso cambiamento nel comportamento potrebbe indicare che qualcosa stia accadendo. La banca può quindi intervenire e richiedere ulteriori verifiche.

Poiché la biometria comportamentale è un modo discreto per verificare le transazioni, l’onere della sicurezza si allontana dall’utente. Gli utenti normalmente non noteranno nulla in quanto non sono richieste ulteriori azioni da parte loro.

Ciò, a sua volta, significa che il tempo impiegato per autenticare un utente è ridotto al minimo, quindi l’utente impiega più tempo a utilizzare effettivamente l’applicazione. Al tempo stesso, la sessione è protetta con il livello di sicurezza che gli utenti si aspettano.

La biometria comportamentale riduce le frodi e al contempo rende minimo il verificarsi di falsi positivi. Inoltre, non sconfina nella privacy dei clienti come fanno i dati biometrici tradizionali, quali i database di impronte digitali, le scansioni dell’iride o le impronte vocali. Il modello comportamentale di un utente è memorizzato come un’equazione matematica che non ha utilità per i criminali alla ricerca di dati personali.

La biometria comportamentale offre sicurezza a livello di transazione. Non si limita a renderesicura una sola strada e si presenta molto difficile da superare per i criminali poiché non esiste una singola debolezza che essi possano sfruttare. Allo stesso tempo, l’utente non è gravato dai disagi che altri livelli di sicurezza normalmente comportano.

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Microsoft Surface Hub 2, l’ambiente di lavoro è più collaborativo

01net - 18 maggio, 2018 - 12:47

Nonostante si tratti di una seconda generazione, Surface Hub 2 è stato progettato da zero da Microsoft. Naturalmente avendo in mente le aziende, i gruppi di lavoro che necessitano di uno strumento per connettersi e progettare insieme. Un dispositivo, dunque, creato per far nascere idee in team e per semplificare la comunicazione e la collaborazione.

Il nuovo Surface Hub 2 si presenta in una veste più elegante, per inserirsi al meglio in qualsiasi ufficio. Offre un maestoso display multi-touch 4K da 50,5”. Chiaramente è progettato per la piattaforma e gli strumenti Microsoft. Quindi: Windows 10, Microsoft Teams, Microsoft Whiteboard, Office 365 e l’architettura cloud.

Surface Hub 2 in arrivo, ma non subito

L’azienda ha alzato il sipario sul nuovo prodotto ma l’introduzione sul mercato non è immediata. Nel 2018, spiega Microsoft, iniziano i test di Surface Hub 2 con alcuni clienti selezionati. La disponibilità per l’acquisto è attesa per il 2019.

Surface Hub 2 dispone di fotocamere 4K che ruotano con il dispositivo, di altoparlanti integrati e di array microfonici. Una dotazione ideata per consentire a tutti, anche da remoto, di sentirsi nella riunione come se fossero nella stessa stanza.  L’aspect ratio standard di 3×2 del display offre a tutti più spazio utilizzabile per creare e collaborare.

Si tratta di una soluzione scalabile anche in dimensioni. È infatti possibile connettere insieme fino a 4 display, sia in modalità landscape che portrait. La flessibilità nell’orientamento permette di visualizzare i contenuti nel modo migliore a seconda delle esigenze. Rispetto alla generazione precedente, quest’ultima risulta anche più facile da spostare nell’area di lavoro. Microsoft ha collaborato con Steelcase nella creazione di supporti con rotelle e sistemi di montaggio semplici da usare.

Le opzioni di accesso multi-utente consentono a più persone di condividere idee e documenti. Surface Hub 2 diventa uno spazio virtuale di lavoro collaborativo.

Sul sito Microsoft sono disponibili maggiori informazioni su Surface Hub 2.

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Mobile bioprinting: la stampante 3D portatile per la pelle

01net - 18 maggio, 2018 - 11:51

Alcuni ricercatori dell’Università di Toronto hanno sviluppato una stampante cutanea 3D portatile in grado di applicare strati di tessuto cutaneo direttamente sui pazienti per coprire e guarire le ferite.

L’apparecchio è stato costruito da un team guidato dallo studente di dottorato Navid Hakimi sotto la supervisione di Axel Guenther.

 

Secondo i ricercatori, la stampante è un’alternativa all’innesto cutaneo convenzionale, ma non richiede che la pelle sana venga rimossa dal donatore e innestata sul paziente. Il dispositivo si adatta alla mano e stende “bio inchiostro” tessuto cutaneo direttamente sulle aree colpite. I ricercatori ritengono che sia il primo dispositivo che può formare la pelle direttamente sulla parte superiore di una ferita, in due minuti o meno.

Descritto come un dispenser di nastro bianco, tranne che per il fatto che invece di distribuire nastro depone fogli di tessuto a base di alginato, la macchina prevede che sulla parte inferiore di ogni foglio siano presenti strisce di inchiostro biologico contenenti materiali biologici come cellule della pelle e collagene, che è la proteina più abbondante della pelle, insieme con la fibrina, che è una proteina utile nella guarigione delle ferite. Con un peso inferiore a un chilogrammo, il dispositivo richiede poco addestramento per l’uso, elimina le fasi di lavaggio e incubazione richieste da alcuni bioprinter tradizionali e può coprire una ferita con la pelle in un paio di minuti. Il dispositivo è già stato testato su ratti e suini. Gli scienziati ora prevedono di espandere la dimensione delle aree coperte dalle ferite e sperano di iniziare finalmente le sperimentazioni cliniche sull’uomo. “La nostra stampante per pelle promette di adattare i tessuti a pazienti specifici e alle caratteristiche della ferita”, afferma Hakimi. “Ed è molto portatile”.

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Usare l’IoT per una migliore gestione del vino

01net - 18 maggio, 2018 - 10:11

L’IoT si fa largo anche nel mondo del vino e trova posto nel viogneto. Alla recente edizione del Vinitaly di Verona sono state presentanti alcune iniziative inserite nell’Internet of Food & Farm 2020 (IoF2020), il progetto europeo che punta all’implementazione su larga scala dell’utilizzo delle tecnologie informatiche nel settore agro-alimentare che comprende 19 progetti europei.

Altri progetti, come quello di Pago Aylés, una prestigiosa cantina di Saragozza in Spagna si sviluppano in modo autonomo.

A Verona è stato presentato il progetto di Valoritalia, che coinvolgerà tre aziende che producono vino biologico nella Franciacorta, a Trento e nelle Marche. Il progetto prevede l’utilizzo di strumenti hitech connessi con Sian (Sistema informativo agricolo nazionale) e l’utilizzo di sensori in cantina che consentono di controllare il processo produttivo avere una mappatura precisa e tracciare le partite di vino.

Un cluster di aziende formato da Vinidea e Isvea ha sviluppato invece un progetto IoT per la gestione del vigneto, dei processi di vinificazione e per controllare il trasporto. Per la vinificazione l’obiettivo della soluzione è di permettere l’effettuazione di frequenti controlli con una lettura dello spettro infrarosso del vino in cantina in modo da avere la lettura dei dati n tempo reale.

Vino e IoT in Spagna

In Spagna invece l’abbinamento dei dati che provengono dalle misurazioni in situ con quelli forniti dalle stazioni e dai sensori del terreno permette di ottenere informazioni cruciali per prendere decisioni tempestive per una maggiore efficienza e una riduzione dei costi di produzione.

Il progetto mira in sostanza a ottenere modelli di comportamento predittivo nel vigneto in relazione alla qualità dell’uva, alla produzione, ai cicli biologici, ai parassiti potenziali e alle malattie delle piante.

Nel vigneto è stata installata una rete di oltre 100 punti di controllo su circa 25 parametri di misura per monitorare automaticamente la temperatura e l’umidità dell’aria e del suolo, la pressione ambientale, le precipitazioni, la velocità e la direzione del vento.

I dati registrati vengono inviati via 4G direttamente a una web app sviluppata da remOT Technologies che lavora con Microsoft Azure, in modo che l’utente possa visualizzare i dati in una tabella dei valori o in un formato grafico e confrontare gli stessi parametri in date diverse.
In questo modo viene accelerata tutta la post-produzione dei dati che permette di avere, per esempio, il massimo potenziale di produzione per il mese successivo. L’uso della soluzione IoT e dell’applicazione remOT, che funziona anche offline, non solo aiuta a migliorare la produttività e a evitare le malattie, ma aumenta anche la qualità del prodotto.

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Ibm Research: tutte le innovazioni

01net - 18 maggio, 2018 - 09:20

Vi proponiamo un cammino di divulgazione verso il futuro dei dati, del modo in cui li useremo e degli spazi, fisici e virtuali, che li conterranno. E vogliamo che questo percorso sappia riguardarci e contraddistinguerci.

Perciò lo compiamo assieme agli scienziati e ricercatori italiani che fanno capo ai centri mondiali di Ibm Research.

Lo facciamo anche con l’intento di dare visibilità a quei “cervelli” che secondo noi non sono andati in fuga: hanno solamente scelto un luogo consono per mettere a frutto il proprio dono, a beneficio di tutti, anche dell’Italia.

Ogni mese una nuova puntata, firmata da un giovane ricercatore italiano.

Buona (in)formazione.

Memoria disaggregata nel data center del futuro

 

Nei laboratori di IBM Research – Ireland si lavora a un prototipo per un nuovo paradigma architetturale per i data center, con l’idea di rompere le barriere fisiche del server disaggregagando i suoi componenti

Intelligenza artificiale al servizio della chimica organica

Per ideare nuove reazioni per la chimica organica di sintesi al laboratorio di ricerca di Ibm di Zurigo si abbina l’intelligenza artificiale alla creatività

Perchè la crittografia post-quantistica farà bene alla sicurezza

Da sempre la prevenzione è meglio della cura. Per ottenere lo scopo in materia di sicurezza IT, presso il centro di Ibm Research a Zurigo si sta seguendo anche la strada della crittografia post-quantistica. Con ottimi risultati.

Come funziona il nano rame e perchè sfamerà i chip

Presso il centro di ricerca di Ibm di Zurigo si usano nanoparticelle di rame in luogo delle tradizionali leghe di saldatura per le interconnessioni elettroniche dei microprocessori. Si sfrutta la conducibilitá elettrica, dieci volte superiore alle leghe, e l’insensibilità all’elettromigrazione

Simulazioni quantistiche, a che punto siamo

Le simulazioni quantistiche hanno suscitato interesse crescente fin dai primi anni ottanta del secolo scorso. Dai bosoni agli eccitoni, le simulazioni con i condensati di luce e materia presso il centro di ricerca di IBM a Zurigo vanno fiducia oltre l’immaginazione.

Arrivano le memorie non volatili basate sul carbonio

Nel centro di ricerca IBM di Zurigo, alcuni ricercatori in collaborazione con diversi partner europei hanno esplorato la possibilità di usare materiali a base di carbonio per fabbricare memorie resistive non volatili per immagazzinare dati.

Chip: quando ogni atomo può fare la differenza

La ricerca Ibm ha sviluppato un sistema di misura che permette di esplorare i limiti fisici legati alla conduzione e alla generazione di calore quando le dimensioni del dispositivo raggiungono l’atomo

Tecnologie cognitive al servizio del settore sanitario

Sensori, enormi database, dati non strutturati: la mole di informazioni disponibili è pane per un cognitive computing di servizio al professionista sanitario e del paziente

Come è fatto il naso elettronico e perchè l’industria lo sta aspettando a braccia aperte

Un team multidisciplinare in seno a Ibm Research ha creato un dispositivo in grado di superare le capacità del naso umano, applicabile in campo industriale e sanitario

Un ricevitore ottico con tecnologia CMOS per abbattere i costi

Dal laboratorio di Ibm Research di Zurigo: la possibilità di realizzare il dispositivo con tecnica CMOS ha permesso di raddoppiare la velocità di trasmissione e per questo di ridurre il costo/Gbps della metà

Neuroingegneria in 3D per creare il cervello in vitro

Nel laboratorio di nano-fabbricazione dell’IBM Almaden Research Center Luisa Bozano gestisce  progetti che si collocano nell’ambito della sensoristica e riguardano anche il funzionamento del cervello. Andrea Spanu ci spiega come vengono usate le Bio-nano tecnologie per emulare organi come il cervello dai ricercatori delle Università di Genova e Cagliari presso il sensor-lab dell’Ibm Almaden Reseach Center

L’intelligenza artificiale porta all’ingegneria cellulare

Simone Bianco ci spiega come l’ingegneria cellulare si avvale di strumenti propri di ingegneria, matematica, fisica e informatica per trasformare la biologia in una scienza quantitativa, per ottimizzare il design e la realizzazione di “fabbriche” cellulari.

Come funzionano e a cosa servono i chip neuromorfici

Carmelo di Nolfo ci spiega perchè sta lavorando alla creazione di un cervello di silicio. Il TrueNorth Neurosynaptic System di Ibm è una nuova generazione di processore neuromorfico sviluppato da un team dell’Ibm Research – Almaden, a San Jose, in California.

 

Debater: decidere sarà più facile

Un progetto di Ibm Research basato sulle debating technologies avvicina l’intelligenza artificiale alla vita quotidiana

 

Blockchain e Bitcoin, come funzionano

Al centro di ricerca Ibm di Zurigo si lavora sulla riservatezza e sulla crittografia.

Veicoli connessi, una piattaforma per servizi intelligenti

Giovanni Russo di Ibm Research di Dublino ci spiega come possiamo istruire le smart car a lavorare per noi anche quando sono inattive.

Perché l’industria vive di modelli, strutture, algoritmi e calcolo

Le simulazioni per le applicazioni industriali stanno guidando il processo di innovazione in campo manufacturing. L’esperienza di Ibm Research raccontata da Teodoro Laino.

Fotonica, comunicare alla velocità della luce

Antonio La Porta ci spiega come presso Ibm Research a Zurigo la ricerca di soluzioni tecnologiche che prevedono la prospettiva di interconnettere i chip con i fotoni si persegue assemblando e fabbricando, rispettivamente, chip elettro-ottici e strutture che guidino i fotoni (chiamate guide d’onda) sullo stesso supporto, sia essa una board rigida o un substrato flessibile.

 

Oltre il silicio: il futuro dei transistor e dei semiconduttori

Gianluca Signorello ci prepara a un futuro fatto di semiconduttori III-V, utilizzati sia per lo sviluppo di transistor e circuiti integrati ad elevata performance, sia per sistemi di comunicazione ottica integrati su silicio, che permetteranno l’esplosione della banda di comunicazione disponibile tra circuiti integrati.

 

La nuova frontiera del supercalcolo: i Data Centric Systems

 

Cristiano Malossi ci tratteggia l’identikit dei nuovi sistemi che stanno nascendo per l’analisi dei dati che per la mera computazione

Come si può ridurre il consumo di energia dell’It

Matteo Cossale ci illustra come con i microserver si possono ottenere prestazioni computazionali senza gravare sul conto energetico. E nascono microdatacenter.

 

Deep Current: come cambia la scienza delle previsioni

Emanuele Ragnoli ci spiega la piattaforma di modellistica 2D e 3D e di gestione dati per il monitoraggio e la previsione di condizioni marine e oceanografiche. Emblematica di come la ricerca di Ibm sta guidando l’evoluzione digitale della stocastica.

 

Come dare accesso sicuro ai dati nel cloud

Paolo Scotton ci propone la soluzione fatta da un’ancora fisica: una chiave Usb con sistema operativo chiuso che gestisce i collegamenti ai server in cloud. Senza lasciare tracce.

 

La sicurezza dei dati nel cloud: due soluzioni

Alessandro Sorniotti distingue fra crittografia tradizionale e omomorfica e ci  presenta le potenzialità dell’intercloud.

 

Dal knowledge graph al cognitive computing

 

Marco Luca Sbodio ci fornisce esempi concreti di applicazione dei sistemi cognitivi, in campo sociale e sanitario.

 

Cognitive computing, il futuro della conoscenza

 

Alessandro Curioni ci fa scoprire l’essenza dei sistemi cognitivi e ci spiega perché diventeranno una parte dominante della nostra vita.

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L’intelligenza artificiale nel retail serve anche ai negozi fisici

01net - 18 maggio, 2018 - 09:04

L’intelligenza artificiale sta chiaramente facendo la sua parte sul marketing del commercio al dettaglio, e sta avendo il maggiore impatto nel mondo digitale a causa della natura intrinsecamente tracciabile e quantificabile delle attività sui siti web, negli acquisti digitali e all’interno degli account degli utenti.

Il volume e la pulizia dei dati di e-commerce ne fanno un ambiente perfetto per sfruttare l’Intelligenza artificiale. Ecco perché non c’è da stupirsi che Amazon sia una delle potenze Ia più importanti al mondo. Il volume di dati generati dagli account utente collegati sul loro sito web, come ad esempio informazioni sugli acquisti, clic e ricerche, è enorme e permette di personalizzare e personalizzare le loro offerte e far crescere il business.

Le difficoltà del retail classico

I negozi fisici non hanno gli stessi vantaggi. I dati disponibili non sono facilmente accessibili, registrabili e analizzabili. Mentre l’apprendimento automatico è già, o quasi, praticabile in alcuni aspetti del settore della vendita al dettaglio, le attuali soluzioni di marketing basate sull’intelligenza artificiale per il commercio sono spesso estremamente costose e hanno uno scarso ritorno sugli investimenti nella loro forma attuale.

Tuttavia, ciò non significa che i rivenditori fisici saranno completamente esclusi dal gioco dell’intelligenza artificiale per sempre. Ci vorrà forse ancora qualche anno, ma il retail fisico inizierà ad adottare le stesse strategie che i player dell’e-commerce sono in grado di sfruttare ora nello spazio digitale. Lo farà spostando la stessa tracciabilità e quantificabilità nello spazio fisico.

In futuro, più negozi saranno in grado di avere relazioni con i clienti incoraggiandoli a creare un qualche tipo di account utente. Ci sono molti vantaggi di avere un account utente, come si può vedere con Amazon. Quando si dispone di un account con Amazon, si ottengono migliori consigli sui prodotti. È inoltre possibile ottenere l’acquisto con un solo clic.

Il rivenditore incoraggia gli utenti a registrare un account in modo da poter accedere a tutti questi vantaggi e risparmiare tempo. Ma Amazon ne beneficia anche, naturalmente, perché un account utente è una ricca fonte di informazioni. Sanno chi sei, e possono monitorare il tuo comportamento e l’attività di acquisto nel tempo. Essi utilizzano queste informazioni per mettere i prodotti giusti di fronte a voi, che aiuta a generare più vendite. Ottimizzano ogni transazione in base al valore della vita utile del cliente.

Alla fine i negozi fisici faranno la stessa cosa, e alcuni lo stanno già facendo offrendo ritiri dai negozi o consegne locali. Prendiamo un negozio di alimentari, per esempio. Se sei un normale acquirente in un negozio di alimentari particolare, e si dispone di un account utente, il negozio avrà accesso ad alcune delle stesse informazioni che Amazon ottiene da un account utente.

Grazie a una app, il negozio Ia saprà quando il cliente entra nel punto vendita e sarà in grado di monitorare la frequenza delle visite e dei prodotti acquistati. Da queste informazioni, il negozio può migliorare l’esperienza dei clienti in negozio in diversi modi.

Il negozio potrebbe utilizzare l’intelligenza artificiale per analizzare tutti i dati dl cliente e fornire offerte speciali, coupon, sconti e pacchetti per i prodotti che normalmente si acquistano. Invece di ricevere un pacchetto di coupon con la ricevuta alla cassa, si potrebbero ricevere coupon non appena la propria app indica che si è sul posto. Sarà possibile offrire sconti e offerte speciali per i prodotti specifici o offrire altre marche da considerare per le categorie di prodotti abituali.

Personalizzare l’esperienza utente

Il negozio può anche offrire una sorta di programma di fatturazione ricorrente. Potrebbero fatturare ogni settimana un pacchetto di generi alimentari pronto per il cliente quando si presenta con l’elenco generato dall’intelligenza artificiale e approvato dall’utente in anticipo.

In alternativa, il negozio può avvisare un dipendente di iniziare a raccogliere i prodotti che solitamente si acquistano quando si entra nel negozio e portarli al banco. Se l’applicazione ha un qualche tipo di account di configurazione del commerciante, si può anche essere in grado di fare il pagamento con un solo clic, utilizzando una carta di credito o di debito. In pochi minuti si entra e si esce dal negozio di alimentari.

Personalizzare l’esperienza dell’utente permetterebbe inoltre al negozio di effettuare alcune upselling, offrendo ai clienti prodotti rilevanti con margini di profitto più elevati rispetto ai loro marchi abituali.

Ad esempio, un cliente che acquista in genere una marca generica di uova potrebbe ottenere uova di allevamento sostenibile con un piccolo sconto. Le uova sarebbero ancora più costosi rispetto a quelli generici, ma lo sconto può potenzialmente facilitare qualcuno ad acquistarli comunque, il che significa margini di profitto leggermente più elevati. E, supponendo che il prodotto ne valga la pena, che il cliente possa scegliere il prodotto più costoso la prossima volta.

In alternativa, il negozio di alimentari potrebbe spostare alcune persone ad acquistare prodotti più deperibili o in eccesso di scorte, effettuando adeguamenti di prezzo in base al loro comportamento d’acquisto. Ad esempio, se sanno che siete abituati ad acquistare ingredienti per insalate, il negozio potrebbe offrirvi grandi sconti su peperoni rossi e cetrioli.

Le strategie di marketing di Ia possono anche aiutare i retailer a raggiungere i clienti quando sono fuori dal negozio. Sempre utilizzando le informazioni dell’account utente, un programma di marketing abilitato all’intelligenza artificiale è in grado di determinare il modo migliore per ottenere i dati sull persone e i loro comportamenti di acquisto e modelli di nuovo nel negozio e massimizzare il loro valore carrello.

Grazie a questi sistemi di raccomandazione, i rivenditori possono fornire materiale di marketing pertinente per convincere i clienti a recarsi in negozio. Ad esempio, il negozio può chiamare, inviare un Sms o consegnare una e-mail che annuncia nuovi prodotti, offerte speciali o sconti unici solo per il cliente.

Un’altra strategia è quella di offrire alcuni prodotti che è possibile acquistare online. Alcuni grandi supermercati offrono già questo servizio all’interno dell’azienda.

Aziende come Instacart e Amazon Fresh offrono alle aziende locali la possibilità di offrire la consegna di determinati prodotti ai loro clienti abituali. Può essere possibile per i negozi di alimentari andare in partnership con questi servizi di consegna a domicilio.

La possibilità dei test

I test sono un’altra area in cui le aziende online hanno un vantaggio significativo quando si tratta di impiegare l’Ia nel marketing. Si tratta di provare due cose con clienti simili e capire quale dà risultati migliori.

Mentre questo è abbastanza semplice da fare per il commercio online, è un po ‘più impegnativo per i negozi offline. Ad esempio, se Amazon vuole testare una versione della sua home page, può presentare 500 versioni della home page contro 500 segmenti di visitatori di Amazon.com. Può quindi testare piccole regolazioni – alla pagina di cassa, ai pulsanti, al testo, alle immagini, a qualsiasi cosa pensino possa essere utile – in tempo reale per vedere cosa succede.

Con un negozio fisico, il test è molto più impegnativo. Da un lato, è una operazione importante cambiare il layout di un negozio fisico in modo significativo. Ma con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, può, infatti, essere possibile determinare il tipo di persona influenzata e influenzata da cambiamenti deliberati nell’ambiente fisico. Potreste essere in grado di variare il layout di un negozio in modi più piccoli per ottimizzare le vendite sulla base dei risultati dei test di divisione all’interno del negozio.

Prendendo lo scenario negozio di alimentari ancora una volta, si supponga di avere un certo numero di persone nel negozio che si inseriscono in diverse categorie in base alle loro informazioni sull’account utente. Si potrebbe usare Ia per esaminare queste informazioni e prendere in considerazione la possibilità di modificare il layout di alcune sezioni del negozio, come ad esempio i prodotti lattiero-caseari o i prodotti da forno.

Si può provare il layout 1 per questa settimana e il layout 2 per la settimana successiva. È possibile alternare questi due layout in settimane alternate per uno o due mesi e osservare come i cambiamenti influenzano il comportamento del cliente.

È anche possibile sperimentare con piccoli cambiamenti nella presentazione, come la variazione della formulazione delle offerte speciali e le vendite per vedere quali versioni portano le persone a comprare più di un prodotto. Ad esempio, è possibile passare da “50% di sconto” a “Acquista un prodotto per ottenerne uno libero” (che è sostanzialmente la stessa cosa) per vedere quale presentazione funziona meglio per alcuni prodotti.

Un altro modo per poter utilizzare l’intelligenza artificiale nel marketing in futuro è attraverso la machine vision. Questa tecnologia utilizza le telecamere per identificare i clienti in negozio e collegarli con i loro profili di account per rilevare i modelli. Con il beneficio di un sacco di dati e di apprendimento automatico, si fanno previsioni sui tipi di strategie di marketing che funzioneranno per alcuni clienti e automatizzare il processo.

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Citrix crea un workspace per la sicurezza di app e documenti

01net - 18 maggio, 2018 - 08:58

L’esperienza e la produttività di chi lavora sono una priorità: dare un accesso affidabile al workspace, alle applicazioni, ai dispositivi e ai contenuti di cui i lavoratori hanno bisogno migliora la produttività e le performance aziendali.

L’esperienza deve essere personalizzabile e adattabile e Citrix sta espandendo il suo portfolio per la distribuzione di app e desktop virtuali e mobili, per offrire accesso sicuro alle app SaaS e ai contenuti attraverso Citrix Workspace creando un workspace unificato per le aziende.

Citrix Workspace offre agli utenti un’esperienza coerente e unificata su tutti i dispositivi permettendo per esempio di iniziare a lavorare a casa dal tablet, continuare sullo smartphone mentre sono in viaggio e completare il lavoro una volta giunti in ufficio.

Incorporato nelle funzionalità di networking e file-sharing di Citrix, Citrix Workspace assicura performance delle app affidabili, ricerca e workflow integrati nelle app e possibilità di collaborazione sui contenuti indipendentemente da dove si trovino archiviati.

Citrix ha anche integrato Slack e Secure Mail permettendo di convertire messaggi giunti per email in conversazioni su Slack e inviare messaggi Slack direttamente da Secure Mail. Citrix rende il workspace intelligente analizzando il comportamento degli utenti per dare la priorità agli strumenti più utili per portare a termine i lavori più importanti per primi.

Citrix Cloud services permette la portabilità del cloud, dando ai clienti gli strumenti e gli insight utili affinché possano seguire la loro strategia cloud con fiducia, e la flessibilità necessaria per muovere i carichi di lavoro su diversi cloud via via che il business evolve. I clienti possono ora utilizzare I loro workload su qualsiasi cloud, AWS, Azure, Google e Oracle o cloud privato.

Le tecnologie di gestione immagini e di provisioning permettono di spostare carichi di lavoro dai datacenter a un qualsiasi cloud e supportano una vasta gamma di piattaforme, dalle infrastrutture fisiche e virtuali fino al cloud.

I servizi di Citrix Cloud rendono possibile la portabilità del cloud dando ai clienti gli strumenti e gli insight di cui hanno bisogno per perseguire con fiducia la loro strategia cloud e la flessibilità necessaria per spostare carichi di lavoro su cloud diversi, a seconda delle esigenze del business. Poiché Citrix ha progettato tutto il suo stack su una piattaforma comune, le aziende possono facilmente muovere i loro carichi di lavoro dal data center al cloud che hanno scelto e viceversa, a seconda delle loro necessità, in modo tale che la portabilità del cloud sia anche a misura di grande azienda.

Citrix continua a lavorare con Microsoft per distribuire on top di Remote Desktop Management Infrastructure (RDMI), la piattaforma RDS di nuova generazione per Azure, le capacità a valore aggiunto di Citrix. Citrix offrirà anche supporto dal giorno uno per Windows Server 2019 al fine di distribuire app virtualizzate con XenApp.

Citrix permette infine anche la scelta di diversi dispostivi da una singola soluzione di gestione dell’endpoint. Con Citrix Endpoint Management, infatti, è possibile gestire la più vasta gamma di dispositivi, dai wearable agli IoT come Alexa for Business e gli hub workspace di Raspberry Pi-powered dei partner NComputing e Viewsonic.

Sicurezza unificata

Sono sempre di più e nuove le minacce che richiedono un approccio innovativo alla sicurezza, migliorando al tempo stesso la produttività. Le aziende devono adottare un approccio olistico alla sicurezza che si adatti al modo in cui le persone lavorano, invece di imporre semplicemente una serie di restrizioni.

L’approccio alla sicurezza di Citrix unifica il portfolio di Citrix Networking con Citrix Unified Endpoint Management e Citrix Analytics, per creare un perimetro digitale sicuro che circondi l’utente, le app e la rete permettendo una migliore visibilità e un maggior controllo. Il perimetro digitale sicuro di Citrix permette all’IT e ai CISO di mettere in atto policy per controlli di sicurezza centralizzati, applicati in modo dinamico ad ogni endpoint per ridurre al minimo e nascondere le superfici di attacco che si trovano oltre il datacenter, su diversi dispositivi, app e contenuti distribuiti su network on-premise, ibridi e multi-cloud.

Il portfolio Citrix Networking Workspace incorpora Citrix Analytics. Che un’azienda voglia mettere al sicuro le proprie app cloud, file, dati, app mobili o desktop, Citrix Analytics offrirà insight preziosi relativi al comportamento dell’utente sui sistemi di sicurezza, sulle performance e sull’operatività, semplificando l’infrastruttura IT. Utilizzando l’apprendimento automatico e l’Intelligenza Artificiale per rilevare comportamenti anomali e potenziali minacce, Citrix Analytics permette di agire in maniera intelligente grazie alle informazioni raccolte e identificando in maniera proattiva e gestendo minacce interne ed esterne.

Citrix unifica anche le esperienze delle app SaaS, web, mobili, virtuali e Windows, gestendole centralmente e garantendo la sicurezza con i servizi Citrix Access Control. Diversamente dai prodotti single sign-on (SSO) tradizionali, che non offrono visibilità, possibilità di controllo o governance dei dati dentro le app SaaS e Web, Citrix Access Control offre funzionalità SSO a tutte le app virtualizzate Citrix, Saas e Web. Citrix Access Control offre inoltre policy di controllo granulare come watermarking, restrizioni alle funzionalità di copia e incolla e di stampa, oltre ad offrire analitici avanzati per il comportamento degli utenti. Inoltre, Citrix Access Control insieme a Citrix Analytics offre analitici avanzati sul comportamento degli utenti che aiutano a reindirizzare in maniera intelligente attività di browsing potenzialmente rischiose a un browser virtuale basato su cloud completamente isolato dal network aziendale senza che sia richiesta alcuna configurazione dell’end-point. Questo permette alle imprese di trovare un equilibrio tra l’attività di browsing e la sicurezza.

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Verificatore di qualità dei codici DPM da Cognex

01net - 18 maggio, 2018 - 08:02

Cognex ha introdotto sul mercato il nuovo verificatore DataMan 8072 per l’analisi di codici Direct Part Mark (DPM).

Il DataMan 8072V consente di certificare la qualità e la leggibilità dei codici DPM testandone la performance confrontandoli con parametri qualitativi prefissati , compresi fattori ottici e di formattazione che potrebbero inficiarne la leggibilità, e assegnando a ciascun codice un “voto” per consentire il raggiungimento di standard fissati ed il rispetto delle norme industriali.

Il verificatore DataMan 8072V è dotato di un processore ultra-rapido e una fotocamera ad alta risoluzione per leggere e valutare anche i codici più difficili.

Essendo l’unico verificatore di codici DPM con illuminazione a 30°, 45° e 90°, il DataMan 8072V è facilitato nella verifica di codici su superfici strutturate, ricurve o addirittura incassate, ed è l’unico verificatore disponibile che rispetti gli standard ISO/IEC TR 29158 (AIM DPM).

Questo verificare accoppia una grande ergonomia alla comprovata alta tecnologia Cognex e un software per valutare velocemente ed efficacemente anche i codici più difficili.

La capacità di decodifica ad alta velocità unita a efficaci algoritmi di valutazione permettono risultati dettagliati e ripetibili.

Secondo quanto afferma Carl Gerst, Vice Presidente Senior divisione Lettori di Codici a Barre di Cognex, “il DataMan 8072 stabilisce un nuovo standard particolarmente elevato per la verifica di codici a barre”  “Siamo orgogliosi di poter proporre al mercato un’ampia gamma di soluzioni potenti ed affidabili per qualunque codice su etichetta o DPM, anche in ottemperanza a norme e requisiti per la qualità dei codici a barre in continua evoluzione”.

In aggiunta al verificatore DataMan 8072, Cognex affianca una linea completa per l’analisi di codici 1D e 2D di Webscan, acquisita da Cognex nel 2016.

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Ehealth, le patologie croniche oggi si curano con le app

01net - 18 maggio, 2018 - 07:07

In un’epoca in cui quasi tutti i beni e servizi di consumo, dai generi alimentari al babysitting, possono essere acquistati attraverso una transazione elettronica su un dispositivo mobile, sembra ragionevole pensare che sempre di più l’assistenza sanitaria possa essere gestita anche attraverso app.

I potenziali benefici della salute digitale sembrano particolarmente interessanti per la gestione di patologie croniche come il diabete e l’ipertensione. In questi casi, i fornitori prescrivono protocolli – compresi i farmaci, le restrizioni alimentari e l’esercizio fisico – il cui successo dipende dalla conformità del paziente e dalle scelte che avvengono quotidianamente al di fuori del sistema sanitario formale.

CDM, app per l’ehealth

Le applicazioni per la gestione delle malattie croniche (Chronic Disease Management, Cdm) hanno avuto un primo successo, ma non sono ancora all’altezza del loro potenziale. Questa carenza non è dovuta alle tecnologie; il problema sono gli incentivi e le istituzioni del sistema di erogazione in cui le tecnologie vengono introdotte. Per avere successo in queste circostanze, gli sviluppatori di applicazioni Cdm devono prima considerare chi saranno i clienti primari (cioè a pagamento) per le loro tecnologie. Essi devono poi sviluppare un approccio per garantire che la disponibilità di un cliente ad adottare le loro applicazioni si traduca in un uso sostenibile. Solo con un uso prolungato le applicazioni Cdm avranno la possibilità di migliorare i risultati dei pazienti e di ridurre i costi per il trattamento delle condizioni a cui si rivolgono.

Una sfida per le applicazioni sanitarie digitali è che sono difficili da vendere direttamente ai pazienti, il che rende questo gruppo una fonte improbabile di clienti paganti. Dato che gli individui non sono abituati a pagare per il trattamento delle malattie croniche al di là dei ticket standard per le visite mediche e i farmaci su prescrizione, i costi per l’acquisto dei singoli pazienti come clienti sono probabilmente molto elevati.

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OnePlus 6, smartphone tutto vetro da 6,3″ a 519 euro

01net - 17 maggio, 2018 - 14:24

La notizia è ufficiale: dal 22 maggio sarà in vendita il nuovo OnePlus 6, il primo smartphone OnePlus con design completamente in vetro. Ma a caratterizzare il nuovo nato non c’è solo il design, troviamo infatti un display AMOLED Full Optic 19:9 da 6,28 pollici (il più grande mai creato da OnePlus) e il processore Qualcomm Snapdragon 845, che, assicura l’azienda, in combinazione con il processore grafico Adreno 630, migliora le prestazioni del 30% rispetto al 5T e al tempo stesso è più efficiente del 10% dal punto di vista energetico. Per rendere più fluido il multitasking e limitare le latenze nel passaggio da un’app all’altra, in dotazione ci sono 6 o 8 GB di RAM LPDDR4X.

Da sottolineare che la struttura completamente in vetro di OnePlus 6 non ha solo una funzione estetica. Consente infatti una migliore trasmissione delle onde radio, offrendo velocità di download fino a 1 Gigabit. Per il rivestimento OnePlus ha utilizzato vetro Corning Gorilla Glass 5 sia nella parte anteriore sia in quella posteriore del dispositivo. Questo è stato modellato con una forma leggermente arrotondata per creare un design senza interruzioni tra i diversi elementi che lo compongono.

Per consentire agli utenti di sfruttare al meglio l’ampia superficie del display, OnePlus ha invece progettato la barra di navigazione in modo da poter essere sostituita dal controllo gestuale, liberando ancora più spazio di visualizzazione, per un look più pulito.

Doppia fotocamera, video slow motion

OnePlus 6 è dotato di un sistema a doppia fotocamera comprende una fotocamera principale da 16 MP e una fotocamera secondaria da 20 MP. Con un’apertura di f/1.7, la fotocamera principale può fare affidamento su un sensore più grande del 19% e sulla funzionalità OIS per ottimizzare le prestazioni in un’ampia gamma di condizioni di illuminazione. Inoltre, tramite Advanced HDR, l’algoritmo High Dynamic Range di OnePlus, il nuovo smartphone mette più in risalto le ombre e migliora l’illuminazione nelle foto.

La modalità ritratto sarà disponibile sia nella fotocamera anteriore di OnePlus 6 sia in quella posteriore. Utilizzando l’intelligenza artificiale, la fotocamera anteriore è in grado di applicare ai selfie un effetto di profondità di campo. Mentre i ritratti potranno essere personalizzati con effetti di sfocatura, come cerchi, cuori e stelle.

OnePlus 6 segna l’introduzione della modalità Slow Motion di OnePlus, che permette di acquisire video ad alta definizione fotogramma per fotogramma.

Il sistema operativo è OxygenOS, marchio di fabbrica OnePlus e volto a offrire un’esperienza Android più veloce, pulita e personalizzabile rispetto ad altri dispositivi simili.

Nella versione Silk White, il nuovo OnePlus ricorda molto da vicino l’iPhone X Autonomia di un giorno con mezz’ora di ricarica

La funzionalità di ricarica rapida di OnePlus 6 offre una delle soluzioni di ricarica più veloci sul mercato. Con una ricarica di mezz’ora, OnePlus 6 dispone di autonomia sufficiente per l’intera giornata.

OnePlus 6 sarà disponibile in tre varianti di colore Mirror Black, Midnight Black e Silk White (in edizione limitata). Per le varianti Mirror Black e Midnight Black, OnePlus ha incorporato un sottile strato di pellicola sotto il vetro per creare un senso di profondità quando luci e ombre colpiscono il dispositivo. Nella variante Midnight Black, sulla pellicola è incisa una particolare texture che produce una linea sottile a forma di S quando il telefono riflette la luce. La variante Silk White in edizione limitata utilizza invece polvere di madreperla per creare un raffinato effetto scintillante.

Come detto, OnePlus 6 sarà disponibile su oneplus.com il 22 maggio. Tre le versioni: da 64 GB (519 euro), 128 GB (569 euro) e 256 GB (619 euro). L’edizione limitata Silk White con 128 GB di spazio di archiviazione sarà disponibile per l’acquisto il 5 giugno a 569 euro.

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Witricity, l’elettricità distribuita senza usare file e prese

01net - 17 maggio, 2018 - 11:30

Witricity, contrazione di Wireless Electricity, è l’elettricità distribuita senza bisogno di conduttori, ovvero fili e prese di connessione.

Questa tecnologia, destinata a cambiare le abitudini di vita di tutti noi, entrerà a breve nelle abitazioni e negli uffici, consentendo di caricare cellulari, tablet e computer direttamente appoggiandoli sopra un banco, o di caricare l’auto (elettrica) in box o in piazzole, posizionandola sopra un’apposita piastra senza alcuna connessione fisica.
Queste e altre applicazioni anche nel campo medicale, nel settore industriale e in svariati altri ambiti sono già funzionanti in laboratorio e molte sono già disponibili nelle prime versioni reali e utilizzabili.

Dal sogno di Tesla alla scoperta del MIT fino alla realtà odierna e alle prospettive future. Sono questi i temi trattati dall’ingegnere Domenico Trisciuoglio nel libro “Witricity, un mondo senza fili”, dove l’autore descrive lo stato dell’arte delle applicazioni sperimentali, di quelle già realizzate e di tutti i principali sviluppi.

Chiunque legga questo libro rimarrà affascinato dalle prospettive che questa tecnologia offre all’umanità e compirà un salto in un futuro che a breve diverrà realtà.

Il libro è edito da Tecniche Nuove e costa 16,92 euro nel forato cartaceo e 11,90 in quello digitale.

Chi fosse interessato a saperne di più sull’argomento elettricità distribuita senza fili può incontrare direttamente l’autore all’evento Technology Hub. Più in dettaglio, Domenico Trisciuoglio presenta la nuova tecnologia della witricity in due gli appuntamenti che si terranno in fiera presso la Piazza IoT & Blockchian:
– venerdì 18 maggio, 15.00/16.00 
– sabato 19 maggio, 10.00/11.00

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GDPR, alle domande risponde un chatbot

01net - 17 maggio, 2018 - 10:23

Lo studio legale Norton Rose Fulbright ha creato Parker, un chatbot dotato di intelligenza artificiale che risponde a quesiti relativi al Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali (GDPR).

Parker è una chat virtuale fruibile gratuitamente via internet che aiuta le aziende a determinare se il nuovo GDPR si applica al loro business ed è pensato in modo particolare per le imprese che operano anche nelle giurisdizioni che non fanno parte dell’Unione Europea.

Clicca qui per provere Parker

Norton Rose Fulbright è uno studio legale organizzato a livello globale per settori industriali, con expertise focalizzata in diritto finanziario, dell’energia, delle infrastrutture e dei trasporti, della tecnologia e dell’innovazione, delle scienze biologiche e della sanità. Ha oltre 4.000 avvocati in più di 50 sedi in Europa, Stati Uniti, Canada, America Latina, Asia, Australia, Africa, Medio Oriente e nell’area Asia-Pacifico e fa un fatturato di circa 2 miliardi di dollari. In Italia è presente dal 2000 erogando servizi legali nei settori energia; assicurativo; diritto del lavoro; contenzioso di alto livello nel settore assicurativo; banca e finanza; risoluzione delle controversie e contenzioso; regolamentazione; societario e M&A; fallimentare e concorsuale. I settori strategici di competenza sono: trasporto marittimo; assicurazioni; infrastrutture; energia; agro-alimentrare; scienze biologiche e sanità.

Ideato da Nick Abrahams, Global head of technology and innovation di Norton Rose Fulbright e dall’Associate Edward Odendaal dell’ufficio di Sydney, Parker è già stato testato in Australia al momento dell’entrata in vigore del nuovo regime di notifica della protezione dei dati.

La nuova release per la GDPR è stata sviluppata da Kerri Crawford, Senior associate della sede di Johannesburg di Norton Rose Fulbright, in stretta collaborazione con il team europeo specializzato in materia di protezione dei dati.

Per Abrahams, “Parker è uno dei primi chatbot specializzati in protezione dei dati a livello globale basato sull’intelligenza artificiale. A sole 24 ore di distanza dal suo lancio in Australia, nel dicembre scorso, aveva già avuto oltre 1000 conversazioni, consentendo a i clienti di accedere ad informazioni legali in un modo nuovo, efficiente ed economico. Davanti alla più grande revisione della normativa europea sulla protezione dei dati degli ultimi 20 anni e in considerazione che molte imprese non appartenenti all’Ue possono comunque essere soggette al GDPR in base alle loro attività in Europa, abbiamo sviluppato una nuova release di Parker in grado di rispondere rapidamente e intuitivamente a domande standard in relazione alle nuove norme, consentendo così ai client i di intervenire laddove necessario. Crediamo che i chatbot legali abbiano vaste applicazioni per i nostri clienti, molti dei quali hanno espresso un forte interesse nell’esplorazione e nello sviluppo di queste tecnologie per aiutare a soddisfare le loro più pressanti esigenze di business”.

Il gruppo di avvocati specializzati nella protezione dei dati di Norton Rose Fulbright, dislocati in tutti gli uffici del network, rappresenta clienti di diversi settori che operano in diverse parti del mondo, ciascuno dei quali si trova di fronte a un insieme unico di problematiche connesse alla protezione dei dati.

Lo Studio fornisce consulenza ai clienti su complesse questioni nazionali e transnazionali associate a dati aziendali personali e sensibili, tra cui la relativa raccolta, utilizzo, conservazione, divulgazione e trasferimento.

Norton Rose Fulbright, infine, offre consulenza ai clienti sugli aspetti legati alla compliance e alla strategia aziendale in materia di riservatezza dei dati e gestione dei rischi per la sicurezza e in caso di violazione dei dati fornisce un servizio di risposta agli incidenti attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7

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Architetture serverless, tre punti di vista: Aws, Google e Microsoft

01net - 17 maggio, 2018 - 09:20

Progettato nativamente per architetture di microservizi, il serverless è adatto per gestire applicazioni web, backend o IoT. Amazon Web Services ha aperto il mercato del cloud serverless con Lambda alla fine del 2014. Da allora ha notevolmente arricchito la sua offerta applicando l’etichetta serverless a un gran numero di servizi e arrivando a offrire infrastrutture serverless al 100%.

Con Api Gateway, Aws ha offerto in primo luogo un servizio proxy Api gestito, che consente di creare, gestire e monitorare Api (che danno accesso a dati, applicazioni o servizi Aws come EC2). In termini di database, il fornitore ha iniziato a passare alla sua soluzione NoSQL, DynamoDB, in modalità serverless.

Lo scorso novembre ha allargato lo spettro ai database relazionali svelando Aurora Serveless, una versione senza server della sua soluzione compatibile MySQL e PostgreSQL. Parallelamente, ha lanciato Fargate. Progettato per Amazon Ecs (Elastic container service) e Eks (Elastic container service for Kubernetes), questo servizio offre l’esecuzione di container senza dover gestire server o cluster. Per avviare un’applicazione tramite Fargate, è sufficiente pacchettizzarla in un livello contenitore, specificarne i requisiti di Cpu e di memoria e definire la politica di rete e di identificazione. Infine, Amazon commercializza Greengrass, un servizio progettato per eseguire le funzioni Lambda il più vicino possibile agli oggetti collegati.

Per accelerare l’adozione serverless, Aws ha presentato un Serverless application repository (Sam) su GitHub lo scorso febbraio, attraverso il quale i suoi clienti possono condividere le loro applicazioni senza server. Aws ha inoltre ampliato il numero di lingue supportate dalla sua offerta Lambda. Dopo Java, Python, JavaScript, Node.js e C#, ora è il turno di Go e .Net Core 2.0 a essere supportati dall’ambiente. Inoltre, vi è una serie di strumenti di sviluppo. Ad esempio, Cloud9 fornisce un ambiente per il test e il debug delle funzioni Lambda. CodeDeploy permette, attraverso un sistema di alias, di confrontare le prestazioni delle diverse versioni di una funzione Lambda. E X-Ray gestisce il debug di applicazioni distribuite, basate su un’architettura micro-service.

Serverless, la risposta di Microsoft

In versione stabile dal novembre 2016, Azure Functions offre un approccio paragonabile a quello di Amazon Lambda, compreso il prezzo. Il servizio Microsoft FaaS permette di attivare funzioni relative a servizi Azure (Cosmos DB, Storage, Event Grid, Mobile Apps, Notification Hubs…) o di terze parti (webhook GitHub, messaggi Sms Twilio). Fornisce un’ampia gamma di modelli per l’implementazione di diversi scenari. HttpTrigger attiva, per esempio, l’esecuzione del codice in seguito a una richiesta Http. QueueTrigger risponde ai messaggi che arrivano nella coda di archiviazione di Azure mentre EventHubTrigger reagisce agli eventi inviati da Azure Event Hub da un sito web, un’applicazione o un oggetto connesso.

Azure Functions supporta C#, F# e JavaScript ma anche Python, Php, Bash, Batch e PowerShell. Microsoft ha annunciato nel mese di settembre il supporto per Net Core 2.0 e, il mese successivo, Java. Attraverso un plugin Maven, uno sviluppatore può codificare e debuggare le funzioni Azure localmente da ambienti di sviluppo Eclipse, IntelliJ o Visual Studio Code (Ide). Nell’ultima versione (15.6), rilasciata all’inizio di marzo, Visual Studio 2017 supporta anche Azure Functions.

La gestione dei diritti di accesso è supportata da Azure Active Directory o dal servizio di identificazione gestito da OAuth. Azure Application Insights fornisce l’analisi e la supervisione delle funzioni. Infine, Azure Stack offre la possibilità di un cloud hosting misto pubblico, privato o ibrido.

E quella di Google

Varato da Google in versione alfa nel febbraio 2016, Cloud Functions è andato un anno più tardi in versione beta dove è ancora come spesso è successo per i servizi di Mountain View. Sulla base del principio FaaS, l’offerta serverless di Google può attivare funzioni in risposta agli eventi registrati sul suo cloud (Google Cloud Platform), come l’importazione di file su Cloud Storage, un messaggio in arrivo, i dati inviati da un oggetto collegato a Cloud Pub/Sub, o una modifica apportata a un log in Stackdriver Logging.

Tramite una richiesta Http, le Funzioni cloud possono rispondere a eventi provenienti da sistemi di terze parti come GitHub, Slack o Stripe. Gli sviluppatori di applicazioni mobili possono anche utilizzare le funzioni Cloud direttamente da Firebase, la piattaforma mobile di Google Cloud Platform. Le Funzioni Cloud reagiscono in particolare agli eventi derivati dai dati di Firebase Analytics.

Le funzioni Cloud sono codificate in JavaScript. L’esecuzione di quest’ultimo è supportata da un ambiente Node.js standard. A partire dall’acquisizione di Apigee da parte di Google nel settembre 2016, Google Cloud Functions è dotato di un servizio simile all’Amazon Api Gateway per dichiarare le risorse Rest e le funzioni associate. Il gran numero di offerte di lavoro pubblicate intorno ad Apigee illustra l’interesse di Google per questa tecnologia. Infine, il gigante di Mountain View offre uno strumento (chiamato Cloud functions emulator) per testare le funzioni serverless a livello locale prima che vengano implementate.

 

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